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"Restituzione forzata" indennità assessoriali: l’ex sindaco di Avola Cannata non risulta indagato

«Siamo di fronte a un fatto già noto, già commentato e sul quale ho già fornito tutte le spiegazioni», afferma il deputato

24 Settembre 2025, 14:03

Cannata

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«Siamo di fronte a un fatto già noto, già commentato e sul quale ho già fornito tutte le spiegazioni». Luca Cannata, deputato alla Camera chiarisce la propria posizione nell'indagine relativa alla cosiddetta “restituzione forzata” delle indennità di assessori e consiglieri di Avola sotto forma di “contributi” al movimento politico avolese che fa capo all'ex sindaco.

Un'indagine scattata nel mese di febbraio dopo un'inchiesta de La Sicilia per la quale sono state sentite più di una ventina di persone. Prendiamo atto che la Procura di Siracusa, pur confermando l'esistenza di un'indagine su questo fronte, ha escluso che possa essere indagato Luca Cannata e le altre cinque persone. La Sicilia ha avuto modo, comunque, di consultare documenti da cui si evincerebbe tutt'altro insieme con la circostanza che gli interrogatori delle persone informate dei fatti si sarebbero completate alcuni mesi fa. Il corposo elenco degli interrogati dalla polizia giudiziaria non comprenderebbe, invece, chi ha sporto denuncia come nel caso dell'ex assessore del comune di Avola, Antonio Orlando, e l’ex presidente del consiglio comunale, Fabio Iacono, come confermato dall'avvocato Giovanni Giuca, che li assiste. Considerato che gli esposti sono stati presentati alla metà del mese di febbraio, il termine ultimo per completare le indagini è scaduto nel mese di agosto per cui è presumibile che, in assenza di richiesta di proroga e di altre attività d'indagine, il pubblico ministero possa determinarsi per una richiesta di archiviazione del caso.

Intanto, il parlamentare di Fdi rilancia: «Dietro questa vicenda ci sono ex assessori e avversari politici che non hanno mai accettato la mia crescita e il consenso costruito in modo sano e concreto sul territorio. Trasformare in reato le collette, e dunque il fatto che ognuno di noi abbia contribuito per fare politica, significa stravolgere la realtà: non c’è stata alcuna forzatura, ma la normale vita interna di un movimento che si è sempre finanziato con contributi liberi e volontari, come peraltro ammesso dagli stessi avversari sui giornali. Per colpire politicamente chi ha sempre messo la faccia – continua Cannata - e risorse proprie al servizio della comunità, si arriva a criminalizzare le normali collette di autosostentamento».