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Animali

A Milo nasce "dal basso" il regolamento per combattere il randagismo

Cani di quartiere sterilizzati e microchippati, tutor volontari, pet therapy e norme per proprietari e colonie feline

Carmela Marino

13 Gennaio 2026, 16:29

A Milo nasce "dal basso" il regolamento per combattere il randagismo

A Milo è in arrivo un Regolamento comunale per la prevenzione e la gestione del randagismo. Si tratta di un testo nato “dal basso”, esempio virtuoso di cittadinanza attiva che raccoglie idee ed esperienze di tutor dei cani di quartiere e di famiglie adottive, da anni impegnati nella tutela dei “quattro zampe” più vulnerabili.

Molti di questi animali provengono da cucciolate indesiderate, abbandonate sull’Etna da proprietari senza scrupoli: alcuni hanno trovato una casa, altri – sterilizzati, microchippati e nutriti quotidianamente dai volontari – a Milo assumono lo status di “cane di quartiere”. Riconoscibili dal collarino rosso e da una medaglietta con nome e recapito del tutor, vivono liberi sul territorio, si prestano a occasionali momenti di “pet therapy” con residenti e visitatori e possono sempre contare su chi li accudisce, soprattutto d’inverno, quando le rigide temperature del vulcano impongono ripari notturni adeguati.

Il Regolamento, redatto dall’assessora al Randagismo Imma Sciara e di prossima discussione in Consiglio comunale, è stato presentato in anteprima alla comunità dal sindaco, Alfio Cosentino, e dalla stessa Sciara durante l’incontro pubblico “Le 4 zampe di Milo”, promosso dall’associazione Trucioli, presieduta da Lavinia Lo Faro.

Sono state raccontate storie di adozione a lieto fine – dal 2018 a oggi – di Orsa, Stella, Luna, Linda, Lucia, Macchia, Hope, Zeus, Simba, Willy, Ygor e Zaira.

Tra i “cani di quartiere” spicca Mongolfiera, protagonista di un progetto di ricerca dell’Università di Costanza, in Germania: dotata di un collare GPS, è monitorata nei suoi spostamenti sul vulcano, soprattutto in relazione all’attività sismica ed eruttiva dell’Etna.

“Le 4 zampe di Milo” ha fatto tappa anche nel plesso di Milo dell’Istituto Comprensivo “Federico De Roberto” ed è un’attività inserita in un progetto sostenuto da Fondazione con il Sud.

L’incontro, occasione di condivisione e restituzione alla cittadinanza, ha messo in luce il prezioso e gratuito impegno dei volontari e delle famiglie adottive. Hanno portato il loro contributo Angela Carbone, dirigente dell’Asp veterinaria di Giarre, e Tiziana Genovese dell’OIPA, sezione Paesi Etnei, che ha illustrato il lavoro delle guardie zoofile nella prevenzione dei reati contro gli animali. L’appuntamento è stato ospitato dalla Pro Loco di Milo, guidata da Alfredo Cavallaro.

Il Regolamento comunale, che sarà discusso a breve dall’assemblea cittadina, si ispira ai valori della Dichiarazione universale dei diritti degli animali. Prevede azioni per favorire una convivenza responsabile e per il controllo e la vigilanza contro violenze e abbandoni; stabilisce gli obblighi dei proprietarivaccinazioni, microchippatura, controllo della riproduzione, cure veterinarie, passeggiata al guinzaglio e, ove necessario, museruola – e i divieti, quali addestramento violento, mutilazioni e sfruttamento.

Sono tutelate anche le colonie feline e l’operato dei gattari, con raccomandazioni sulla sterilizzazione, la pulizia delle aree e il divieto di rimozione o danneggiamento delle ciotole per l’alimentazione; attenzione particolare è riservata anche a equidi, volatili e animali esotici.

“L’incontro – spiega Lavinia Lo Faro (Trucioli) – è stato importante per condividere i risultati raccolti dal 2018 ad oggi nel contrasto al randagismo a Milo e nelle sue borgate. Abbiamo messo in dialogo gli enti: Comune, Asp e Oipa. Ma anche perché, grazie al Comune di Milo, avremo presto uno strumento normativo per il contenimento del randagismo che tutela e garantisce tutti i processi che noi volontari facciamo da anni senza una ratio giuridica”.

Imma Sciara, prima assessora al randagismo del Comune di Milo, rivendica il valore del percorso e il contributo concreto nella prevenzione del fenomeno: “Il cane randagio non va trascurato, ma va curato e seguito per tutelare il territorio e le persone. Credo che questo sia stato un percorso importante e formativo per tutta la comunità”.