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Il monitoraggio

Bullismo, allarme in Sicilia: vittima uno studente su 4 e le famiglie sono assenti

Cresce la versione cyber. Nel mirino chi è visto come “diverso” (per etnia, sessualità o disabilità). Promosse le scuole

Maria Concetta Goldini

05 Gennaio 2026, 15:37

Bullismo, allarme in Sicilia: vittima uno studente su 4 e le famiglie sono assenti

Il nuovo monitoraggio regionale sul bullismo e il cyberbullismo, realizzato nell’ambito della piattaforma “Elisa” per l’anno scolastico 2024/2025, offre uno spaccato articolato della situazione nelle scuole italiane nel complesso e poi in quelle regionali. L’indagine, promossa dal ministero dell’Istruzione e del Merito in collaborazione con l’Università di Firenze, rappresenta ormai un punto di riferimento nazionale per comprendere l’evoluzione dei fenomeni di prepotenza tra pari e per valutare l’efficacia delle strategie di prevenzione adottate dagli istituti. La quarta edizione del monitoraggio conferma la centralità di un lavoro sistematico e continuativo: non solo per misurare la diffusione del bullismo, ma anche per cogliere le percezioni di studenti e docenti, individuare le aree di fragilità e valorizzare le buone pratiche già in atto.

Il monitoraggio 2024/2025 restituisce un’immagine complessa del bullismo in Sicilia: un fenomeno ancora diffuso, soprattutto nelle forme tradizionali e in parte sommerso. Ma anche una scuola che si percepisce - e viene percepita - come sempre più attenta, dotata di strumenti e risorse, impegnata in percorsi di prevenzione e sensibilizzazione. Le criticità emerse non rappresentano un fallimento, bensì un’indicazione chiara della direzione da seguire: rafforzare la comunicazione interna, rendere più visibili le figure e i protocolli dedicati, ampliare i canali di segnalazione e continuare a investire nella formazione di docenti e studenti.

I dati raccolti tra gli studenti siciliani mostrano che il bullismo rimane un fenomeno significativo: il 26% dichiara di aver subito almeno un episodio di prepotenza nei mesi precedenti alla rilevazione, mentre il 18% ammette di aver agito comportamenti di bullismo. Le percentuali si riducono nel contesto digitale, ma restano comunque rilevanti: il 9% riferisce episodi di cyberbullismo subiti e il 7% di averli agiti. Colpisce anche la presenza di prepotenze legate a caratteristiche personali: il 7% degli studenti segnala episodi connessi al background etnico, un altro 7% all’orientamento sessuale reale o presunto, e il 6% alla disabilità. Sono dati che confermano come il bullismo non sia solo un conflitto tra pari, ma spesso un fenomeno che si intreccia con discriminazioni e vulnerabilità sociali.

Una delle criticità più evidenti riguarda la discrepanza tra quanto dichiarato dagli studenti e quanto percepito dagli insegnanti. Nelle scuole secondarie di secondo grado, ad esempio, i docenti riportano percentuali di vittimizzazione e di comportamenti aggressivi significativamente più basse rispetto a quelle indicate dagli studenti. Questo divario, già emerso nelle precedenti edizioni del monitoraggio, suggerisce che una parte degli episodi - probabilmente quelli più episodici o meno gravi - non raggiunga l’attenzione degli adulti. Una “zona grigia” che rischia di lasciare soli i ragazzi coinvolti e di sottostimare la reale portata del fenomeno.

La stessa distanza emerge anche rispetto alle risposte degli insegnanti agli episodi di bullismo: mentre i docenti dichiarano di intervenire quasi sempre con mediazione, discussioni di gruppo, supporto individuale e metodi disciplinari, gli studenti percepiscono tali interventi come meno frequenti. Una differenza che potrebbe dipendere sia dalla mancata segnalazione di alcuni episodi, sia da una comunicazione non sempre efficace tra adulti e ragazzi.

Nonostante le criticità, il monitoraggio restituisce anche un quadro incoraggiante. Il 84% degli studenti considera la propria scuola un ambiente attento e sensibile ai temi del bullismo e del cyberbullismo e il 80% la percepisce come un luogo sicuro. La maggioranza ritiene inoltre abbastanza chiare le regole e le conseguenze previste per chi mette in atto comportamenti aggressivi, anche se una quota non trascurabile di studenti continua a dichiarare incertezza su questo punto.

Un dato particolarmente significativo riguarda i sistemi di segnalazione anonima: solo il 26% degli studenti afferma che nella propria scuola esista un metodo strutturato per denunciare episodi di bullismo, ma tra chi non lo conosce o non lo ha a disposizione, l’81% vorrebbe che fosse introdotto. Un segnale forte della necessità di strumenti che permettano ai ragazzi di chiedere aiuto senza timore di esporsi.

Dal lato delle istituzioni scolastiche, il report evidenzia un impegno crescente: la figura del docente referente per il bullismo e il cyberbullismo è presente nel 84% delle scuole primarie e secondarie di secondo grado e nel 91% delle secondarie di primo grado. Tuttavia, solo il 25% degli studenti dichiara di conoscere questa figura, e una parte significativa - sia tra gli studenti sia tra i docenti - non sa rispondere alla domanda. Questo dato mette in luce un nodo cruciale: la presenza formale di strumenti e procedure non basta, se non è accompagnata da una comunicazione chiara e capillare all’intera comunità scolastica.

Anche il protocollo di gestione dei casi, previsto dalle linee di orientamento 2021, risulta ancora in fase di implementazione in molte scuole. Eppure si tratta di uno strumento essenziale per garantire risposte tempestive e coerenti agli episodi di bullismo.

Sul fronte della prevenzione, il monitoraggio registra un buon livello di attività: il 73% degli studenti riferisce di aver partecipato ad almeno un incontro di sensibilizzazione sul tema, mentre il coinvolgimento delle famiglie appare più limitato (24%). Questi dati confermano che la scuola sta investendo nella formazione e nella consapevolezza, ma suggeriscono anche la necessità di ampliare il raggio d’azione, coinvolgendo maggiormente i genitori e rafforzando la continuità degli interventi.