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Il personaggio

104 anni, sopravvissuto alla Siberia e a un'amputazione: la storia di Sebastiano Barbagiovanni

Mutilato per il gelo, tornò in Italia e visse tra lavoro, famiglia e 73 anni di matrimonio

Luigi Putrino

12 Gennaio 2026, 19:49

104 anni, sopravvissuto alla Siberia e a un'amputazione: la storia di Sebastiano Barbagiovanni

A Bronte, il reduce e mutilato della Seconda guerra mondiale Sebastiano Barbagiovanni compie 104 anni. È uno dei pochi sopravvissuti al freddo polare della Siberia, dove la fetta di «pane del prigioniero» fu il suo rancio per quasi tutto il ’43; altri due anni di prigionia li patì in Asia, nel lager sovietico numero 29 di Pakta Aral (Kazakistan).

Ultimo di cinque maschi e maggiore di due sorelle, a 5 anni rimase orfano del padre Rosario. Con la madre, Rosaria Agostino, vivevano a Bolo, nel versante messinese che il Simeto separa dalla contrada Serra di Bronte; da lì, a piedi e solo, percorreva «chilometri per andare alla scuola elementare: la prima e la seconda al Fondaco di Maniace, la terza a Portella di Malamogliere» (bivio Bronte-Cesarò), ricorda ancora l’ex combattente. In seguito, si trasferirono a Bronte, al «Cattajno, in una masseria di 16 salme presa in gabella e poi comprata dal marchese delle Favare».

Compiuti 20 anni l’11 gennaio 1942 (ma la mamma gli diceva sempre: «Sei nato a dicembre»), ecco la chiamata alle armi, così il 15 marzo il giovane Sebastiano è al «111° Reggimento Fanteria» di Trento, poi a Cuneo per le grandi manovre sul Monte Bianco e a ottobre in prima linea sul fiume Don, con l’«80° Reggimento Fanteria Mobilitato - 12ª Compagnia» del «Corpo di spedizione italiano in Russia».

Catturato dai sovietici il 15 gennaio 1943, il mese dopo finisce in Siberia e all’ospedale di Sciumika gli amputano «l’avampiede destro perché congelato». Trascorsi «10 mesi di prigionia fra la fame, il freddo e la fetta di pane siberiano», ridotto «in pelle e ossa» fu trasferito in Asia, qui i prigionieri lavoravano nei campi di cotone, lui in lavanderia perché mutilato; ogni giorno mangiavano «zuppa e una piccola pagnotta, sempre fame era, ma almeno faceva caldo». Liberato il 16 ottobre 1945, dopo un mese in treno arrivò in Italia, all’ospedale di Merano; la vigilia di Natale rientrò a Bronte.

Ripresa l’attività familiare, a 45 anni l’Anas l’assunse (quale mutilato di guerra) come cantoniere, 4 anni a Cesarò e per 16 caposquadra a Bronte. Nonno Sebastiano domenica sera ha festeggiato il suo 104° compleanno con l’affetto della sorella Sara (101enne), di 5 figli (Rosaria, Vincenzo, Nunziata, Salvatore e Giuseppe), 8 nipoti, 6 pronipoti e della moglie Rosalia Bertino, da 73 anni al suo fianco, che per lui «ancora è giovane, perché ha 10 anni in meno».

Luigi Putrino