L'indagine
Colpo alla mafia di Enna: sequestrato patrimonio al successore del vecchio "zu Turi"
Bloccati aziende, terreni e mezzi all'uomo ritenuto vertice della "famiglia di Calascibetta" dopo l'operazione Cerberus
La Dia di Caltanissetta con il boss di Calascibetta
Il Tribunale di Caltanissetta, Sezione Misure di Prevenzione, ha emesso un durissimo decreto di sequestro patrimoniale ai sensi della normativa antimafia nei confronti di Carmelo Bruno, 65enne imprenditore agricolo di Calascibetta. Il provvedimento, proposto congiuntamente dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) e dalla Direzione Investigativa Antimafia (Dia) di Caltanissetta, ha portato al blocco di un vasto patrimonio stimato in circa 800.000 euro. L'operazione ha interessato l'intero complesso aziendale di Bruno, inclusi due imprese agricole, nove fabbricati, circa 35 ettari di terreni agricoli, sei veicoli agricoli e vari rapporti bancari intestati a lui o a familiari stretti.
Il profilo del boss: chi è Carmelo Bruno
Carmelo Bruno non è un nome nuovo nelle cronache giudiziarie ennesi. Già condannato in via definitiva per reati come associazione mafiosa, estorsione, detenzione illegale di armi da fuoco e traffico di stupefacenti, l'uomo è considerato dagli inquirenti il vertice della storica "famiglia di Calascibetta", uno dei clan più influenti nel "gotha" delle cinque cosche di Cosa Nostra ennese. Le indagini lo collocano al comando di un'organizzazione che, pur falcidiata da anni di repressione giudiziaria, mantiene un ruolo di primo piano nel territorio.
La pericolosità sociale di Bruno era già emersa nel 2022, quando il Tribunale di Caltanissetta gli impose la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per un periodo di due anni e sei mesi, come previsto dal Codice Antimafia. Figura discreta ma attenzionata da tempo dalla Dda di Caltanissetta, Bruno compare in numerose inchieste senza mai essere formalmente indagato in alcune, ma sempre come uomo di spicco. In particolare, le indagini sul gruppo mafioso di Leonforte lo hanno indicato come elemento chiave, fino a consacrarlo come reggente della famiglia xibetana. I suoi legami con boss storici come Gaetano Leonardo e Salvatore "Turi" Seminara – quest'ultimo coinvolto in operazioni come "Old One" della Dda di Caltanissetta e "Kronos" della Dda di Catania – testimoniano una rete consolidata di potere criminale.
L'operazione Cerberus
Il sequestro arriva sei anni dopo l'operazione antimafia "Cerberus", condotta dalla Squadra Mobile di Enna e dal Commissariato di Leonforte, sotto il coordinamento della Dda nissena. L'inchiesta portò all'arresto di Bruno insieme a due imprenditori edili ennesi: Giuseppe Di Venti e Antonio Giuseppe Falzone gestori dell'impianto di calcestruzzo Nuova Beton Srl in contrada Baronessa. Per circa trent'anni, i due avrebbero goduto di un vero monopolio nelle forniture di calcestruzzo per lavori pubblici e privati, grazie alla loro "vicinanza" a Cosa Nostra.
Tra gli appalti favoriti, spiccava quello per la costruzione di un supermercato di un grande marchio della grande distribuzione a Enna. Secondo gli investigatori, è stato proprio Bruno, assumendo il comando della famiglia, a garantire ai soci Di Venti e Falzone l'accesso privilegiato a queste commesse. In cambio, gli imprenditori avrebbero fornito sostegno economico alla cosca, passato informazioni riservate su bandi e appalti in fase di avviamento, e funguto da intermediari per imporre il "pizzo" – o "messa a posto" – alle imprese appaltatrici. Questo meccanismo assicurava protezione da danneggiamenti, intimidazioni e sabotaggi, in un sistema rodato di favoritismi mafiosi.
Meccanismi di contiguità e prove dalle indagini
Le indagini hanno raccolto solidi elementi probatori grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, che hanno indicato Di Venti e Falzone come "uomini vicini a Cosa Nostra ennese". L'azienda, che ha cambiato diverse denominazioni nel tempo, è finita nel mirino quando i pentiti ne hanno rivelato i legami con la criminalità organizzata. Gli imprenditori, soci da decenni, si adeguavano fedelmente alle direttive della cosca: quando richiesto, lasciavano spazio ad altre imprese per specifici appalti, dimostrando affidabilità e ubbidienza.
Bruno, dal canto suo, operava come figura di vertice, consolidando i rapporti con le reggenze precedenti. Le attività investigative della Dia si sono concentrate sull'individuazione di patrimoni illeciti, spesso nascosti tramite prestanome compiacenti. Il tenore di vita di Bruno, sproporzionato rispetto ai redditi ufficiali, ha fornito la base per il sequestro, mirato a smantellare le ricchezze accumulate con la mafia e a tutelare il tessuto economico sano di Enna e provincia.
Impatto sull'Economia Legale e Prospettive
Questo colpo preventivo si inserisce in una strategia più ampia di aggressione ai patrimoni mafiosi, agendo sulla parte economica della criminalità organizzata. Con l'operazione della Dia priva Bruno dei suoi beni. La Dia e la Dda di Caltanissetta continuano a monitorare il territorio ennese, storicamente feudo mafioso, per prevenire la rigenerazione di clan e monopoli illeciti.