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Sanità

L'unione fa la forza, i sindaci sfidano l'Asp

Incontro d'urgenza nel municipio di Giarre: i primi cittadini del distretto e le associazioni firmano documento contro lo smantellamento della sanità. Cantarella: «Non è una protesta di campanile, ma un diritto costituzionale»

Mario Previtera

12 Gennaio 2026, 22:00

L'unione fa la forza, i sindaci sfidano l'Asp

Una voce sola, ferma e compatta, per fermare lo smantellamento dei servizi sanitari nel comprensorio. È questo l'esito della riunione d’urgenza del Comitato dei sindaci del Distretto sanitario, svoltasi ieri pomeriggio nel municipio di via Callipoli. I dieci primi cittadini del territorio, supportati con vigore dalla rete delle associazioni locali, hanno siglato un documento programmatico che suona come un ultimatum ai vertici dell'Asp di Catania e al Governo regionale. La parola d’ordine è "riattivazione": il territorio non è più disposto ad accettare tagli che mettono a rischio la vita dei cittadini.

Il documento condiviso punta i riflettori su tre ferite aperte nella rete dell'emergenza-urgenza jonico-etnea, chiedendo interventi immediati e risolutivi. A cominciare dal ripristino immediato della postazione 118 di via Roma. La recente smobilitazione è considerata inaccettabile per un bacino d'utenza così vasto. Un concetto che è stato rimarcato oltre che dal sindaco del Comune capofila, Cantarella, anche dal sindaco di Riposto, Davide Vasta. «Dopo la riapertura del pronto soccorso dell’ospedale di Giarre la postazione del 118 ha incrementato i numeri degli interventi, arrivati quasi a 2.500 all’anno. Numeri importanti che parlano chiaro: la postazione di via Roma che non si rivolge solo a Riposto ma a un vasto territorio, quindi, non andava soppressa. Peraltro nella consapevolezza di un ospedale, quello di Giarre, privo di Cardiologia. Il ruolo delle ambulanze nell’assistenza all’utenza in un territorio come quello ripostese è fondamentale».

Sulla stessa linea il sindaco di Piedimonte Etneo, Ignazio Puglisi: «Esprimo solidarietà per la scarsa valorizzazione delle postazioni del 118 di Riposto e Mascali e, nel contempo, preoccupazione a fronte di una politica sanitaria che penalizza un territorio che perde pezzi. Una azienda sanitaria che punta sulle Case di comunità, impegnando importanti risorse finanziarie ma che, paradossalmente, non è in grado neppure di mantenere attiva una postazione strategica come quella di Riposto e che toglie addirittura il medico di bordo in quella di Mascali. Trovo davvero inquietante questo modo di agire».

Nel documento sottoscritto ieri dai sindaci, al termine del tavolo, il declassamento a mezzo di solo soccorso tecnico a Mascali è stato giudicato pericoloso. Mentre il potenziamento organico del Pte (Presidio territoriale di emergenza), viene considerato un punto di riferimento cruciale per l'area montana e pedemontana. I sindaci non intendono fermarsi alle interlocuzioni tecniche con l'azienda sanitaria provinciale. «La battaglia - afferma il sindaco di Giarre, Cantarella - si sposta sul piano politico-istituzionale. Nel documento è stata infatti ribadita con forza la necessità di un tavolo d’ascolto permanente ai massimi livelli. Le istituzioni e la società civile sono oggi impegnate sullo stesso fronte. Non si tratta di una protesta di campanile, ma di una rivendicazione collettiva per il diritto alla salute garantito dalla Costituzione».

L'elemento di novità del vertice di ieri pomeriggio, in municipio a Giarre, è il pieno sostegno della rete delle associazioni. Il documento non nasce solo nelle "stanze dei bottoni", ma riflette il malessere di migliaia di cittadini che in questi giorni hanno manifestato contro la chiusura della postazione ripostese e il depotenziamento dei presidi vicini.

Frattanto sul fronte politico si registra la presentazione di una interrogazione all’Ars dal deputato del Movimento 5 Stelle, José Marano: «Per fermare questo pericoloso depauperamento del sistema sanitario regionale di cui non si capisce il senso».