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Strage Crans-Montana

Funerali a Bologna per Giovanni Tamburi, la madre: "Mi commuove vedere quanto fosse amato"

L'ultimo saluto tra compagni e autorità; intanto i genitori di Emanuele Galeppini chiedono spiegazioni e autopsia

Redazione La Sicilia

07 Gennaio 2026, 11:58

Funerali  Giovanni Tamburi

«Mi commuove e mi fa vedere quanto era amato mio figlio, credo che ne è molto felice anche lui, perché so che ci guarda». Così la madre di Giovanni Tamburi, vittima 16enne della strage di Crans-Montana, Carla Masiello, poco prima dell’inizio della celebrazione dei funerali di suo figlio, commentando la folla di persone riunite davanti alla Cattedrale di San Pietro a Bologna.

«Sarebbe impossibile trovare una foto di lui senza sorriso, perché sorrideva sempre. Ho perso un pezzo di vita, ma devo andare avanti per gli altri figli, ma penso che il Signore ha compiuto un miracolo perché non era sfigurato, è rimasto un angelo».

«Io ora - ha aggiunto - penso a piangerlo, poi confido che la giustizia sia fatta. Fa paura che possano succedere cose simili soprattutto in un Paese come la Svizzera, così rigido sulle regole».

Parlando della presidente Giorgia Meloni, Masiello ha detto che «è stata meravigliosa: mi ha chiamato, si sentiva la sua partecipazione, mi ha promesso che avrebbe trovato mio figlio. Ringrazio anche il cardinale Zuppi e l’onorevole Borgonzoni, come il Monsignor Ottani che si è sempre tenuto in contatto con me da Gerusalemme celebrando le messe per Giovanni. E anche Don Stefano Greco che era padre spirituale di Giovanni e lo ha visto crescere» ha detto la donna, sottolineando che, per gli altri figli, andrà avanti «con la fede che sostiene: se il signore lo ha voluto forse, voleva preservarlo dai dolori della vita, perché il signore prende a sé quelli più cari».

E «dare l’ultimo saluto oggi a Giovanni - dice anche Monisgnor Stefano Ottani, dando inizio alla funzione - sembra incredibile, pensando alla bellezza della vita che aveva davanti». Con la Chiesa di San Bartolomeo, ha aggiunto, «abbiamo ricordato la sua chiacchierata, perché faceva domande difficili, era educato e attento: sempre accompagnato dalla mamma e dalla nonna Letizia».

«Non ti dimenticheremo mai» ha aggiunto, sempre dall’altare, una compagna di classe di Tamburi, Beatrice. «Mi manchi più di quanto riusciremo mai a spiegare a parole, da quando te ne sei andato hai lasciato uno spazio che difficilmente si riempirà» ha concluso la ragazza in lacrime.

Una folla di giovanissimi si è radunata attorno alla cattedrale metropolitana di San Pietro, nel cuore di Bologna, per l’ultimo saluto a Giovanni Tamburi, il sedicenne deceduto nel locale svizzero Le Constellation, a Crans-Montana, nella notte di Capodanno. Numerosi i compagni di scuola, molti dei quali arrivati direttamente dal liceo Righi che il ragazzo frequentava, stretti in abbracci di dolore insieme ai familiari. A pochi metri, di fronte al Municipio, le bandiere sono state esposte a lutto per l’intera giornata, come sul resto degli edifici pubblici. Nelle prime file, pochi minuti prima dell’inizio della funzione, presenti la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale e il sindaco di Bologna Matteo Lepore.

Intanto, i genitori di Emanuele Galeppini, il giovanissimo campione di golf morto nella strage di Crans-Montana, chiedono di capire “come è morto Emanuele”. Lo riferiscono la Repubblica e il Secolo XIX, citando le parole del legale della famiglia, Alessandro Vaccaro. Secondo l’avvocato, “il suo corpo non mostrava alcun segno di ustione, era perfettamente integro. Non sono bruciati neppure il telefono cellulare e il portafoglio” che il ragazzo aveva con sé. Inoltre, “non sappiamo se il corpo è stato trovato dentro il locale, se era fuori, se è morto per il gas”. “Abbiamo chiesto alle autorità svizzere spiegazioni e di disporre l’autopsia, ma non ci hanno neanche risposto”. Secondo il Secolo XIX, è allo studio anche la presentazione di un esposto alla Procura di Roma, competente per i reati commessi da o contro cittadini italiani all’estero. Gli stessi magistrati romani, nei giorni scorsi, avevano prospettato l’ipotesi di aprire un fascicolo una volta concluse le procedure di identificazione di tutte le vittime.