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Il delitto

Garlasco, i cinque minuti che possono cambiare tutto: vacilla uno dei principali moventi

Perizie informatiche ridimensionano la presunta lite per foto hard: la sera prima Chiara Poggi usò il pc di Alberto Stasi senza aprire la cartella incriminata, danni ai file ostacolano le verifiche e riemergono dubbi sulla condanna.

Luigi Ansaloni

09 Gennaio 2026, 12:12

Alberto Stasi

Alberto Stasi

Uno dei principali moventi del delitto di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia, potrebbe vacillare definitivamente.

La ricostruzione di una violenta lite tra la giovane e il fidanzato Alberto Stasicondannato in via definitiva a 16 anni – esplosa la sera precedente a causa del rinvenimento di fotografie pornografiche sul suo computer appare oggi priva di riscontri tecnici.

Accertamenti informatici, disponibili già dal 2014 ma rimasti ai margini nell’appello bis, attestano che Chiara, la sera del 12 agosto, tra le 22:09 e le 22:14, utilizzò il pc di Stasi mentre lui era uscito con il cane. In quei cinque minuti inserì una chiavetta usb, trasferì 287 immagini della recente vacanza a Londra e ne visionò alcune, tra cui innocue foto di un cagnolino.

Non emerge alcuna evidenza dell’apertura della sottocartella “militare” contenente i file hard.

I periti Roberto Porta e Daniele Occhetti, consulenti del caso fin dal 2009 e intervenuti di recente a Zona Bianca, confermano: la navigazione di Chiara fu del tutto ordinaria, senza accesso a contenuti compromettenti.

La perizia, decodificata dalla Procura di Milano, esclude dunque che quella sera possa essere scoppiata una discussione per quel motivo.

La Corte di Cassazione aveva richiamato la presunta lite come possibile movente, basandosi su elementi indiziari non corroborati dai log del computer.

Inoltre, danni involontari provocati dai carabinieri durante i sequestri resero irrecuperabili alcuni dati, complicando ulteriormente le verifiche.

Oggi, a quasi vent’anni dal delitto, questi dettagli – rilanciati anche da Mattino5 – gettano una nuova luce sulla vicenda, suggerendo che la gelosia per le foto hard sia più una narrazione mediatica che un fatto provato, alimentando i dubbi di quanti ritengono Stasi innocente.