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SALUTE

Sicilia, febbre alta: l’influenza A(H3N2) “K” piega i pronto soccorso. E l’ondata non è finita

Corsie in affanno, contagi sopra la media nazionale e una variante più contagiosa: ecco cosa sta accadendo davvero, chi rischia di più e come proteggersi nelle prossime settimane

Alfredo Zermo

06 Gennaio 2026, 15:42

18:59

Sicilia, febbre alta: l’influenza A(H3N2) “K” piega i pronto soccorso. E l’ondata non è finita

Una bambina di tre anni con febbre a 39,5, una nonna con tosse e fiato corto, un impiegato di 45 anni congestionato, stremato da dolori muscolari e astenia. È il cambio turno del 2 gennaio al pronto soccorso di Ragusa: una fila che sembra non accorciarsi mai. In sala d’attesa, i numeri si sovrappongono alle storie. L’ondata influenzale 2025-26 non solo è arrivata prima, ma in Sicilia corre più veloce che altrove. A spingerla è l’influenza A(H3N2), sottoclade “K”, un’evoluzione stagionale che si diffonde con facilità e sta mettendo sotto pressione gli ospedali di tutta l’Isola. La fotografia coincide con quanto registrato dai sistemi di sorveglianza nazionali e internazionali: andamento anticipato, incidenza elevata e pronto soccorso in affanno, specialmente nelle settimane tra Natale e Capodanno.

Cosa sappiamo dell’ondata 2025-26: stagione anticipata, curve ripide

L’Europa ha visto un avvio in anticipo di 3-4 settimane rispetto alle ultime stagioni, con una quota crescente di casi attribuibili al sottoclade K di A(H3N2). È il quadro delineato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – Regione Europa e confermato dall’ECDC, che ha invitato alla vaccinazione “senza ritardo”. L’evidenza fin qui disponibile indica che la variante K non appare più grave a livello individuale, ma la sua maggiore capacità di diffusione amplia il numero assoluto di malati e il carico sui servizi.

A Washington, la PAHO/OMS ha segnalato l’incremento del sottoclade K anche nelle Americhe, con raccomandazioni stringenti su sorveglianza e vaccinazione dei soggetti a rischio. La dinamica è dunque globale e coerente con ciò che osserviamo nel Mediterraneo.

In Italia, la sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità registra, tra fine dicembre e inizio gennaio, un livello di incidenza ARI (infezioni respiratorie acute) alto e oscillante, con valori nazionali attorno a 14–18 casi per 1.000 assistiti e picchi nettamente maggiori nei bambini 0–4 anni. Le proiezioni indipendenti di Influcast indicano la possibilità di un ulteriore incremento nelle prime settimane del 2026.

Sicilia sopra la media: dove e perché

In Sicilia, già da metà dicembre, l’incidenza ha superato la media nazionale. Nella settimana 8–14 dicembre sono stati registrati oltre 2.100 casi con 17,6 per mille assistiti, dato che colloca l’Isola tra le regioni più colpite. I segnali di stress arrivano dai reparti: accessi in aumento per febbre, tosse, astenia, ma soprattutto per lo scompenso di patologie croniche, in particolare negli anziani. È il combinato disposto della maggiore trasmissibilità del ceppo A(H3N2) K, della ripresa delle attività sociali e delle coperture vaccinali ancora insufficienti in molte fasce d’età.

Già a fine ottobre, l’Isola risultava in anticipo sull’andamento stagionale: 7 casi per 1.000 assistiti nella settimana 20–26 ottobre, con prevalenza nelle età pediatriche. Un campanello d’allarme che preannunciava una curva più rapida, confermata poi a dicembre.

Nelle ultime due settimane infatti l'impennata delle sindromi influenzali ha messo in grave sofferenza l’intero sistema ospedaliero siciliano, con pronto soccorso messi a dura prova e sostenuti dalla costante abnegazione di tutto il personale impegnato nella gestione dell’emergenza. In questo contesto, si legge in una nota, la direttrice generale del Policlinico Paolo Giaccone di Palermo, Maria Grazia Furnari, ha istituito una task force dedicata alla gestione dell’emergenza influenzale e del sovraffollamento del pronto soccorso, aggravato dall’aumento stagionale degli accessi e dalle complicanze respiratorie legate all’epidemia in corso. 

Già nelle scorse settimane, si sottolinea nella nota, l'azienda ospedaliera universitaria aveva adottato numerose misure organizzative per fronteggiare la pressione sul pronto soccorso e rafforzare l’assetto complessivo dell’organizzazione, tra cui la sospensione dei ricoveri programmati, fatta eccezione per quelli oncologici e per i ricoveri classificati in classe A. L’epidemia influenzale in atto determina infatti un prolungamento delle degenze, con una conseguente riduzione del turnover dei posti letto e un impatto significativo sulla capacità ricettiva dell’ospedale.

