14 gennaio 2026 - Aggiornato alle 08:55
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Le indagini

Il pupazzo impiccato su un muro dello Zen, l'avvertimento e la sfida a don Giannalia: pochi dubbi sull'intimidazione

Luigi Ansaloni

14 Gennaio 2026, 07:00

Pupazzo parroco

Il pupazzo trovato allo Zen

Nessuno ha pensato a uno scherzo. In tanti, troppi, hanno pensato a un’intimidazione. Dopotutto, il macabro ritrovamento allo Zen 2 di un pupazzo impiccato con le fattezze di un frate non poteva passare inosservato. Il pensiero è corso immediatamente al parroco del quartiere, don Giovanni Giannalia, finito nelle ultime settimane al centro delle minacce. E qualcuno ha poi pensato anche alla sua partenza. In molti, tra i padiglioni dello Zen, pensano che questo, insieme a tante altre cose, sia stato uno dei motivi per il viaggio che Don Giovanni (amatissimo dalla stragrande maggioranza del quartiere) ha deciso di intraprendere. Perché pochi dubbi che il pupazzo impiccato sia un’intimidazione, un messaggio. Nessuno però parla di una fuga, perché padre Giannalia non è certo il tipo, e lo ha ampiamente dimostrato. Che il consiglio di allontanarsi e far calmare le acque sia arrivato, in molti mettono la mano sul cuoco.

Nella notte tra sabato e domenica una pattuglia della polizia ha scoperto un fantoccio con le sembianze di un frate francescano appeso con un cappio a un muro di via Nedo Nadi, a breve distanza dalla chiesa di San Filippo Neri. L’area come detto è da tempo bersaglio di atti intimidatori, con colpi di pistola esplosi contro portoni, contatori elettrici e non solo. Sull’episodio indagano gli investigatori della Squadra mobile e del commissariato Libertà, impegnati ad analizzare tutto, anche sentendo i residenti. Gli agenti intanto avrebbero individuato l’autore del gesto, che però non avrebbe fornito una spiegazione convincente, ovvero quella della goliardata.

Per quindici giorni Don Giovanni Giannalia nella sua parrocchia sarà sostituito da Don Filippo, che gli abitanti conoscono già. Don Giannalia ha partecipato all’incontro con alcuni assessori comunali e i vertici dell’amministrazione. «Sono contento di questo primo incontro. Adesso attendiamo gli step per verificare quello che sarà fatto. Ho notato che sono stati presi degli impegni precisi», aveva detto. Don Giannalia aveva già annunciato la partenza per gli Stati Uniti insieme alla madre per raggiungere uno zio malato. Qualcuno ha collegato il viaggio alle recenti tensioni, ma il parroco smentisce: «Doveva essere un periodo tranquillo dopo il Natale. Il viaggio era programmato non pensavo a tanto clamore. Fino a questa fine d’anno nessuno aveva mai sparato contro la chiesa», aggiunge. Qualcuno, come detto, nel quartiere non la pensa così. La reazione agli atti intimidatori alla chiesa di Don Giannalia (sacrosanta, dovuta, coraggiosa) per qualcuno sarebbe stata troppo veemente, così forte da far accendere, ancora una volta e in maniera fortissima, i fari sul quartiere. E tanta luce, si sa, non fa bene agli affari, in certe situazioni. In più, non sarebbero piaciute alcune dichiarazioni sulla strage di Monreale e sull’omicidio di Paolo Taormina, delitti con loZen sullo sfondo. «Vedo un filo rosso che parte da fatti violenti di inizio d’anno, agli spari in centro, alla strage di Monreale e alla morte di Paolo Taormina. Non credo di essere io nel mirino, vedo certe azioni legate tra loro. Certo entrare nella testa di questi ragazzi non è semplice. Soltanto il Signore ci può riuscire. Io sto cercando di fare quello che posso», aveva detto Don Giannalia.