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Inchiesta Diciotti, pm Patronaggio destinatario di busta con minacce di morte

Cronaca

Il procuratore Patronaggio alla Commissione antimafia dell'Ars: «Nessun contatto tra le Ong e i traficanti di migranti»

Di Fabio Russello

Nessuna evidenza di rapporti tra le Ong e le organizzazioni di trafficanti e certezza che i porti libici sono tutto fuorché che porti sicuri. E’ quanto ha detto alla commissione antimafia dell’Ars il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio nel corso della sua audizione dopo le minacce che gli sono state recapitate di recente.

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Lui, il procuratore, ha scelto la via del riserbo: «In Commissione antimafia sono stati attenti e molto affettuosi riguardo alle minacce che mi sono arrivate di recente» ha detto il procuratore di Agrigento. Se si è parlato di ong? Sì, ma non dico altro».

Ma da indiscrezioni si è appreso che il procuratore abbia raccontato alla commissione presieduta da Claudio Fava come «molti migranti, quando vengono recuperati dalla Guardia costiera libica preferiscono ammazzarsi piuttosto che essere riportati in Libia». L'audizione si è svolta a porte chiuse e Patronaggio ha raccontato – come rivela l’AdnKronos - le storie drammatiche di alcune famiglie sbarcate in Italia.

Claudio Fava ha invece parlato pubblicamente: «I porti libici non offrono alcuna garanzia che deve essere offerta ai migranti che vanno tutelati» ha detto dopo l'audizione del Procuratore di Agrigento. «Il procuratore Patronaggio – ha aggiunto - ha ritenuto di smentire, alla luce delle inchieste che ci sono state fino adesso, responsabilità penali delle ong, cioè collegamenti organici tra criminalità organizzata libica e le navi che hanno offerto assistenza. Questo fuga ogni ombra e pregiudizio sul fatto che ci sia un accordo tra ong e organizzazioni libiche».

«Noi – ha detto Patronaggio in Commissione - ci siamo occupati della zona Sar libica e del comportamento di alcune ong solo per valutare il loro operato, quando si rifiutano di portare in Libia i migranti. Non c'e dubbio che la zona sar libica non è adeguatamente presidiata. Per noi c'è una rilevanza penale solo se c'è un accordo tra chi mette in mare i gommoni e le ong, altrimenti c'è il rischio che si presti a strumentalizzazioni. I porti della Libia non sono sicuri- ha aggiunto Patronaggio secondo quanto si è appreso - . Il porto sicuro non è solo quello dove si mette in salvo la vita umana ma anche quello che assicura i fondamentali diritti umani e della persona. Ma non è compito mio valutare le politiche migratorie e di contenimento del governo nazionale».

«Ci sono organizzazioni tunisine che usano dei grossi pescherecci che fanno da “nave madre” e che conducono le piccole imbarcazioni fino vicino alle coste italiane» ha detto il Procuratore Patronaggio durante l’audizione davanti alla Commissione antimafia all’Ars facendo anche riferimento agli sbarchi “fantasma” sulle coste agrigentine, dove i migranti dopo il loro arrivo spesso fanno perdere le loro tracce.

Sulle minacce al procuratore il presidente della Commissione Claudio Fava è stato chiarissimo: «Abbiamo la sensazione che le minacce al Procuratore di Agrigento Patronaggio arrivino dagli ambienti che vedono con una certa ostilità la sua azione anche a tutela dei principi costituzionali oltre che le norme di legge sul tema dell’immigrazione. Vogliamo capire con lui quanto questo abbia a che fare solo con il codice penale o non chiami in causa molte altre istituzioni civili. Ci sembra importante un ragionamento a 360 gradi».

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