13 gennaio 2026 - Aggiornato alle 11:16
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Le indagini

Shock allo Zen, pupazzo di un frate impiccato trovato vicino la chiesa: avvertimento o goliardia?

Pupazzo con le fattezze di un frate appeso con un cappio davanti alla chiesa dello Zen: indagini sulla possibile intimidazione a don Giovanni Giannalia, che incontra le istituzioni, chiede sostegno e nega legami col viaggio negli Usa.

Luigi Ansaloni

13 Gennaio 2026, 05:00

07:36

Shock allo Zen, pupazzo di un frate impiccato trovato vicino la chiesa: avvertimento o goliardia?

Un ritrovamento inquietante, in uno Zen che non smette mai di stupire. E non positivamente. Un pupazzo con le fattezze di un frate francescano è stato ritrovato nella notte tra sabato e domenica da una volante della polizia. Era appeso a un muro di via Nedo Nadi, a breve distanza dalla chiesa di San Filippo Neri, nello Zen 2 di Palermo, bersagliata da intimidazioni e non solo, con colpi di pistola alle porte, al contatore elettrico e non solo. Il pupazzo, questa la cosa inquietante, aveva un cappio al collo. Ovviamente il pensiero è andato subito al parroco del quartiere, don Giovanni Giannalia, finito nelle ultime settimane al centro delle intimidazioni. Indagini ovviamente sono in corso, a cui stanno lavorando gli investigatori della Squadra mobile e del commissariato Libertà, chiamati ad analizzare il macabro ritrovamento. Agenti che hanno anche trovato l'autore del gesto, che però non avrebbe fornito una spiegazione convincente.

Intanto, don Giovanni Giannalia, ha partecipato a un incontro svoltosi ieri in parrocchia con alcuni assessori comunali e i vertici dell’amministrazione. “Sono contento di questo primo incontro. Adesso attendiamo gli step per verificare quello che sarà fatto. Ho notato che sono stati presi degli impegni precisi.” “La speranza che da un evento negativo possa nascere qualcosa di buono per il quartiere. Noi viviamo un quotidiano difficile, quindi questo paradossalmente ci dà modo anche di affrontare le difficoltà”.

Nelle prossime ore il sacerdote partirà per un viaggio negli Stati Uniti insieme alla madre per raggiungere uno zio malato. Qualcuno, ovviamente, ha ricollegato le due cose, ma il parroco smentisce. “Doveva essere un periodo tranquillo dopo il Natale. Il viaggio era programmato non pensavo a tanto clamore. Fino a questa fine d’anno nessuno aveva mai sparato contro la chiesa”, aggiunge. “Ma io vedo un filo rosso che parte da fatti violenti di inizio d’anno, agli spari in centro, alla strage di Monreale e alla morte di Paolo Taormina. Non credo di essere io nel mirino, vedo certe azioni legate tra loro. Certo entrare nella testa di questi ragazzi non è semplice. Soltanto il Signore ci può riuscire. Io sto cercando di fare quello che posso davanti a una situazione del genere. Adesso credo di potere contare sul sostegno di tanti. Noi siamo un ordine missionario. Io sono inserito nella chat dei miei fratelli che si trovano a Gaza, in Ucraina, in Tanzania. Quello che succede qui non è certo paragonabile ai drammi che vivono i preti in quei territori. Quello che avviene qui è nulla rispetto a quelle tragedie”.