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Cronaca

Giovanni Brusca resta in carcere dalla Cassazione no ai domiciliari

Di Redazione

Niente domiciliari per Giovanni Brusca, in carcere da 23 anni per la strage di Capaci e altri crimini efferati come aver sciolto nell’acido il figlio tredicenne del pentito Giuseppe Di Matteo. A decidere che il boss mafioso resti in carcere, a Rebibbia dove è recluso, è stata la prima sezione penale della Corte di Cassazione, dopo che la Procura nella sua requisitoria aveva chiesto di negare i domiciliari chiesti da Brusca.

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Anche Maria Falcone che da anni custodisce la memoria del fratello Giovanni, ucciso nel 1992 dal tritolo di Cosa Nostra insieme alla moglie e agli uomini della scorta, è contraria ad altri benefici per il killer stragista che da anni cerca di uscire dalla cella e scontare la pena in una località protetta dal Servizio centrale di protezione della polizia.

«Brusca terminerà di scontare la pena in carcere nel 2022 se la Cassazione non aprirà ai domiciliari, ma potrebbe tornare libero alla fine del 2021 perchè ha uno sconto di 270 giorni come previsto dal regolamento carcerario», aveva spiegato l'avvocatessa Antonella Cassandro che ha firmato il ricorso all’Alta corte. «Nel parere negativo ai domiciliari, il Pg della Cassazione - ha reso noto Cassandro - ha condiviso il Tribunale di sorveglianza che ritiene che Brusca non si è ravveduto a sufficienza». Invece Brusca, ritiene Cassandro, «non rifarebbe quello che ha fatto» e «ha dimostrato ravvedimento, come sostengono il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, la direzione del carcere di Rebibbia, le autorità di pubblica sicurezza di Palermo». Per il legale comunque è «umanamente comprensibile» la posizione di contrarietà al beneficio espressa dai familiari delle vittime di Brusca.

«Fermo restando l’assoluto rispetto per le decisioni che prenderà la Cassazione, ricordo che i magistrati si sono già pronunciati negativamente due volte sui domiciliari», aveva sottolineato Maria Falcone. «Il Tribunale di sorveglianza - rileva la sorella del magistrato - ha scritto che non si ravvisa in Brusca 'un mutamento profondo e sensibile tale da indurre un diverso modo di sentire e agire in armonia con i principi accolti dal consorzio civilè».

Brusca, per effetto delle norme sulla collaborazione, «oltre ad evitare l’ergastolo per le decine di omicidi commessi, ha usufruito di 80 permessi: la sua spietatezza e il controverso percorso nel collaborare - conclude Maria Falcone - lo rendono un personaggio ancora ambiguo e non meritevole di ulteriori benefici».

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