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Il report

Corte dei conti: Pnrr negli enti territoriali, realizzati un terzo degli interventi. Ma in Sicilia «serve una gestione più trasparente»

Il comparto dei Comuni conferma il primato sia per numerosità di progetti sia per volumi finanziari. I progetti legati ai lavori pubblici vanno più lentamente

Luisa Santangelo

12 Gennaio 2026, 09:26

10:43

Corte dei conti: Pnrr negli enti territoriali, realizzati un terzo degli interventi. Ma in Sicilia «serve una gestione più trasparente»

Corte dei Conti

La Sezione autonomie della Corte dei conti ha approvato il referto sullo stato di attuazione del Pnrr negli enti territoriali aggiornato al 28 agosto 2025, analizzando gli aspetti legati alla gestione finanziaria, all’evoluzione della spesa e alla rendicontazione dei progetti.  Il comparto dei Comuni conferma il primato sia per numerosità di progetti (63.530 sui 96.082 finanziati, anche solo in parte, con risorse Piano nazionale di ripresa e resilienza), sia per volumi finanziari (24,5 miliardi su 47,5 totali).

Regioni e Province autonome gestiscono risorse relative a 29.049 interventi, per un importo lievemente inferiore ai 18,2 miliardi e con un costo medio generalmente più elevato rispetto alle realizzazioni comunali. In termini di avanzamento finanziario, è stato impegnato il 59,2% dei 60,8 miliardi di risorse complessive necessarie a realizzare gli interventi, con pagamenti di poco inferiori al 30% del costo totale, che salgono a quasi il 32% (oltre 15 miliardi) se si considerano le sole risorse Pnrr (47,5 miliardi). Questo, rileva la Corte, è in linea con il piano dei costi, dove emerge che circa un terzo dei progetti finanziati con fondi Pnrr (19,3 miliardi su un totale di 58,6) risulta realizzato.

I dati presi in esame, fortemente condizionati dalla tipologia di intervento, confermano un avanzamento meno rapido (30,1%) dei progetti legati all’attuazione di lavori pubblici, che assorbono la quota maggiore di risorse (circa 40 miliardi, pari al 68%), in virtù della loro complessità realizzativa e della connessa dilatazione dei tempi di esecuzione. L’acquisto o la realizzazione di servizi (seconda voce per importi, pari a 11 miliardi di euro), presenta un utilizzo di risorse pari al 37,8%. Il livello di utilizzo per la concessione di contributi è del 41%, quello per l’acquisto di beni è pari al 44,9%. 

Le realizzazioni, specifica la magistratura contabile, possono aver risentito dell’andamento dei trasferimenti dalle amministrazioni titolari che, alla data di osservazione, hanno erogato ai soggetti attuatori 11,9 miliardi di euro. Il confronto tra pagamenti degli enti a valere sul Pnrr (15,1 miliardi) e trasferimenti ricevuti evidenzia, inoltre, come il comparto degli enti territoriali abbia anticipato oltre 3,2 miliardi. 

Solo su 42.867 progetti del totale erano disponibili tutte le informazioni (per un valore complessivo di quasi 5,8 miliardi), ma sulla base di queste è stato possibile verificare che la maggioranza degli interventi si colloca nelle fasi di esecuzione (32.311 progetti, pari al 75,4% del totale) e in quelle di collaudo o verifica di regolare esecuzione (10.289 progetti, pari a circa il 24%).

Qualche preoccupazione legata ai tempi di completamento degli interventi emerge, infine, dal controllo effettuato dalle Sezioni regionali, pur in presenza di situazioni eterogenee. I dati sul rispetto del cronoprogramma indicano infatti la presenza di lievi ritardi per circa la metà dei progetti. Si evidenzia tuttavia un recupero dei ritardi iniziali durante la fase in corso.

Il focus sulla Sicilia

Con specifico riferimento alla Sicilia, nella relazione della Corte dei conti nazionale si legge: «Le risorse Pnrr gestite dalla Regione Siciliana si concentrano principalmente su interventi di rilevanza strategica». Come l'acquisto di nuovi treni a trazione elettrica o a idrogeno, per un importo di oltre 33 milioni di euro. «Dalle risultanze istruttorie svolte - dice ancora la magistratura contabile - emerge che la maggior parte dei Comuni concentra una quota significativa dei propri finanziamenti sulla digitalizzazione, innovazione e rigenerazione urbana, con incidenze che oscillano mediamente tra il 42 e il 65% del totale». Non c'è omogeneità, invece, fra gli enti locali nella spesa destinata a transizione ecologica, istruzione e ricerca.

Per elaborare i dati, la Corte dei Conti ha fornito agli enti locali un documento uguale per tutti: istruzioni chiare e una tabella da compilare, in modo da avere uniformità nelle risposte e una più celere capacità di analisi dei dati. «Dai riscontri istruttori emerge che gli enti operano principalmente come soggetti attuatori, assumendo la responsabilità diretta dell'avanzamento procedurale e finanziario dei progetti. Tuttavia, la gestione dei controlli interni risulta non sempre coerente e uniforme, sia per quanto riguarda il monitoraggio delle procedure, sia per la verifica finanziaria». A questo proposito, la Sezione di controllo per la Sicilia evidenzia i casi di Aci Castello (in provincia di Catania) e Favara (in provincia di Agrigento), Comuni in cui ci sarebbero diverse «lacune» di monitoraggio, come «fasi non chiaramente determinate o prive di date di inizio e fine previste ed effettive».

«Nell’ambito della gestione regionale dei fondi Pnrr - si legge ancora nella relazione - la Sezione regionale di controllo della Sicilia evidenzia alcune criticità che, pur non compromettendo la regolarità complessiva delle poste esaminate, mostrano la necessità di un rafforzamento delle procedure interne. Una prima criticità riguarda la corretta imputazione contabile delle risorse, come dimostrato dal caso dei finanziamenti destinati all’acquisto dei nuovi treni a trazione elettrica o idrogeno, per i quali la Regione aveva inizialmente attribuito in modo non coerente una parte delle somme riscosse», rendendo necessari dei correttivi in corso d'opera.

«La Corte richiama inoltre l’attenzione su alcune asimmetrie nella gestione dei fondi a rendicontazione, che richiedono un costante coordinamento tra gli uffici competenti per assicurare la piena corrispondenza tra gli impegni assunti e la registrazione delle conseguenti entrate, elemento che non sempre risulta presidiato con tempestività». E questo, dice la magistratura contabile, rimane un problema perché espone a rischi per il futuro. Per questo, suggerisce la Corte, «la Regione Siciliana deve consolidare le proprie attività di controllo e coordinamento, così da assicurare una gestione più omogenea, tempestiva e trasparente dei flussi finanziari legati al Pnrr».