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il caso

«Né con il “Papardo” né con il “Rodolico”, il Ccpm resti autonomo»

Il capogruppo del Movimento 5 stelle all'Ars, De Luca: «No all’ipotesi di collegamento con Catania ipotizzata dal ministero della Salute»

Mauro Romano

11 Gennaio 2026, 23:49

«Né con il “Papardo” né con il “Rodolico”, il Ccpm resti autonomo»

Ancora grande confusione sul futuro del Ccpm (Centro cardiologico pediatrico del Mediterraneo).

«Né con il Papardo di Messina, come preventivato dall’Assessorato regionale alla Sanità, né con il Policlinico Rodolico di Catania, come prospettato in queste ore dal ministero della Sanità».

Ad affermarlo è il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars, Antonio De Luca.

«Cardiochirurgia pediatrica di Taormina - prosegue il grillino - va salvata a tutti i costi, ma deve continuare ad operare in autonomia per continuare a lavorare benissimo come in questi anni, diventando un’eccellenza del settore e un indiscusso punto di riferimento per tantissime famiglie siciliane, calabresi e non solo. La sanità non scada a una bassa competizione tra città e partiti che spingono per l’una o l’altra soluzione, a noi preme solo che la struttura continui a funzionare bene nel solo interesse dei bambini e delle loro famiglie. Abbiamo appreso - dice ancora De Luca - che il Ministero avrebbe subordinato il mantenimento della Cardiochirurgia pediatrica di Taormina a un collegamento funzionale con il “Rodolico” di Catania, in quanto Dea di secondo livello. È una soluzione che non è ottimale, come non lo era l’accorpamento con il “Papardo” indicato dalla Regione, perché rischia di creare problemi gestionali. Gli ottimi risultati ottenuti finora dalla Cardiochirurgia pediatrica di Taormina dicono chiaramente che tutto deve rimanere com’è. Non si comprende perché la si debba per forza collegare ad una Cardiochirurgia per adulti e soprattutto perché in una prima nota il ministero indicava anche il “Papardo” come possibile azienda ospitante e dopo che la Regione lo aveva scelto, adesso il ministero indichi esclusivamente il Dea di secondo livello catanese, sconfessando se stesso ed evidenziando così la volontà di mascherare una scelta politica con una scelta tecnica. Il governo Schifani, la Commissione sanità, la deputazione nazionale e regionale messinese, le famiglie, i sindacati e la società civile tutta - conclude De Luca - hanno il dovere di reagire davanti a una scelta che ha esclusivamente il sapore di volere accontentare l’area politica catanese di riferimento del ministro della Salute».

Intanto il Ccpm ha ottenuto un’ulteriore proroga di sei mesi. Un prolungamento dell’attività che scadrà a fine giugno. Dunque, malgrado le promesse, il reparto di eccellenza non ha ancora un futuro definitivo.