L’inchiesta
Truffa, lo “schema Ponzi” sbarca alle falde dell’Etna: «Vendeva obbligazioni e bond fantasma»
Un broker catanese al centro di oltre cinquanta denunce. Il legale: «Chiesto il sequestro di un cespito immobiliare». Codici pronto a presentare un altro esposto
Gli hanno affidato i risparmi di una vita. Dai 5.000 euro fino a cifre astronomiche di 200.000 e 300.000 euro. Cinquanta risparmiatori uniti dalla stessa disavventura. «Dove sono finiti i nostri soldi?», urlano disperati. In redazione sono arrivate oltre venti persone che si sentono truffate. Tutte dalla stessa persona. Un broker finanziario che per anni avrebbe conquistato la loro fiducia e poi li avrebbe convinti a fare investimenti fantasma. «Lo conosco da venti anni», dice un padre di famiglia che ha investito in obbligazioni e bot le somme che sarebbero servite per il futuro di suo figlio. Il centro di questa presunta truffa è Adrano. Ma la rete sarebbe molto più ampia: ci sono indizi che portano fuori anche dalla provincia di Catania. Insomma in Sicilia ci sarebbe un moderno Charles Ponzi. Le denunce alla guardia di finanza sono scattate: ora quindi spetta agli investigatori capire se siamo davvero davanti a una frode.
Molti dei risparmiatori che chiedono indietro le loro somme si sono rivolti all’associazione Codici, di cui è segretario regionale l’avvocato Manfredi Zammataro. Il legale sta preparando un esposto da depositare in Procura. «Il sistema si basava sul classico schema Ponzi - spiega Zammataro - cioè una piramide dove al vertice ci sarebbe stato chi sponsorizzava una serie di contratti di finanziamento, in particolare di investimento, offrendo interessi particolarmente allettanti, che andavano dal 5% fino ad arrivare al 10%. L’uomo, riuscendo a carpire la fiducia dei consumatori che, non avendo spesso un’alfabetizzazione finanziaria importante, riusciva a indurli a investire in dei prodotti che effettivamente si sono rivelati dei prodotti fantasma».
L’avvocato Francesco Messina sta seguendo più di dieci presunte vittime, che si sono già rivolte agli investigatori. «Nel corso del 2025 - racconta il penalista - nella città di Adrano si è verificato quello che in piccolo potremmo definire lo schema Ponzi. Diverse persone, attraverso la promessa fraudolenta di ottenere degli interessi superiori al saggio legale, cioè quello consentito dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, avevano affidato, attraverso transazioni conto corrente su conto corrente, ma addirittura alcune anche in contanti, centinaia e centinaia di migliaia di euro a un sedicente promotore finanziario. In realtà lo schema Ponzi qui è stato seriale. Il sottoscritto - spiega Messina - assiste una dozzina di persone che hanno presentato le stesse caratteristiche. Lo schema Ponzi prevedeva la promessa di interessi superiori al saggio legale: in questa maniera il sedicente promotore finanziario invogliava ad investire. Nel corso del tempo gli dava anche delle somme, in alcuni casi anche in contanti. Queste forme di pagamento hanno fatto dubitare i più accorti». Sono così partite le denunce. «Devo dire - afferma l’avvocato Messina - che il capitano della guardia di finanza della tenenza di Paternò è stato molto attento sul fenomeno, tant'è che ci ha messo in condizioni di lavorare in maniera piuttosto concreta. Possiamo dire di essere in sede di chiusura delle indagini. Avevamo chiesto però - spiega ancora il penalista - all'ufficio di procura la possibilità di intervenire perché, essendo la città di Adrano non una metropoli, attraverso una serie di passaparola avevamo capito che gran parte di questi soldi erano stati investiti in un cespite immobiliare, di cui ancora ne chiediamo il sequestro». Messina aggiunge che i suoi assistiti «oggi si sentono traditi dal sistema. Questa cosa certamente ha determinato una sfiducia nei confronti sia delle istituzioni finanziarie ma anche degli stessi professionisti che invece onestamente svolgono il loro lavoro».
L’avvocato Manfredi Zammataro definisce la vicenda inquietante: «Si parla di numerose famiglie che avevano riposto in questa persona la loro massima fiducia e che hanno investito tutti i loro risparmi. Non si parla di imprenditori con particolare esperienza in ambiti speculativi di borsa. Chiediamo che venga fatta luce e chiarezza su questi fatti e, soprattutto, che si possa mettere in sicurezza il patrimonio di questo soggetto, perché il vero timore che noi abbiamo è che nel frattempo sparisca tutto con l'ulteriore beffa per queste persone di non riuscire a vedere neanche un’eventuale restituzione di queste somme». Zammataro però vuole andare oltre i confini di Adrano: «Considerati i numeri di questa vicenda, vorremmo capire se effettivamente questa persona abbia agito da solo o se invece si tratta di una rete capillare di soggetti che sono finiti all'interno di quella che sembra una vera e propria truffa. Ci chiediamo come sia possibile che una persona da sola abbia potuto convincere e, soprattutto, sia potuta arrivare a tante persone non solo nell’ambito del comune di partenza, cioè della città di Adrano, ma sembrerebbe che queste stesse situazioni si siano venute a delineare nell'interland eteno e non solo». Facendo piccolo calcoli arriviamo a una presunta truffa a sei zeri.
