12 gennaio 2026 - Aggiornato alle 07:58
×

il ricordo

Biagio Conte nel racconto delle due sorelle: «Era protettivo, è stato sempre insofferente verso le ingiustizie»

A tre anni dalla scomparsa di Fratel Biagio: l'impegno per gli ultimi e la missione nata da una visione mistica

Marta Genova

12 Gennaio 2026, 05:45

Biagio Conte nel racconto delle due sorelle: «Era protettivo, è stato sempre insofferente verso le ingiustizie»

Oggi, per tutti noi, sono tre anni senza fratel Biagio. Ma per Grazia e Angela, sono tre anni senza il loro fratello maggiore. Un dolore vivo come viva è la forza di proseguire quel “cammino parallelo”, iniziato insieme a lui la notte in cui, zaino in spalla, andò via per la prima volta.

«Da tempo ormai notavamo che qualcosa lo turbava e da giorni non mangiava – ricorda Grazia, più piccola di solo un anno –, mia madre, angosciata, cercava di convincerlo ma lui rifiutava. Una sera, davanti a un piatto di pasta le disse “mamma, con questo piatto potremmo sfamare quattro persone”. La sua mente era già altrove, consumata dall'angoscia per la fame nel mondo.

«La sera prima della fuga, Grazia andò nella sua stanza e lo trovò disteso sul letto, fissava il crocifisso, immerso in una riflessione profonda. Le consegnò la sua più grande sofferenza, “Sai cos’è? C'è molta gente che è indifferente. Tu passi, cammini, ma non vedi le persone, i loro bisogni”. Grazia cercò di rassicurarlo, di mostrargli una via, ma il combattimento di Biagio era già giunto a una conclusione.

Ma chi era Biagio? Quello delle sorelle è un racconto che affonda le sue radici in un passato lontano, dimostrando come la storia di Biagio sia inestricabilmente legata a quella delle generazioni che lo hanno preceduto. Potremmo partire dal grembo materno a cui è legata, in una premonizione materna, la scelta del colore verde che accompagnerà fratel Biagio nel suo cammino. Era infatti il colore che sua madre aveva sempre indossato per tutti i mesi della gravidanza, una rivelazione che la donna fece al figlio quando lui le comunicò l’intenzione di vestire un saio verde.

L'infanzia in Svizzera e l'aver vissuto l'esperienza di essere "stranieri" rese tutti e tre i fratelli particolarmente sensibili, facendo loro comprendere la sofferenza di chi si trova a ricominciare da zero in una terra diversa.

«Biagio aveva un forte senso di protezione – racconta Angela, la minore – e mostrava già una insofferenza verso le ingiustizie. Proprio per un’ingiustizia ebbe un duro scontro con il professore di matematica che lo portò a ritirarsi, rifiutandosi di sostenere l'esame». Una scelta netta che lo portò in seguito a conseguire la licenza media in una scuola serale, tra gli adulti.

«Iniziò a distaccarsi dalle abitudini dei suoi coetanei – continuano le sorelle –. Rifiutava di uscire con gli amici per un profondo bisogno di stare in riflessione. Si immerse nella lettura, divorando quotidiani e libri di filosofia, spinto da un'urgenza interiore, voleva capire che stava succedendo nel mondo. Quando lavorava con mio padre, passava le pause a leggere Il giornale L'Ora.

La sua sensibilità lo portava a soffrire nel vedere i bambini poveri nei quartieri disagiati della città. Questa inquietudine, che qualcuno voleva “sedare” con gli psicofarmaci ai quali Biagio si oppose – “Se li prendo, cambieranno il mio sentire, i miei pensieri” –, stava per trasformarsi in un'azione che avrebbe cambiato per sempre la sua vita. E quella di chiunque lo avrebbe incontrato sul proprio cammino.

Aveva bisogno di rimanere connesso con le sofferenze dell'umanità e lo fece fino all’ultimo respiro, «Era ormai prossimo alla fine e mi fece una domanda che racchiude tutta la sua vita “Cosa succede nel mondo, Grazia?”. La risposta della sorella non fu un semplice bollettino di notizie, ma l'accettazione di un passaggio di testimone, la piena comprensione di quella missione familiare di cui Biagio le aveva sempre parlato. “Non ti preoccupare”, gli disse, “perché noi lo sappiamo che dobbiamo adesso continuare. Noi dobbiamo cambiare questo mondo, lo dobbiamo migliorare e ognuno deve fare la propria parte con il talento che ha, con la missione che ha”.

Le sorelle ricordano il suo primo gesto pubblico, la protesta al Giornale di Sicilia nel 1989 con un cartellone contro gli armamenti. «Rientrare a casa quella sera, stanco ma intimamente soddisfatto».

Fino alla mattina del 5 maggio 1990. Biagio non c'era più. Per non allarmare la madre durante la notte, aveva lasciato nel letto una sagoma, un gesto di delicatezza estrema anche nel momento della rottura. Sul letto, una lettera annunciava il suo allontanamento, il suo bisogno di capire a cosa fosse chiamato. Il 5 maggio 1991, esattamente un anno dopo la sua partenza, Biagio ritorna. La sua missione non sarà in Africa, come aveva inizialmente pensato, ma a Palermo. L'esperienza alla stazione ferroviaria, dove inizia ad accogliere i primi "ultimi", diventa il suo nuovo campo d'azione. È qui che un monaco gli consegna l'insegnamento che lo accompagnerà per sempre, spiegandogli che per quel cammino è necessario armarsi: il Rosario non è solo una preghiera, ma un'"arma" spirituale. E fu proprio alla stazione che Biagio visse un'esperienza mistica che lui stesso confidò alle sorelle. “Una notte, si sentì chiamare e vide la figura della Madonna che lo invitava a pregare. Raccontò che il rosario che teneva tra le mani divenne incandescente”, un segno tangibile e potente della sua chiamata.

Partì così il cammino di quel “Piccolo servo inutile”, che avrebbe dato vita alla Missione di Speranza e Carità. Il resto è storia.