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il bilancio del prefetto

«Senza liti si sarebbe potuto fare di più per la Agrigento Capitale italiana della Cultura»

Illustrati i principali risultati dell’azione svolta dalla Prefettura su ordine pubblico, prevenzione e coesione sociale

01 Gennaio 2026, 12:02

 «Senza liti si sarebbe potuto fare di più per la Agrigento Capitale italiana della Cultura»

Salvatore Caccamo, prefetto di Agrigento

«Su Capitale della cultura si poteva fare di più, però questo qualcosa di più lo si poteva ottenere laddove non ci fosse stata litigiosità. Dove c’è conflittualità di più non si può fare». Più chiaro di così il prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, non poteva essere, incluso il gesto di allargare le braccia. Lo ha fatto nella conferenza stampa di fine anno, nel corso della quale sono stati illustrati i principali risultati dell’azione svolta dalla Prefettura nel 2025 sul fronte dell’ordine pubblico, della prevenzione e della coesione sociale.

L’anno della cultura. Dopo Natale la presidente della Fondazione ha dichiarato che i 44 progetti sono stati tutti interamente realizzati. «Sappiamo tutti e fin troppo bene le gravi difficoltà che ha incontrato il percorso Agrigento 2025 – ha aggiunto il responsabile provinciale del Governo –. Appena mi sono insediato venne in Prefettura il presidente della Regione Schifani, io rappresentai la problematica principale: le infrastrutture. Se i turisti non sanno come arrivare ad Agrigento è chiaro ed è evidente che già non parte bene l’anno della cultura. Comunque, tra Capitale della cultura e le tante altre attività, è stato un anno impegnativo ma ritengo positivo. Questo ci dà ancora di più quello stimolo ad affrontare il 2026 con maggiore rigore e rinnovata energia. Il cittadino è la nostra priorità».

Le carenze infrastrutturali. Tra i tanti temi trattati non poteva mancare un cenno alla rete stradale: «Abbiamo fatto diversi incontri, soprattutto con Anas, per cantieri che sono stati avviati da tempo e ancora non vedono la chiusura – dice il prefetto –. Non ultimo il viadotto Re, a Porto Empedocle. Ho voluto dare un segnale chiaro convocando anche i responsabili regionali di Anas con i quali ho dialogato al fine di dare una maggiore accelerazione ai lavori. La ditta incaricata ha subito forme di intimidazione, ma questo ha fatto sì che nel tavolo prefettizio non si arretrasse assolutamente. Ma ho aperto un dialogo anche con la direzione generale di Anas per il viadotto Milena, lungo la Statale 189 Agrigento-Palermo, che tanti disagi sta procurando. Ho avuto rassicurazioni della ripresa dei lavori nel 2026».

La nuova stagione dei beni confiscati alla mafia. Torna, o meglio rinasce, il Consorzio sviluppo e legalità che è l’organismo che cura la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. «Si tratta di un importante successo nel contrasto alla criminalità organizzata – sottolinea il prefetto Caccamo –. Sono stati assegnati a diversi comuni della provincia ulteriori beni. Agrigento è uno di quei comuni che ha ottenuto un buon numero di beni, segnatamente sul territorio di Villaggio Mosè. Immobili che a sua volta potranno essere destinati per finalità sociali ad associazioni del territorio, voglio annoverare quella per i soggetti autistici e quella che tutela i diritti dei sordomuti. Altri comuni sono beneficiari dei beni come Favara, Naro, Cammarata, Casteltermini».

I successi contro la criminalità organizzata. Il prefetto ha ricordato l’operazione dei carabinieri che ha smantellato le famiglie mafiose di Porto Empedocle e Villaseta: «Un’indagine che ha portato importanti attività investigative sul territorio. Mi riferisco in modo particolare ad alcune aziende individuate come attività economiche in certo qual modo condizionate dai clan mafiosi – puntualizza –. Sotto questo profilo la Prefettura ha svolto un’importante attività di prevenzione del tipo amministrativo. Si sono svolte numerose riunioni proprio per approfondire la posizione di queste società in ordine alle quali abbiamo raccolto elementi probanti del condizionamento mafioso».

Gli amministratori nel mirino. Uno dei temi trattati è stato quello sui tanti amministratori minacciati, non ultimo proprio ieri al sindaco di Calamonaci, Pino Spinelli, è stata recapitata una lettera con minacce di morte: «I sindaci nelle difficoltà operative e gestionali incontrano anche la criminalità – spiega il responsabile della Prefettura –. Qualche sindaco è stato destinatario di minacce e azioni intimidatorie che hanno messo in evidenza come l’operato di taluni di loro sia stato proprio diretto ad un’azione efficace nei rispettivi territori. Il rapporto con i sindaci è stato diretto, io stesso mi sono recato nei vari Comuni. La scorsa settimana si è voluto porre l’attenzione sul versante Menfi e Santa Margherita di Belìce, con una partecipazione diretta dei sindaci per trarre elementi utili per poter sostenere le loro azioni».

La crisi idrica. L’anno che volge al termine sarà ricordato anche e soprattutto per l’emergenza idrica: «Abbiamo assistito a turni di erogazione idrica assai prolungati. La Prefettura ha coordinato le azioni con la società di gestione e gli enti locali per ridurre i disagi ai cittadini, il tutto a seguito delle carenze infrastrutturali – ricorda il prefetto Caccamo –. Sul comparto agricolo, proprio recentemente nei comprensori di Sciacca e di Ribera abbiamo interloquito con il Consorzio di bonifica e con l’autorità di bacino al fine di consentire l’introduzione di idropompe che potessero sopperire alle perdite idriche dei corsi d’acqua e quindi garantire il riempimento degli invasi artificiali che sono di grande utilità per le aziende».