Sanità
Farmacia del Cervello, protesta dei malati cronici e immunodepressi
La criticità segnalata riguarda "modalità organizzative che appaiono non compatibili con la condizione di fragilità dei pazienti: distribuzione dei farmaci concentrata in una finestra oraria molto limitata (9,30–13,30) e assenza di spazi interni adeguati per l’attesa. Tutto ciò determina lunghe code"
Pazienti cronici e immunodepressi costretti ad attendere all’aperto, esposti al freddo e alle intemperie, per poter ritirare farmaci biologici salvavita. È quanto accade da tempo presso la Farmacia ospedaliera dell’ospedale Cervello di Palermo, secondo numerose segnalazioni raccolte dall’Associazione Amici Ets, che tutela a livello nazionale le persone affette da malattie infiammatorie croniche intestinali.
Si legge in una nota dell'associazione, che prosegue: "Amici ha inviato una segnalazione formale tramite pec il 30 dicembre, indirizzata alla Direzione generale, alla Direzione sanitaria, alla Farmacia ospedaliera, all’Ufficio relazioni con il pubblico e, per conoscenza, all’Assessorato regionale alla Sanità. A fronte dell’assenza di riscontri, l’associazione ha inviato due ulteriori solleciti, il 7 e il 9 gennaio, senza tuttavia ricevere risposta".
La criticità segnalata riguarda "modalità organizzative che appaiono non compatibili con la condizione di fragilità dei pazienti: distribuzione dei farmaci concentrata in una finestra oraria molto limitata (9,30–13,30) e assenza di spazi interni adeguati per l’attesa. Tutto ciò determina lunghe code all’esterno della farmacia, anche in caso di pioggia o di basse temperature".
"Parliamo di persone con patologie croniche, oncologiche, immunodepresse e spesso già gravate da un carico significativo di cure, visite e terapie, che dovrebbero essere tutelate e non esposte a rischi evitabili – dichiara Salvatore Leone, direttore generale di Amici Ets –. È inaccettabile che l’inefficienza organizzativa ricada sui pazienti, costretti a scegliere tra la propria salute e condizioni di attesa indegne di un servizio sanitario pubblico. A preoccupare ulteriormente – aggiunge Leone – non è solo il disservizio in sé, ma il mancato riscontro da parte delle istituzioni competenti, nonostante ripetute comunicazioni ufficiali. Il silenzio rischia di normalizzare una situazione che invece richiede un intervento urgente".
L’Associazione ribadisce la propria disponibilità a un confronto costruttivo per individuare soluzioni organizzative concrete, già adottate con successo in altre realtà sanitarie, ma chiede una presa di responsabilità chiara e tempestiva, nel rispetto della dignità e della sicurezza dei pazienti.