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L'indagine

Stragi, scontro tra toghe spunta un foglio del 1992. Parola ora alla Cassazione

Borsellino sapeva dell’indagine avviata dopo le confidenze di Lo Cicero, disposti nuovi accertamenti

Laura Distefano, Laura Mendola

06 Gennaio 2026, 10:00

Stragi, scontro tra toghe spunta un foglio del 1992. Parola ora alla Cassazione

Lo scontro negli uffici giudiziari di via Libertà a Caltanissetta è servito. Da una parte c'è il gip Graziella Luparello che ha disposto nuove indagini per i mandanti esterni nelle stragi di Capaci e via D'Amelio, dall'altro l'ufficio di procura che per ben due volte si è visto rigettare in due anni la richiesta di archiviazione con la disposizione di nuove indagini. Questa volta i magistrati al quarto piano, guidati dal procuratore Salvatore De Luca, non ci stanno e si sono rivolti direttamente alla Cassazione contro «l'abnormità del provvedimento» del giudice che con l'ordinanza dello scorso 19 dicembre (che è stata secretata) ha posto l'accento su nuovi fronti che la procura deve vagliare. Una storia, questa sui mandanti delle stragi, che diventa una ferita all'interno delle toghe nissene in un periodo storico durante il quale l'ufficio gip rischia di rimanere con pochi magistrati alla luce dei trasferimenti che di qui a breve delibererà il Csm.

Il fascicolo sui mandanti esterni alle stragi porta la data del 2017 e per anni la procura ha cercato di rileggere vecchi documenti, ormai sbiaditi dal tempo, che dopo anni sono stati digitalizzati.

Ma in quelle carpette impolverate mancava un atto. Che è ricomparso qualche mese fa. La paginetta riesumata è relativa a un incontro del 15 giugno del 1992 in cui l'allora procuratore di Palermo, Pietro Giammanco, con gli aggiunti Vittorio Aliquò e Paolo Borsellino e i pm Vittorio Teresi e Pietro Vaccara (della procura di Caltanissetta) stabilivano che le intercettazioni del fascicolo 3471 le avrebbero svolte a Palermo e nello stesso tempo avrebbero informato i colleghi nisseni sulle novità relative alla strage di Capaci alla luce «delle intercettazioni telefoniche ed ambientali nel corso delle quali si accenna al suddetto omicidio». Quell'indagine era nata dalle dichiarazioni dell'allora confidente Alberto Lo Cicero, cioè l'autista del boss Mario Tullio Troia. Lo Cicero, morto nel 2007, è stato per un lungo periodo intercettato. Poco prima di morire ha raccontato della presenza di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia Nazionale, sul luogo della strage di Capaci. Le rivelazioni le ha affidate al pm Gianfranco Donadio.

Già nel 2022 la giudice Luparello aveva chiesto alla procura di Caltanissetta di disporre ulteriori indagini sui mandanti delle stragi, chiedendo di approfondire l'«interazione tra associazioni mafiose, destra eversiva, servizi segreti e massoneria». Al quarto piano del palazzo di giustizia hanno preso quell'ordinanza e l'hanno valutata in ogni suo aspetto. Dal ruolo di Stefano Delle Chiaie (la cui posizione è stata archiviata il 23 aprile del 2024 dal gip Santi Bologna) a quello di Paolo Bellini, ormai ergastolano per la strage di Bologna del 2 agosto 1980. Ma si sono intrecciati anche i documenti provenienti dal pm Stefano Luciani (in servizio a Roma e prossimo al trasferimento a Trapani) sul suicidio di Nino Gioè, l'uomo di Cosa nostra morto suicida a Rebibbia nel 1993, con il quale Bellini avrebbe concordato il recupero di alcune opere d'arte e avrebbe cercato di mediare dopo le stragi dell'anno prima.

In questo scontro tra toghe c'è anche l'avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino (fratello di Paolo), che con una diffida ha chiesto alla procura di Caltanissetta di adempiere all'ordine del giudice Luparello e di non aspettare la Cassazione perché sono state disposte «indagini a sorpresa». Secondo il legale di Salvatore Borsellino si dovrebbe andare a fondo sul ruolo anche che ha avuto l'onorevole Guido Lo Porto, arrestato nel 1968 insieme al killer Pierluigi Concutelli, e amico di Paolo Borsellino. Lo Porto, per la cronaca, è stato colui il quale aveva avanzato l'ipotesi di una elezione di Borsellino a presidente della Repubblica.

Ma torniamo al collaboratore Alberto Lo Cicero che parla di un presunto ruolo di Delle Chiaie, mai indagato e deceduto nel 2019, nella strage di Capaci. La rivelazione avvenne in un colloquio, il 5 giugno del 2007, con il pm Gianfranco Donadio dopo che il magistrato trovò nell'archivio della Dna un'informativa del capitano dei carabinieri Antonio Cavallo. Quel dialogo è stato trasmesso domenica da Report. Lo Cicero dice nell'interrogatorio di aver visto Delle Chiaie a Palermo nel 1992 e racconta di un incontro, sempre quell'anno, tra il neofascista, fondatore di Avanguardia Nazionale e il boss Mariano Tullio Troia, deceduto nel 2010. «Troia andava da Delle Chiaie?», chiede il magistrato. «No, Delle Chiaie andava da Troia. Penso che direttamente la mano viene da lui», dice Lo Cicero, che ricorda di aver «visto la macchina blu più di una volta» sul luogo della strage di Capaci, con dentro Delle Chiaie. Erano in tre». Alla domanda se «il discorso di Capaci fu portato da Delle Chiaie», Lo Cicero risponde che «fu portato dalla politica» e che «l'ultimo pezzo l'ha fatto Delle Chiaie».