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il processo

Mafia in Lombardia: confermate associazioni tra Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra

Il giudice dell’udienza preliminare di Milano riconosce l’associazione di tipo mafioso tra tre organizzazioni criminali

Redazione La Sicilia

12 Gennaio 2026, 23:18

Mafia in Lombardia: confermate associazioni tra Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra

L'ingresso al carcere di Opera il giorno del maxiprocesso Hydra

Il giudice dell’udienza preliminare di Milano, Emanuele Mancini, ha inflitto con giudizio abbreviato pene fino a 16 anni di reclusione a 62 imputati e ha rinviato a processo altri 45 persone, nell’ambito del maxi procedimento che coinvolge complessivamente 145 indagati e che trae origine dall’inchiesta “Hydra” della Direzione distrettuale antimafia.

Al centro del caso, una presunta “alleanza” tra affiliati di Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra attiva in Lombardia per fare “affari”, definita come “sistema mafioso lombardo”.

Il gup, che ha dato lettura del dispositivo nell’aula bunker del carcere di Opera, ha riconosciuto la principale imputazione formulata dai pubblici ministeri Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, della Procura guidata da Marcello Viola, ossia l’associazione di tipo mafioso “costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni” criminali.

Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo, supportate anche da recenti dichiarazioni di alcuni imputati collaboratori di giustizia, avevano attraversato una fase di stallo dopo la decisione del gip Tommaso Perna che, nell’ottobre 2023, aveva respinto 142 richieste di misura cautelare su 153: provvedimenti poi in larga parte ripristinati dal Tribunale del Riesame e confermati dalla Cassazione.

La maggioranza degli imputati si trova attualmente in carcere. La pena più severa, 16 anni, è stata comminata a Massimo Rosi, considerato figura apicale della ’ndrangheta.

Degli 80 imputati che hanno scelto il rito abbreviato, 18 sono stati assolti, mentre 9 hanno definito la posizione con patteggiamento. Undici imputati sono stati prosciolti in udienza preliminare.

Per il capo d’imputazione relativo alla cosiddetta “alleanza” tra esponenti delle tre mafie, le condanne oscillano tra 10 anni e 6 mesi e 16 anni.

Oltre ai 16 anni per Massimo Rosi, sono stati irrogati 14 anni e 4 mesi a Bernardo Pace, 12 anni a Michele Pace e 11 anni e 4 mesi a Domenico Pace, ritenuti legati al mandamento della provincia di Trapani; 14 anni a Filippo Crea, vicino alle cosche calabresi, e a Giuseppe Fidanzati, ritenuto contiguo alle famiglie palermitane di Cosa Nostra; 13 anni a Giovanni Abilone, originario di Castelvetrano, e a Pietro Mazzotta, inquadrato nel gruppo della camorra dei Senese.

Tra i rinviati a giudizio, il cui dibattimento si aprirà il prossimo 19 marzo davanti all’ottava sezione penale del Tribunale, figurano Paolo Aurelio Errante Parrino e Gioacchino Amico: il primo, indicato come referente in Lombardia degli uomini di Matteo Messina Denaro e parente del boss scomparso nel 2023; il secondo, ritenuto operativo per il clan dei Senese.

La lettura del dispositivo è durata oltre un’ora e si è svolta alla presenza di alcuni imputati.