Catania
Cortei pro Palestina e provvedimenti restrittivi: cena di autofinanziamento per pagare gli avvocati
Appuntamento al Teatro Coppola per raccogliere fondi a sostegno dei manifestanti individuati in occasione dei cortei del 22 settembre e del 3 ottobre scorsi
Al Teatro Coppola si è tenuta un’assemblea politica con cena sociale di autofinanziamento a sostegno delle persone che, in occasione dei cortei pro Palestina, sono state multate e colpite da misure cautelari.
Si tratta di una decina di attivisti cui è stato imposto l’obbligo di firma per avere tentato di occupare l’ingresso del porto commerciale il 22 settembre scorso, e dei 43 militanti cui è stata erogata una multa di 966 euro ognuno per avere bloccato la stazione per un breve lasso di tempo in occasione del grande corteo del 3 ottobre scorso.
Per loro, nei tanti interventi in assemblea, le forze in campo - tra cui Palestra Lupo, Circolo Olga Benario, organizzazione comunista Antitesi, Sinistra anticapitalista, Usb, Sinistra italiana, Comitato catanesi solidali con il popolo Palestinese, Officina Rebelde, Rifondazione comunista - hanno ribadito piena solidarietà, pur nei differenti modi di portare avanti la protesta, e l’impegno a portare avanti iniziative contro la repressione del movimento e del dissenso.
In questa prospettiva è stato già costituito un team legale per la difesa comune di tutti gli attivisti, in modo che nessuno resti indietro. Un approccio non solo difensivo, ma che prevede anche la costituzione di un’assemblea permanente contro la repressione e la criminalizzazione del dissenso e del movimento contro le guerre.
Repressione che, in tutta Italia, si esprime con il licenziamento e i provvedimenti disciplinari contro i lavoratori che bloccano il trasporto e la fabbricazione delle armi, con le risposte violente di Questure, Prefetture e Procure, e nella ulteriore militarizzazione dei territori a partire dalla Sicilia.
Una repressione - denunciano - che è aumentata con l’affermazione del progetto imperialista e di guerra che ha prodotto leggi repressive quali, in Italia, il decreto Cutro, il decreto Sicurezza, la legge Caivano, la riforma scolastica, il referendum sulla divisione delle carriere in magistratura e la riforma della Corte dei Conti. «Leggi che minano la nostra Costituzione».
Una repressione che si esprime anche negli attacchi e negli sgomberi degli spazi occupati proprio perché sono laboratori politici di dissenso, antimperialisti, impegnati per la pace e contro la militarizzazione dei territori e dei luoghi di formazione come le scuole e le università.
Da tutti la denuncia di quanto sta succedendo negli Usa dove «squadracce catturano migranti, che sono tali solo perché il sistema capitalista li ha ridotti alla fame, e uccide persone, come la donna di Minneapolis, solo perché portano solidarietà, perché rifiutano di essere razzisti».
L’attuale ondata di repressione e le nuove misure legislative - sostengono - sono l’intensificazione di quello che è stato fatto ai fratelli migranti contro i quali è stato elaborato un modello di esclusione che ora viene esteso a quanti non accettano la militarizzazione di un Occidente bianco che muove guerra a tutti.
E sono la risposta alla paura di fronte al grande movimento popolare sceso in piazza per fermare il genocidio in Palestina. Per opporsi a questo stato di cose i manifestanti sostengono che «bisogna moltiplicare la solidarietà, ritornare nelle piazze, lottare contro le guerre imperialiste e boicottare chi massacra i popoli».