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Cronaca

Pentiti, il ripensamento di Assinnata jr e la richiesta del massimo della pena

Di Mary Sottile

PATERNO' - Ha ritrattato su ogni cosa che ha raccontato in questo anno di collaborazione con le forze dell’ordine e la Magistratura. Domenico Assinnata junior ha fatto un clamoroso passo indietro, annunciando in videoconferenza, nel corso dell’udienza in Tribunale a Catania, nel procedimento penale per l’omicidio di Turi Leanza, che lui in questo anno di dichiarazioni rese agli investigatori, ha mentito. Sarà vero o falso che le sue dichiarazioni sono pura fantasia si vedrà, intanto la sua decisione non potrà far altro che riscrivere un futuro ancora incerto. Intanto, per lui, è arrivata la prima doccia fredda; la sua decisione di smettere di collaborare con la giustizia ha avuto un primo immediato effetto.

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Nel procedimento con rito abbreviato in corso a Catania, scaturito dall’operazione “Assalto”, dove Domenico Assinnata junior figura come imputato, i Pubblici ministeri Andrea Bonomo e Valentina Sincero, nel corso dell’udienza di ieri, appresa della sua ritrattazione, hanno riformulato la richiesta di condanna, chiedendo il massimo della pena possibile: 20 anni di reclusione.

Nove, compreso Assinnata junior, gli imputati per “Assalto”, operazione antimafia condotta a Paternò nell’agosto dello scorso anno, dai carabinieri del nucleo operativo della locale Compagnia. L’azione investigativa ha permesso di dare un duro colpo allo spaccio di sostanze stupefacenti, arrestando i presunti pusher, tutte nuove leve che farebbero capo proprio a Domenico Assinnata junior. Almeno questa l’ipotesi investigativa che potrà trovare conferma solo dopo la sentenza, in questa fase ancora in primo grado, attesa a breve. Subito dopo l’arresto con “Assalto”, la decisione di Domenico Assinnata jr di collaborare con la giustizia. Da qui il suo trasferimento in una località segreta (l’uomo in quel momento si trovava in carcere a Siracusa per altri reati) e con lui l’intera famiglia. Poco dopo la sua decisione Domenico Assinnata è stato, però, lasciato solo. La moglie, figlia e sorella rispettivamente di Erminio e Gaetano Laudani, arrestati sempre con “Assalto” ha annunciato pubblicamente di aver chiesto il divorzio. Ora il suo dietrofront, con l’uomo che ha tentato di giustificarsi affermando che quando aveva annunciato di voler collaborare con la giustizia non era lucido, perché tossicodipendente, oltre a prendere psicofarmaci.

Domenico Assinnata junior è figlio del boss Turi Assinnata, legato al clan Santapaola di Catania. Per lui, dunque, il rischio concreto di ricevere con “Assalto” il massimo della pena possibile, i PM, precedentemente, visto il suo stato di collaboratore, avevano richiesto una condanna a 6 e 8 mesi di reclusione, come detto, ora passata a 20 anni. Il 12 novembre nuova udienza con l’arringa dell’avvocato di Assinnata junior, Turi Milicia; il difensore aveva fatto richiesta per poter far sottoporre il suo assistito a perizia psichiatrica, ma gli è stata rigettata. Intanto, sempre per il 12 novembre, è attesa la sentenza di “Assalto”.

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