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Catania

Cgil, Cisl e Uil al sindaco Trantino: "Confronto vero su Piano Immobili o niente passerelle"

I sindacati aprono anche sul tema della riqualificazione della zona industriale e delle periferie

Redazione La Sicilia

13 Gennaio 2026, 15:34

Cgil, Cisl e Uil al sindaco Trantino: "Confronto vero su Piano Immobili o niente passerelle"

«Non è mai troppo tardi. Se davvero il sindaco di Catania e della Città metropolitana Enrico Trantino vuole avviare oggi un percorso di confronto con Cgil-Cisl-Uil, come ha annunciato lui stesso parlando del Piano degli Immobili pubblici, noi ci siamo».

I sindacati aprono al dialogo, ma pongono paletti chiari: no a operazioni di facciata, sì a un confronto autentico, partecipato e concreto. A sottoscrivere una lettera aperta al primo cittadino sono i segretari generali Carmelo De Caudo (Cgil), Maurizio Attanasio (Cisl) ed Enza Meli (Uil), che richiamano la necessità di scelte condivise, di una visione complessiva e di impegni verificabili.

I dossier indicati sono noti e non più rinviabili: zona industriale; periferie e rigenerazione urbana e sociale; servizi sociali e sanitari; lavoro e presidio dello Stato. «È su questi nodi strutturali, sottolineano, che si misura la credibilità dell’amministrazione».

Per le confederazioni, l’apertura di un tavolo è un atto dovuto, in virtù del ruolo che esse rappresentano e nei confronti di lavoratori e cittadini: dei giovani costretti a partire da una provincia che perde popolazione e prospettive, e dei pensionati, sempre più soli in un territorio esposto a una progressiva desertificazione sociale.

«Non è casuale – spiegano Cgil, Cisl e Uil – che il primo tema indicato sia la zona industriale di Catania, principale polo produttivo dell’area etnea e tra i più rilevanti del Mezzogiorno».

Da tempo i sindacati denunciano un profondo degrado infrastrutturale e gestionale, frutto dell’assenza di una governance stabile e di un piano organico e integrato di rilancio.

I 50 milioni di euro annunciati da Comune e Regione costituiscono, per le sigle, un’occasione da non sprecare, pur non bastando a sanare tutte le criticità. Quei fondi, evidenziano, vanno spesi con qualità progettuale e tempi certi, completando le opere entro il 2029 e superando una visione frammentaria e riduttiva, limitata alla sola viabilità.

Restano infatti irrisolti nodi cruciali: la mancanza di un piano complessivo di sicurezza, le carenze delle reti idrica ed elettrica, dell’illuminazione pubblica e del sistema fognario e idraulico, con ricadute dirette su sicurezza, produttività e qualità del lavoro.

Da qui la richiesta di un cambio di passo che includa sicurezza, gestione dei rischi industriali e ambientali, prevenzione del dissesto, tutela della salute dei lavoratori e una valorizzazione complessiva dell’area, oltre all’istituzione di una sede stabile di confronto tra istituzioni e parti sociali.

Forte anche il richiamo all’emergenza delle periferie, descritte come veri e propri non luoghi segnati da disuguaglianze strutturali, povertà economica, educativa e abitativa, carenza di servizi, fragilità diffuse e un profondo senso di abbandono. Una condizione che alimenta esclusione sociale e sfiducia verso le istituzioni e il rispetto delle regole comuni.

Sul fronte della rigenerazione urbana e sociale, Cgil, Cisl e Uil ribadiscono che le disuguaglianze territoriali non sono un destino ineluttabile, ma l’esito di scelte politiche e del progressivo arretramento della presenza pubblica. La risposta, sottolineano, non può essere frammentaria né emergenziale, ma deve tradursi in una strategia organica e strutturata, capace di andare oltre il mero recupero fisico degli spazi e di mettere al centro persone, diritti, legalità, lavoro dignitoso e coesione sociale, attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali e delle parti sociali.

In questo quadro, spiegano De Caudo, Attanasio e Meli, le direttrici prioritarie riguardano: la riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e privato, con particolare attenzione all’edilizia residenziale pubblica, alla sicurezza, alla manutenzione e all’efficientamento energetico; la rigenerazione e la cura degli spazi comuni; il potenziamento dei servizi essenziali; la valorizzazione dell’associazionismo, del terzo settore e delle reti civiche.

Centrale, aggiungono, è il rafforzamento della presenza dello Stato e delle istituzioni nei territori, per il quale annunciano la richiesta di un incontro specifico con il prefetto di Catania, anche nella sua qualità di presidente del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Tali interventi, rimarcano, devono essere accompagnati da politiche attive del lavoro, investimenti pubblici di qualità e da un impiego trasparente ed efficace delle risorse nazionali ed europee, a partire dal PNRR, in grado di garantire occupazione stabile, sicurezza sui luoghi di lavoro e un contrasto concreto al lavoro nero e precario.

Capitolo sanità: Cgil, Cisl e Uil chiamano in causa anche la Città Metropolitana e il sindaco nel rappresentare il disagio delle aree interne, colpite da un progressivo ridimensionamento dell’offerta ospedaliera, particolarmente evidente nei comuni più distanti dal capoluogo, da Bronte a Caltagirone, da Militello a Giarre. «Non si può prescindere dai bisogni reali delle persone e dalle distanze effettive tra i territori, aggravate dalle condizioni spesso critiche della rete stradale» – concludono De Caudo, Attanasio e Meli.

È una battaglia che combattiamo da anni e nella quale vorremmo sentire, forte e autorevole, la presenza del sindaco della Città Metropolitana di Catania. A lui rinnoviamo, con fermezza e spirito costruttivo, l’invito a riprendere la strada del dialogo sociale, fondato sulla responsabilità condivisa e sulla visione comune di una Catania che possa finalmente ritrovare la propria dignità civile, sociale e istituzionale. Restiamo in attesa di un riscontro, come sempre disponibili al confronto.

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