Che cos’è il sottoclade K: un’evoluzione stagionale, non un “nuovo virus”

Il sottoclade K di A(H3N2) rappresenta un ramo recente dell’albero evolutivo del virus influenzale di tipo A. Come ogni stagione, l’H3N2 accumula mutazioni nella proteina emoagglutinina: alcune modifiche possono ridurre il riconoscimento da parte dell’immunità maturata con precedenti infezioni o vaccini, facilitando la trasmissione. Gli organismi internazionali e diversi centri di sorveglianza hanno documentato l’aumento della sua circolazione in Europa e Nord America nel tardo 2025.

La maggiore diffusività non implica necessariamente maggiore gravità clinica: OMS Europa e PAHO riportano che, in base ai dati disponibili, non si osservano segnali univoci di malattia più severa rispetto ad altri ceppi H3N2. Il problema, però, è l’effetto volume: più casi in poco tempo significano più ricoveri, più pronto soccorso saturi e maggiore impatto sulle fasce fragili.

Sul piano globale, anche i dati statunitensi di inizio gennaio 2026 parlano di stagione “moderatamente severa”, con A(H3N2) dominante e un’ampia quota riconducibile al sottoclade K. La dinamica oltreoceano, pur in un contesto sanitario diverso, è un ulteriore indizio della capacità di diffusione del ceppo.

Sintomi: i “classici” dell’influenza, con possibili sorprese nei piccoli

I quadri clinici osservati in questa stagione restano quelli tipici dell’influenza:

  1. Febbre spesso elevata e di esordio improvviso
  2. Tosse, mal di gola, naso che cola
  3. Mialgie, cefalea, profonda astenia
  4. Nei bambini, non rari disturbi gastrointestinali come nausea e vomito

Il sottoclade K non modifica in modo sostanziale la sintomatologia, ma la rapidità di trasmissione aumenta le probabilità che gli stessi ambienti—scuole, famiglie numerose, luoghi di lavoro—vedano cluster in tempi brevi. Questo, per il sistema sanitario, significa gestire molti pazienti contemporaneamente.

Chi rischia di più: anziani, piccoli, donne in gravidanza e cronici

Le complicanze—bronchite, polmonite, riacutizzazione di malattie cardiache o respiratorie—colpiscono soprattutto: over 60, bBambini sotto i 5 anni, specie 0–4 (incidenze più alte), donne in gravidanza, pPersone con patologie croniche (diabete, BPCO, asma, cardiopatie, immunodepressione), ospiti di RSA e strutture di lungodegenza

Per questi gruppi, gli organismi nazionali e internazionali raccomandano con forza la vaccinazione e, in caso di sintomi con fattori di rischio, la valutazione precoce dell’uso di antivirali secondo indicazioni cliniche.

Vaccini: cosa sappiamo di efficacia e corrispondenza con i ceppi

L’aggiornamento OMS per i vaccini 2025-26 include una componente H3N2 selezionata sulla base della circolazione globale osservata. Pur non essendo “su misura” per il sottoclade K, i dati preliminari europei indicano una protezione ancora “comparabile alle stagioni precedenti” contro le forme gravi. In altre parole: può non impedire tutte le infezioni, ma riduce il rischio di complicanze e ospedalizzazione, soprattutto nei fragili.

In Italia, la circolare del 25 luglio 2025 del Ministero della Salute ribadisce l’offerta attiva e gratuita del vaccino a bambini 6 mesi–6 anni, over 60, donne in gravidanza, operatori sanitari e persone con patologie a rischio. L’AIFA ricorda che sono 11 i vaccini autorizzati per la stagione e sottolinea l’importanza dell’igiene delle mani e dell’etichetta respiratoria come misure complementari.

Tempistiche: la protezione si sviluppa in circa 2 settimane. Anche se l’ondata è iniziata, vaccinarsi a gennaio resta utile, soprattutto per chi è fragile o non ha ancora incontrato il virus.

Ospedali sotto pressione: cosa succede nei PS siciliani

Le testimonianze raccolte nelle ultime settimane dagli operatori sanitari siciliani raccontano di afflussi massicci per sintomi respiratori e per la gestione di riacutizzazioni in pazienti con patologie croniche. La saturazione dei posti in Medicina e Pneumologia, insieme alla difficoltà di smaltire i pazienti in osservazione, è il punto critico di questa fase. Una situazione che riflette un problema doppioepidemiologico—più contagi in un tempo corto, favoriti da A(H3N2) Korganizzativo—reti ospedaliere e territoriali che faticano ad assorbire il picco di accessi e la concentrazione di casi nei giorni festivi.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Le proiezioni Influcast stimano un ulteriore incremento dell’incidenza ARI tra inizio e metà gennaio, con possibili oscillazioni legate al rientro a scuola e al rientro lavorativo post-festività. Il “picco” potrebbe variare per territorio, ma la Sicilia—già sopra media—potrebbe restare tra le aree più impegnative da gestire.

I bollettini OMS Europa e il richiamo dell’ECDC a vaccinarsi “senza ritardo” convergono su un messaggio: la stagione è intensa e anticipata. Il sottoclade K continuerà verosimilmente a circolare in gennaio e febbraio, con possibili riprese locali.