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Il delitto

I capelli nella mano di Chiara Poggi e gli altri nuovi riscontri: a Garlasco verso la revisione del processo per Alberto Stasi

Nuove analisi su collane, bracciali e orecchini di Chiara Poggi hanno fornito riscontri ritenuti significativi dai consulenti di famiglia e potrebbero sostenere una richiesta di revisione del processo contro Alberto Stasi, mentre torna in discussione il valore probatorio del campione di capelli.

Luigi Ansaloni

10 Gennaio 2026, 16:34

Chiara Poggi

Chiara Poggi

A quasi diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco resta al centro dell’attenzione.

Sono stati infatti conclusi i nuovi esami sugli oggetti che la giovane indossava la mattina del 13 agosto 2007 e, secondo i consulenti della famiglia, sarebbero emersi elementi ritenuti significativi.

Il focus delle verifiche ha riguardato gioielli e accessori personali: una collanina con ciondolo a forma di dente di squalo, alcuni braccialetti — uno dei quali inciso con il nome “Chiara” —, un orologio, una cavigliera e gli orecchini.

Uno era ancora al lobo quando il corpo fu rinvenuto sulle scale della villetta; l’altro venne trovato sulla scena del delitto, verosimilmente perso durante l’aggressione.

Parte di questi reperti era stata già valutata nel 2007 dai carabinieri del RIS di Parma, ma non tutti furono sottoposti a campionamenti o a indagini approfondite. Alcuni oggetti, pur mostrando tracce, non vennero effettivamente studiati.

Ora, per la prima volta, l’intero insieme è stato esaminato nell’ambito di una consulenza tecnica richiesta dai congiunti di Chiara.

A confermare la conclusione degli accertamenti è Dario Redaelli, specialista di analisi della scena del crimine e consulente della famiglia, che ha dichiarato a Fanpage: «Le analisi sono terminate e abbiamo ottenuto i riscontri che stavamo cercando.»

I risultati, spiega, potranno essere valorizzati in un’eventuale istanza di revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, in modo che i giudici possano valutare anche questi nuovi dati.

Redaelli precisa inoltre che il lavoro svolto non è collegato ad altre piste investigative emerse di recente: l’obiettivo è esclusivamente la possibile riapertura del procedimento a carico di Stasi.

I dettagli degli esiti non vengono al momento divulgati; sarà un giudice a stabilire la reale portata degli elementi raccolti.

Gli oggetti analizzati, conservati per anni e restituiti alla famiglia Poggi nel 2010 in condizioni integre, tornano ora sotto i riflettori.

Come ricordato dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni in un’intervista all’Agi: «Stiamo facendo molte cose tra le quali anche analizzare gli oggetti restituiti nel 2010 ai familiari. I giudici del primo processo d'appello all'epoca ce li negarono».

Parallelamente proseguono ulteriori accertamenti, tra cui quelli sui computer di Chiara Poggi e di Alberto Stasi, segno che la strategia dei familiari si muove su più fronti.

Per anni si è dato per acquisito che i capelli rinvenuti nella mano destra di Chiara appartenessero a lei stessa. Questa certezza è stata però messa in discussione nel corso di una puntata di Mattino Cinque: il genetista Matteo Fabbri ha spiegato che quel reperto, per come è stato analizzato, non identifica Chiara Poggi in modo univoco, ma rimanda soltanto alla sua linea materna.

Una precisazione che ridimensiona il peso probatorio di quel campione e riapre interrogativi su una scena del crimine forse interpretata con eccessiva sicurezza.