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Cronaca

Catania, «io licenziato dall'Acoset perché sono un sindacalista scomodo»

Di Giuseppe Bonaccorsi

CATANIA - Vessato sul lavoro perché sindacalista. Oggi, dopo due anni di vicissitudini giudiziarie e alla luce di una richiesta di archiviazione del Pm per l’accusa di assenteismo l’ex sindacalista all’Acoset della Uil-Cem e successivamente della Cisal Fedenergie, Pietro Scalia si sfoga e tira un sospiro... «Finalmente – sbotta - la mia posizione è stata chiarita». Con accanto i suoi legali, gli avv. Graziella Pappalardo e Cristian Petrina, racconta la sua vicenda cominciata quando ancora alla presidenza c’era Pippo Giuffrida: «Le mie vicissitudini cominciano nel 2010 – spiega - quando come sindacalista presento alcune denunce nei confronti dell’amministrazione dell’Acoset per una seria di abusi e omissioni sul lavoro nell’ambito della mia attività sindacale».

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Lei cosa aveva denunciato?

«Omissioni sulla sicurezza sul lavoro e, in particolare, per gli impianti di depurazione una serie di anomalie per le quali a seguito delle indagini scaturite vennero emessi alcuni capi di imputazione nei confronti dell’amministrazione Acoset per il presunto inquinamento delle acque del Simeto oltre a una serie di omissioni per il mal funzionamento dell’impianto di depurazione di S. Maria di Licodia e Adrano. Quindi, già allora iniziò uno scontro tra il mio sindacato e l’amministrazione che è poi proseguito quando Giuffrida è andato via e alla presidenza è arrivato il prof. Fabio Fatuzzo. Anche con la nuova presidenza iniziò una forte contrapposizione. Ma il punto nodale della vicenda – prosegue il sindacalista - arriva nel 2012 quando il prof. Fatuzzo viene condannato per il noto processo cenere con interdizione nei pubblici uffici. A questo punto Fatuzzo si dimette come presidente, ma viene nominato direttore generale. Siccome ritenevo che ci fosse un conflitto con la normativa anti corruzione segnalai all’azienda l’inconferibilità del prof. Fatuzzo per quel genere di incarico e per questo venni sottoposto a un procedimento disciplinare».

Con quale motivazione?

«Per abuso e danno all’immagine aziendale, procedimento poi abbandonato però dall’azienda». Da quel momento, sostiene ancora Scalia, «sono cominciate una serie di azioni vessatorie e persecutorie nei miei confronti, con una serie di procedimenti disciplinari. Addirittura uno per aver arrecato danno all’azienda per 47 centesimi in qualità di responsabile dell’autoparco aziendale. Ma il peggio doveva ancora arrivare. A cavallo del 2015-2016, dopo altre azioni del mio sindacato e altre azioni disciplinari l’epilogo della mia vicenda arriva l’anno seguente con il mio licenziamento per un presunto episodio di assenteismo e per esattezza una illegittima fruizione di permessi. Io ovviamente mi difendo, ma nonostante ciò l’azienda non tiene conto delle mie motivazioni e mi licenzia. Siamo nell’ottobre 2017».

Scalia, col supporto dei legali Petrina e Pappalardo aggiunge anche che l’azienda lo denunciò penalmente per assenteismo e nel procedimento penale i suoi legali hanno contestato l’accusa dell’azienda sostenendo che era anomala perché si reggeva di fatto su indagini sul loro assistito effettuate attraverso una agenzia di investigatori privati anziché rivolgersi alla pubblica autorità.

«Attraverso una indagine difensiva – continua Scalia - i miei legali hanno dimostrato che le prove raccolte sul mio conto erano lacunose...».

A questo punto per Scalia il Pm ha chiesto l’archiviazione e adesso sarà il Gip a decidere, mentre al Tribunale del Lavoro i legali hanno ribadito l’infondatezza del licenziamento «attraverso una ampia e corposa documentazione». «Davanti a tutte queste vicissitudini – spiega Scalia – ritengo di essere stato licenziato perché ritenuto un sindacalista scomodo perché non avallavo le scelte aziendali e nei miei confronti è stata effettuata una azione discriminatorie e persecutoria. Insomma io dovevo essere licenziato!».

Alla fine cosa le resta di tutta questa lunga vicenda?

«Provo solo una grande amarezza perché come lavoratore non mi sono mai tirato indietro...».

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