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Palermo, tre anni dopo la morte di Fratel Biagio: la missione Pace e Carità e il suo rapporto con la città

«Dopo la sua scomparsa le persone sono state ispirate a dare di più»

Redazione Palermo

12 Gennaio 2026, 06:00

Palermo, tre anni dopo la morte di Fratel Biagio: la missione Pace e Carità e il suo rapporto con la città

Il 12 gennaio di tre anni moriva Biagio Conte all’età di 59 anni, colpito da una grave forma di tumore al colon. Missionario laico, scelse di dedicare la sua vita ai poveri e agli ultimi della sua Palermo. Conosciuto per i numerosi atti di digiuno come forma di protesta, nel 1993 riuscì a ottenere l’utilizzo di alcuni locali dell’ex disinfettatoio in via Archirafi in cui fondò la Missione di Speranza e Carità. Da quel momento divenne un simbolo ed esempio cittadino, oltre ad un rifugio per i bisognosi.

A tre anni dalla sua morte, spiega don Giuseppe Vitrano che adesso coordina le attività della comunità, l’operato di fratel Biagio «è qualcosa che è rimasto impresso nella mente di tutti quelli che lo hanno conosciuto o solo sentito parlare». Anzi, dalla scomparsa del missionario è aumentato anche il supporto fornito dalle istituzioni: «La morte di fratel Biagio è stata una presa di coscienza per un impegno più attivo da parte di tutti, perché – continua don Pino - ha scosso tante menti nel voler far qualcosa in più».

Una settimana prima della sua morte, racconta il sacerdote amico e compagno di fratel Biagio, il presidente Renato Schifani «lo venne a trovare, Biagio aprì gli occhi e lo guardò dicendogli: “Prenditi cura dei poveri”. Il presidente rispose: “Con tutto il cuore, ma lo faremo insieme”. Nelle parole di Schifani si celava una speranza, poi vana, per la sua salute. Queste furono le ultime parole di Biagio». Da questo, secondo don Pino, deriva quindi il supporto che negli ultimi anni la giunta regionale ha fornito alla Missione: «Appena viene informato che la missione ha bisogno di qualcosa, Schifani interviene di sua spontanea volontà, proprio per questa presa di coscienza che forse Biagio gli ha trasmesso».

Proprio nell’ultimo anno, la Missione è riuscita a far avviare dei lavori di rifacimento di due grandi padiglioni della sede di via Archirafi. Saranno luoghi di accoglienza e studio, in particolare per giovani immigrati. «Vogliamo cogliere persone motivate che hanno volontà di studiare e formarsi, con il nostro aiuto – spiega don Pino - e di volontari esperti in diversi settori, per permettergli di acquisire competenze e tornare nei loro paesi d’origine e creare sviluppo».

Pezzo dopo pezzo, grazie all’impegno condiviso con don Pino, il progetto di solidarietà continua oggi a distanza di trent’anni e dopo la scomparsa di fratel Biagio: «Non abbiamo mai avuto strutture già pronte per l’uso. Qui già dal 1993 mancavano le porte, le finestre, gli impianti di qualsiasi genere. Li abbiamo fatto noi – spiega don Vitrano - con i fratelli, con i volontari, con i cittadini».

Tra le attività della missione c’è il servizio mensa: ognuna delle tre comunità attive, da via Archirafi a via Decollati fino a quella femminile in via Garibaldi, distribuisce tre pasti al giorno, preparati dai “fratelli” e i volontari. Don Pino sottolinea come la questione del cibo sia centrale nella missione, motivo per cui si è deciso da decenni di provare a rendersi autosufficienti. «Abbiamo delle campagne che ci sono state donate che autogestiamo coltivando grano, ortaggi e olive per l’olio, nelle zone di Corleone, Castellammare del Golfo, Scopello e San Lorenzo». Oltre alla questione pasti caldi, la comunità si occupa di fornire assistenza medica e alloggio. «Le risorse umane sono il vero contributo. Certo, servono pure i soldi per acquistare il materiale, e per questo – rimarca don Pino - dobbiamo dire grazie a Dio che i cittadini anche nel silenzio vogliono contribuire. Noi non abbiamo mai pesato sulle istituzioni».