Notizie locali
Pubblicità

Cronaca

Mazzette eolico, Arata sollecitò Siri e il biometano entrò nel contratto Lega M5s

Di Redazione

C'è un passaggio clamoroso nelle intercettazioni relative al caso Paolo Arata Armando Siri. L’imprenditore Paolo Arata infatti grazie all’intervento di Armando Siri «chiese e ottenne che nel contratto di governo tra Lega e Cinque Stelle si parlasse di biometano, onde poter utilizzare tale argomento a proprio favore».

Pubblicità

È quanto emerge da una informativa della Dia depositata dalla Procura di Roma in vista di un incidente probatorio nell’inchiesta che vede l’ex sottosegretario alle Infrastrutture indagato per corruzione. Nella stessa informativa viene allegata la pagina del contratto di Governo Lega-M5S in cui si fa riferimento al biometano. E anche la nomina di Siri sarebbe stata pilotata dall’esterno: l’imprenditore Paolo Arata, si «prodigò» nel maggio del 2018 su richiesta di Armando Siri «affinchè quest’ultimo ottenesse un incarico di Governo». «Dopo che Arata aveva ottenuto l’opposizione pubblica (tramite Armando Siri) della Lega rispetto all’emanando decreto sulle Rinnovabili (il cosiddetto decreto Calenda) - si legge nell’informativa - e proprio mentre stava tentando di fare inserire un testo di apertura verso gli impianti di biometano, nel Contratto di Governo, contestualmente si prodigava, su richiesta di Siri, affinché quest’ultimo ottenesse un incarico di Governo».

Gli inquirenti scrivono che «una prima acquisizione in tal senso si otteneva il 17 maggio del 2018 grazie ad una conversazione tra Paolo Arata e il figlio Francesco, intercettata a bordo dell’auto. Nello specifico - prosegue l'informativa - Arata dice al figlio di avere 'sponsorizzatò tramite Gianni Letta, Siri a Silvio Berlusconi che lo aveva addirittura chiamato». Nella intercettazione l’imprenditore afferma: «Pensa un po’ che Armando - dice al figlio - l’ho fatto chiamare io da Berlusconi...cazzo non c'era riuscito...devo dire che Letta è sempre un amico...sono andato lì...gliel'ho detto..dico chiama...chiama Armando...perché Armando...dice...sai se non mi sostiene Berlusconi». L’informativa prosegue affermando che «a dire dell’Arata, Gianni Letta si sarebbe anche adoperato per “intervenire” su Giancarlo Giorgetti in favore del figlio Federico Arata».

«Un po’ i politici li conosciamo ma i politici sono come le banche, li devi usare! E ogni volta che li usi, paghi, basta! Non è che c'è l’amico politico, non c'è l'amicizia in politica» ha poi aggiunto Arata, indagato dalla Procura di Roma, in una intercettazione del settembre scorso (agli atti dell’inchiesta) parlando con un imprenditore. A proposito dell’intercettazione gli inquirenti scrivono che Arata «pur non facendo esplicito riferimento alla tangente ma recando riferimento a Siri, esternava l’eloquente considerazione».

Il dialogo è citato in una informativa della Dia depositata dai pm di Roma in vista di un incidente probatorio fissato per il prossimo 25 luglio.

«Ci mettiamo mano al 100% al decreto sulle rinnovabili, l’ho fatto bloccare» ha poi detto in un’altra intercettazione l’imprenditore Paolo Arata parlando con il figlio nel maggio del 2018. Il dialogo è citato in una informativa della Dia che la Procura di Roma ha depositato per chiedere al gip un incidente probatorio. Gli inquirenti scrivono che Arata «forte della provata disponibilità di Armando Siri, che gli aveva consentito di bloccare il cosiddetto “decreto Calenda” e fiducioso nel fatto che lo stesso senatore avrebbe a breve ricoperto un rilevante incarico di governo, diceva al figlio che grazie a Siri, appunto, avrebbero avuto la possibilità di far inserire nel prossimo decreto sulle rinnovabili norme di favore rispetto ai loro investimenti siciliani in quel settore come detto condivisi con il noto Vito Nicastri».

Nel corso del dialogo Arata aggiunge: «Dobbiamo lavorarci un po’ bene anche sul fotovoltaico... datemi qualche idea di cosa volete che venga messo dentro... ci facciamo mettere le cose che ci interessano a noi... facciamo mettere quello che vogliamo. Facciamo approvare subito nel giro di un mese e lo mandiamo via», conclude l’imprenditore.

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA