le indagini
Canicattì, un colpo nell’ombra: caccia a chi ha sparato al 40enne in piazza IV Novembre
L’uomo è arrivato al pronto soccorso con una ferita al ginocchio e un racconto asciutto: “Mi hanno colpito mentre camminavo”. La Polizia acquisisce le immagini di videosorveglianza e setaccia la zona
L'ospedale di Canicattì
La sera inghiotte piazza IV Novembre, il cuore pulsante di Canicattì, e quel silenzio dopo lo sparo è la cosa che rimane. Un uomo — un 40enne del posto — cammina, poi il bruciore alla gamba, la corsa verso l’Ospedale “Barone Lombardo”, il triage, le domande. “Mi hanno colpito mentre camminavo”, ripete. E nel frattempo, in strada, gli agenti del Commissariato di Canicattì misurano con la luce fredda delle torce ogni dettaglio possibile, mentre partono i primi sequestri di immagini dalle telecamere private e pubbliche. Finora, nessun bossolo trovato, ma un elemento emerge con chiarezza: a esplodere è stata un’arma di piccolo calibro.
La dinamica: una ferita pulita, poche parole, molte incognite
Secondo una ricostruzione ancora parziale, il 40enne sarebbe stato raggiunto da un unico colpo mentre percorreva piazza IV Novembre, nel centro cittadino. La ferita, localizzata al ginocchio, è compatibile con un proiettile di calibro ridotto, dato che gli investigatori definiscono “di piccolo calibro”. Non è al momento confermato se il colpo sia stato esploso da distanza ravvicinata o media: il margine tra una gambizzazione “dimostrativa” e un bersaglio colpito per caso è sottile, e fino a quando non arriveranno i riscontri medico-legali e balistici, la prudenza è d’obbligo. L’uomo, medicato al pronto soccorso, è stato ascoltato dai poliziotti per ricostruire sequenza, contesto e possibili elementi utili sull’autore o gli autori.
La scena del ferimento: cosa hanno cercato gli investigatori
Gli accertamenti in piazza IV Novembre sono partiti subito dopo l’allerta dell’ospedale. In queste circostanze, la ricerca di bossoli, scie ematiche, segni d’impatto su muri o veicoli, e — soprattutto — l’incrocio tra orari e flussi di videosorveglianza sono il primo corridoio investigativo. È quello che, in effetti, hanno messo in campo gli agenti del Commissariato di Canicattì, che hanno effettuato una “ampia perlustrazione” senza individuare elementi decisivi nell’immediato, e acquisito i filmati di più telecamere presenti nella zona. È un lavoro che richiede ore, spesso giorni, perché ogni fotogramma va sincronizzato con i movimenti del ferito, gli orari del traffico, le luci dei negozi che si spengono.
Il quadro clinico: una lesione all’arto, prognosi non resa pubblica
Dall’ospedale arriva la conferma della sola ferita al ginocchio e della medicazione in pronto soccorso. Non risultano — al momento — ulteriori dettagli ufficiali sulla prognosi e su eventuali frammenti di ogiva recuperati a supporto della perizia balistica; elementi che, se presenti, potrebbero indirizzare con precisione su tipo di arma e distanza di tiro. In assenza di una comunicazione formale, l’indicazione prudente è che la vittima non versi in pericolo di vita, dato il rapido rientro dall’emergenza e l’audizione con la Polizia dopo le cure.
Le indagini: piste aperte, nessuna esclusa
Possibile avvertimento? In casi simili, un colpo mirato alle gambe — una gambizzazione — può essere interpretato come avviso. Ma allo stato non c’è alcun elemento che confermi questa pista. Lite degenerata? Un alterco che sfugge di mano è un’altra ipotesi ricorrente nei dossier su ferimenti a basso calibro in aree urbane. Rapina o tentata rapina? Meno probabile al momento, dato il racconto del 40enne, ma anche questa possibilità è al vaglio.
Le verifiche su contatti, spostamenti e telefonate nelle ore precedenti e successive al ferimento sono attività tipiche in queste indagini, così come l’incrocio con eventuali segnalazioni di armi clandestine o colpi esplosi negli ultimi mesi in città e nei comuni limitrofi.
Il contesto: non un episodio isolato nella cronaca recente dell’area
Senza forzare paralleli, è utile ricordare che l’area agrigentina ha registrato, nell’ultimo anno, episodi distinti che fotografano un problema reale di diffusione e disponibilità di armi corte: a Canicattì, il 27 gennaio 2025, un 39enne entrò in un bar della movida con una pistola calibro 7.65 (matricola parzialmente abrasa) e si ferì accidentalmente alla mano. L’arresto venne convalidato e l’uomo finì in carcere per detenzione abusiva d’arma e ricettazione. Un caso diverso dall’episodio di piazza IV Novembre, ma indicativo della circolazione di armi tra privati.
Sempre a Canicattì, in un fatto precedente e distinto, un 24enne fu colpito alle gambe mentre era in fila a un autolavaggio in via Capitano Ippolito; gli aggressori, a bordo di una berlina scura, avrebbero esploso fino a 7-8 colpi. Un tentato omicidio su cui indagarono Carabinieri e Polizia, con la vittima ricoverata al “Barone Lombardo”.
A Licata, nell’aprile 2025, un 50enne venne ferito a un polpaccio in via dei Limoni; il caso ebbe presto un indagato per porto abusivo di arma, lesioni aggravate ed esplosioni pericolose. Anche qui, una dinamica autonoma rispetto a Canicattì, ma utile a delineare l’uso di armi di piccolo calibro per colpire gli arti inferiori.
Questi precedenti — sebbene diversi per modalità e contesti — compongono una mappa che gli inquirenti tengono sullo sfondo: non per stabilire collegamenti arbitrari, ma per valutare compatibilità di arma, modalità operative e possibili schemi ricorrenti.