inchiesta della dda
Tentata estorsione per un omicidio mai commesso, in manette rampollo della famiglia Grassonelli
Finito in cella il figlio di Gigi, boss dell’omonimo clan stiddaro, ucciso nella prima strage di Porto Empedocle del 1986
Tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Con questa contestazione i carabinieri del Nucleo Investigativo di Agrigento hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Palermo su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di Giuseppe Grassonelli, 43 anni, di Porto Empedocle, già coinvolto nel 2011 nell’operazione Hardom.
Grassonelli è figlio di Gigi, boss dell’omonimo clan stiddaro, ucciso nella prima strage di Porto Empedocle del 1986.
Dalle intercettazioni, secondo quanto emerge dagli atti, il quarantatreenne, in concorso con un 57enne di Favara, avrebbe posto in essere “reiterati atti di intimidazione compiuti tramite chiamate audio e messaggi contenenti minacce esplicite”, nei confronti di un uomo residente in Germania, per ottenere la somma residua di 6.000 euro costituente una parte del corrispettivo versato per commettere un omicidio rimasto poi ineseguito.
L’inchiesta si inserisce in un’attività investigativa che, lo scorso 24 maggio, aveva portato all’arresto di un pregiudicato 38enne di Porto Empedocle: durante una perquisizione domiciliare, i militari dell’Arma gli avevano trovato una pistola semiautomatica Beretta 96 Combat S&W con matricola abrasa, un caricatore con 11 cartucce e una maschera in plastica raffigurante il volto di Salvador Dalí.
Un intervento che, a giudizio degli investigatori, ha di fatto impedito il compimento del delitto. Nel corso delle perquisizioni eseguite all’alba a carico di Grassonelli, sono stati inoltre rinvenuti e sequestrati due revolver, calibro 22 e 38 Special (quest’ultimo con matricola abrasa), insieme a vario munizionamento.
Espletate le formalità di rito, l’indagato è stato trasferito nella Casa circondariale di Agrigento.