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un secolo di mito

Dal vento di Chicago al sole di Los Angeles, la Route 66 tra polvere e stelle

Auto arrugginite, motel senza tempo e musei a cielo aperto: la Mother Road celebra i suoi cento anni continuando a essere un invito al movimento e alla libertà

Massimo Leotta

06 Gennaio 2026, 16:05

16:33

Dal vento di Chicago al sole di Los Angeles, la Route 66 tra polvere e stelle

C’è una strada che non è mai stata soltanto una strada. È un respiro lungo l’orizzonte, una promessa sussurrata all’alba, un nastro d’asfalto che ha insegnato all’America a sognare mentre avanzava. Un nastro d'asfalto noioso e infinito che tutti vorrebbero percorrere. La Route 66, la Mother Road, compirà cent’anni la prossima domenica, ma il suo cuore batte da molto prima e continua a farlo oggi, tra polvere, neon e memoria.

Taglia gli Stati Uniti come una cicatrice luminosa: 3.755 chilometri da Chicago a Los Angeles, da est a ovest, attraversando otto stati e infinite vite. È stata la via della speranza durante la Grande Depressione, la fuga verso l’Ovest, l’orizzonte possibile quando tutto il resto sembrava chiuso. Ancora oggi, lungo i suoi margini, dormono automobili arrugginite e stazioni di servizio dimenticate, reliquie di un tempo che il sole accarezza con una tenerezza quasi umana.

La Route 66 è entrata nell’immaginario collettivo prima ancora che nelle mappe: è la polvere negli scarponi di Steinbeck in Furore, la febbre di libertà di Kerouac in On the Road, il rombo irrequieto di Easy Rider, la pittura e le parole di artisti che l’hanno trasformata in mito. È una strada cantata, scritta, dipinta. Oggi ha persino un profilo social, come se anche lei volesse continuare a raccontarsi.

Non sorprende che il viaggio su strada sia ancora una delle esperienze più desiderate dai viaggiatori di tutto il mondo. È su questa eredità che nasce il progetto Great American Road Trip, promosso da Brand USA insieme al Dipartimento dei Trasporti: oltre 250 luoghi simbolo, disseminati lungo le grandi arterie americane, con la Route 66 come spina dorsale emotiva.

Il viaggio può iniziare a Pontiac, Illinois, nel Route 66 Hall of Fame and Museum, dove i cimeli custodiscono storie e il celebre cartello diventa murale, icona, rito di passaggio. In Missouri la strada si diverte a sorprendere, tra attrazioni eccentriche e ironiche, mentre il breve tratto del Kansaspoco più di venti chilometri – concentra ponti storici e piccoli musei che sembrano sussurrare leggende locali.

In Oklahoma la Route si racconta con voce più profonda: al museo di Clinton si comprende il contesto in cui nacque, mentre la Blue Whale of Catoosa, in attesa di nuova vita per il centenario, resta una visione sospesa tra sogno e nostalgia. A Luther, la Threatt Filling Station emerge come luogo di memoria e riscatto: costruita nel 1915, fu rifugio e punto sicuro per i viaggiatori afroamericani, ed è oggi simbolo di una storia finalmente restituita allo sguardo.

Il Texas offre uno dei suoi gesti più audaci ad Amarillo, dove le Cadillac conficcate nella terra al Cadillac Ranch diventano un manifesto di libertà artistica. In New Mexico, tra Santa Rosa e Albuquerque, la strada si popola di automobili d’epoca, insegne al neon e nuovi spazi culturali. Qui la Route 66 si reinventa: musei, centri visitatori, installazioni artistiche e persino esperienze di realtà aumentata trasformano la Central Avenue in un racconto corale, narrato dalla voce poetica di Hakim Bellamy, primo poeta laureato di Albuquerque.

In Arizona la strada incontra la pietra e il tempo geologico: il Petrified Forest National Park è l’unico parco nazionale attraversato dalla Mother Road, un luogo dove l’asfalto dialoga con fossili millenari. Poco più in là, insegne iconiche, cittadine leggendarie come Winslow e musei dedicati alla Route mantengono viva la sua anima, ora proiettata anche verso il futuro elettrico.

Infine la California. Prima il deserto del Mojave, con i suoi alberi di bottiglie e le tracce del primo McDonald’s, poi l’oceano. La Route 66 si conclude sul Santa Monica Pier, davanti all’insegna “End of the Trail”, dove il Pacifico sembra assorbire tutte le storie raccolte lungo il cammino. È una fine che somiglia a un nuovo inizio: il mare davanti, il vento addosso, e la certezza che questa strada, anche a cent’anni, non smetterà mai di chiamare chi ha ancora voglia di partire.