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«La nostra presenza allo Zen dà fastidio». Il sindaco Lagalla e le ombre del quartiere
Secondo il primo cittadino, l'escalation di violenza nel quartiere è causa anche dell'impegno dell'amministrazione nella zona «come non succedeva da anni»
L’impegno strutturale dell’amministrazione comunale per lo Zen non si ferma davanti alle difficoltà né agli ultimi gravi episodi di violenza che hanno riportato il quartiere al centro della cronaca. È questo il messaggio che il sindaco di Palermo Roberto Lagalla affida a una presa di posizione netta, rivendicando investimenti, opere e una presenza pubblica che, secondo il primo cittadino, non si vedeva da anni.
«Allo Zen l’amministrazione comunale sta investendo e lavorando concretamente come non accadeva da molti anni», afferma Lagalla, ricordando come il Consiglio comunale abbia sbloccato, con una variante approvata nel 2025, interventi per 4 milioni di euro per la realizzazione della nuova Piazza dello Zen, un’opera attesa da tempo.
Accanto a questo, l’amministrazione ha rimesso in moto fondi Gescal rimasti inutilizzati per quasi vent’anni, consentendo l’avvio dei lavori al Baglio Mercadante, per un valore complessivo di 10 milioni di euro, destinato a diventare anche uno spazio sociale e aggregativo per il quartiere.
«Con gli stessi fondi stiamo intervenendo su strade e marciapiedi e lavoriamo per potenziare i collegamenti Amat tra lo Zen e il resto della città, perché i servizi sono una parte fondamentale della dignità urbana», sottolinea il sindaco, ricordando anche l’azione portata avanti sul fronte della legalità e della giustizia sociale, in particolare sulle occupazioni abusive delle abitazioni.
Un impegno che si è rafforzato ulteriormente il 30 dicembre, con l’approvazione del progetto del tram che collegherà lo Zen con la stazione centrale e il porto, infrastruttura strategica per rompere l’isolamento storico del quartiere.
Parallelamente, negli ultimi mesi non sono mancati segnali di vitalità sociale e culturale: dal lavoro quotidiano del terzo settore, alle iniziative promosse da associazioni e realtà educative, fino agli eventi organizzati anche grazie all’impegno di Antonello Cracolici e della Fondazione Federico II, come il concerto che ha riportato musica e partecipazione nello Zen, nel segno della presenza delle istituzioni e della cultura.
Eppure, a questo ritorno concreto dello Stato e della società civile, il quartiere ha risposto anche con una nuova escalation di violenza.
La notte di Capodanno è stata segnata da esplosioni e colpi d’arma da fuoco, con una donna di 34 anni ferita in casa da un proiettile entrato da una finestra. Nelle stesse ore, un autista Amat è stato minacciato con una pistola mentre era alla guida di un autobus della linea 619. Nei giorni successivi, altri colpi hanno preso di mira la chiesa di San Filippo Neri, già più volte bersaglio di intimidazioni.
«Di fronte a questo ritorno concreto delle istituzioni, viene da chiedersi se a qualcuno dia fastidio una presenza pubblica forte e costante nel quartiere», osserva Lagalla. «Noi andremo avanti senza arretrare, perché lo Zen merita attenzione, diritti e futuro».