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Il caso

Catania, le botte al bimbo finiscono sui social ma il patrigno-padrone torna in libertà: «Undicenne problematico e ingestibile»

Per il gip di Catania non c'erano i presupposti per l'emissione del fermo. La procura pronta a impugnare il rigetto davanti al Riesame

Laura Distefano

05 Gennaio 2026, 12:54

06 Gennaio 2026, 06:32

Bimbo picchiato a Catania, Meter: “Fermare la diffusione del video”

Ritorna in libertà il 59enne di Catania che ha picchiato con un cucchiaio di legno il bimbo di undici anniAggressione che è stata ripresa da un cellulare dalla sorellina della vittima e poi è diventata virale sui social. Il gip di Catania Luigi Barone non ha convalidato il fermo del patrigno eseguito dalla squadra mobile e non ha ritenuto vi fossero i presupposti per emettere una misura cautelare

 

Il giudice, quindi, al termine dell'udienza di convalida ha disposto l'immediata scarcerazione dell'indagato.  Alla base delle motivazioni che hanno portato il gip a questa decisione ci sarebbe il fatto che l'accusa di maltrattamento aggravato non sarebbe supportata da indizi che ne certifichino la gravità anche perché, al momento, l'unica contestazione è quella contenuta nel video. E inoltre per il gip Barone non vi sarebbe nemmeno il pericolo di fuga considerando che l'uomo si è presentato spontaneamente da solo alla polizia. Il solo video, secondo il giudice, non è sufficiente a delineare una serie di condotte ripetute nel tempo.

Il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e il pm Alberto Santisi sono già pronti a impugnare il provvedimento di rigetto della richiesta di emissione di una misura cautelare in carcere davanti al Tribunale del Riesame. Il bimbo, pestato per oltre due minuti e mezzo, ha raccontato agli investigatori di un altro episodio avvenuto qualche tempo fa. La vittima ha spiegato di avere ricevuto una stessa "punizione" dal patrigno (l'uomo ha riconosciuto il bambino e le altre tre figlie dell'ex compagna), addirittura più violenta, quando aveva sette anni per essere salito in piedi sul banco della scuola e di avere ricevuto qualche piccolo schiaffo in altre occasioni dicendogli che fino a quando non sarebbe diventato maggiorenne sarebbe stato lui il suo "comandante" e che doveva ubbidirgli.

L'uomo, difeso dall'avvocato Adele Giunta, ha risposto alle domande del gip fornendo una sua versione dei fatti avvenuti lo scorso 15 dicembre.

Durante l'udienza di convalida ha raccontato che avrebbe agito soltanto nell'interesse del figlio undicenne, che sarebbe un ragazzino molto problematico e ingestibile per i due genitori.

A sostegno della propria decisione, il gip cita anche la testimonianza della madre dell'undicenne che ha spiegato di aver visto l'ex convivente picchiare violentemente il figlio, ma di non essere intervenuta perché l'undicenne sarebbe ingestibile, non ascolterebbe, direbbe bugie, le avrebbe rubato dei soldi e l'unica persona di cui avrebbe veramente timore è il patrigno.

La donna avrebbe detto all'ex compagno che era inutile picchiare il ragazzino perché tanto lui avrebbe continuato a tenere le stesse condotte.

Sarebbe stata lei il giorno dell'aggressione a chiamare l'ex per intervenire sul figlio che le aveva ancora una volta mentito sui suoi spostamenti. Quando il 59enne è arrivato a casa ha picchiato il bimbo, come si vede dal video che è stato postato successivamente dallo stesso ragazzino come storia sul profilo Facebook del nonno.