l'escalation
«Violenza come arma per fermare il riscatto sociale». L'arcivescovo Lorefice invoca un'azione sinergica
Dopo l'intimidazione alla parrocchia San Filippo Neri, nuovo appello dell'arcivescovo che chiede sicurezza, politiche urbane e progetti educativi per la rinascita del quartiere
«Se è vero che colpire una chiesa è un gesto esecrabile perché ferisce un’intera comunità, oltre ad evidenziare un disagio verso il quale l’impegno della chiesa, delle istituzioni e delle realtà che operano per il bene comune non può conoscere cedimenti, di fronte a questo nuovo indegno attacco, che colpisce e danneggia addirittura l’aula nella quale si celebra la liturgia, alziamo la voce con forza nei confronti di chi crede di intimidire e di far indietreggiare l’annuncio coraggioso del Vangelo e l’impegno di riscatto sociale e culturale del quartiere».
È il secondo appello in pochi giorni, quello dell’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, sulla nuova intimidazione, a distanza di pochi giorni, alla parrocchia San Filippo Neri del quartiere Zen.
Parole forti, quelle dell’arcivescovo, che fanno capire tutta la gravità della situazione. «Ostentare queste forme di violenza e di aggressione è segno di debolezza, oltre che di grettezza e di sottosviluppo umano. Chi usa violenza - aggiunge - non è un uomo, è un bruto, un mostro. Rinnoviamo il nostro appello a tutti coloro che ne hanno il ruolo di continuare a mettere in campo un’azione sinergica che preveda, oltre ad una costante e decisa attività di controllo del territorio, una lungimirante politica urbanistica su questi quartieri della città, unitamente a una rinnovata progettualità educativa e di cura delle persone, affinché i semi di speranza piantati recentemente nel cuore di questo quartiere, periferia geografica ma non umana di Palermo, possano portare frutti abbondanti di rigenerazione. La Chiesa palermitana continuerà a dare con creativo coraggio il suo apporto».