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L'esperto

Parla l'infettivologo: «Infezioni record per la variante K, ma non è un virus anomalo»

Antonio Cascio spiega i sintomi da non sottovalutare dell'influenza che sta mettendo in ginocchio la sanità siciliana: «Febbre alta per giorni e tosse persistente»

Antonio Giordano

08 Gennaio 2026, 06:00

Parla l'infettivologo: «Infezioni record per la variante K, ma non è un virus anomalo»

Il picco è arrivato in anticipo, almeno secondo i dati del monitoraggio sull'influenza in tutta Italia, mentre in Sicilia sono state proprio le ultime due settimane quelle che hanno visto un aumento dei casi, con la regione al primo posto per numero di casi ogni centomila abitanti e i reparti di pronto soccorso con un sovraffollamento costante. Ma l'influenza stagionale, quest'anno legata alla variante K, secondo il dirigente del reparto di malattie infettive del policlinico Antonio Cascio non è un caso particolare: «Non c'è niente di diverso rispetto alle altre stagioni influenzali - dice - ogni anno si verifica un picco, ma non siamo di fronte a un virus anomalo».

Ad aumentare le paure dei pazienti è stata appunto la famigerata variante K del virus influenzale, una mutazione dei ceppi su cui erano stati “tarati” i vaccini all’inizio della stagione. La variante sarebbe in grado di eludere più facilmente le difese immunitarie e per questo sta circolando molto rapidamente, con sintomi che vanno dalla febbre molto alta al fenomeno dei due picchi, ovvero di un ritorno della febbre alta dopo una prima fase in cui la malattia sembra migliorare. Tra gli altri sintomi anche tosse persistente e disturbi gastrointestinali.

Secondo gli ultimi dati forniti dall'Istituto superiore di sanità tramite la piattaforma RespiVirNet, che raccoglie e tiene in ordine tutti i dati sull'influenza stagionale, il picco è arrivato nelle settimane tra Natale e capodanno, con cinque settimane rispetto alla stagione dell'anno scorso, quando la cima dei casi fu toccata nella prima settimana di febbraio. A questo numero però va fatta la tara: se si paragonano le due curve di quest'anno e dell'anno scorso, infatti, si nota che il numero delle infezioni è analogo.

La Sicilia negli ultimi giorni si è differenziata, semmai, per avere il primato dell'incidenza: con 20,63 casi ogni 100mila abitanti è la prima regione in Italia. Ma su questo Antonio Cascio è tranquillo: «Sì, in questo momento l'isola è prima per contagi, ma questi sono primati che cambiano. Non si possono fare previsioni sul futuro naturalmente, ma può succedere che nelle prossime settimane il primato finirà ad altre regioni».

Sul perché ci sia questa incidenza però Cascio avanza un'ipotesi: «L'alto numero di contagi - dice - potrebbe dipendere dal basso numero di vaccinazioni. Per il momento non ci sono numeri disponibili, ma il numero di ricoveri si potrebbe spiegare anche in questo modo». Come sottolineato da Cascio i numeri della copertura vaccinale di quest'anno sono ancora provvisori, ma quelli dello scorso anno indicano che in Sicilia si vaccinarono il 18 per cento della popolazione totale e il 48 per cento della popolazione a rischio, quella al di sopra dei 65 anni e dei malati. Numeri ben distanti dagli obiettivi raccomandati dall'Oms, che indicano il 75 per cento della popolazione vaccinata come obiettivo minimo.

L'ondata attuale dunque non sarebbe altro che un picco di influenza. «Succede tutti gli anni - dice Cascio - non siamo di fronte a nulla di diverso, e anche i problemi con i pronto soccorso purtroppo non sono nuovi». Non dipendono da una particolare virulenza, in altre parole. Sui pronto soccorso Cascio dice che «è necessario che i pazienti ci vadano solo in presenza d'urgenza, perché con tutte quelle persone raccolte in un ambiente il rischio semmai è che girino i virus ed è anche possibile contrarre l'influenza proprio in pronto soccorso». Sul perché poi ci siano le file per gli accessi: «Dipende molto dall'organizzazione delle singole strutture ospedaliere».