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il caso

Quando il disastro diventa routine: il nuovo volto dell’Italia

Il capo dei Vigili del Fuoco racconta un Paese colpito ovunque e senza pause. L’emergenza climatica è ormai la nuova normalità

Massimo Leotta

14 Gennaio 2026, 13:09

Quando il disastro diventa routine: il nuovo volto dell’Italia

«C’è stata una perdita di stagionalità del rischio». Con parole nette e senza giri di frase, Eros Mannino, capo del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, ha descritto davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico una trasformazione profonda e ormai strutturale del quadro emergenziale italiano. Il clima, ha spiegato, è entrato in una fase di instabilità permanente, caratterizzata da una degenerazione della regolarità climatica che rende imprevedibili e continui gli eventi estremi.

Non esistono più stagioni “sicure”. Gli interventi di soccorso si distribuiscono ormai lungo tutto l’arco dell’anno, con una pressione costante sulle strutture operative. «Siamo chiamati a intervenire in tutti i mesi dell’anno», ha sottolineato Mannino, parlando di una condizione che è diventata quasi permanente e che impone una revisione profonda dell’organizzazione del soccorso pubblico.

Il 2023 come punto di svolta

Secondo il capo dei Vigili del Fuoco, il 2023 rappresenta uno spartiacque operativo. In Emilia-Romagna, in soli tre mesi, furono effettuati circa 20 mila interventi legati a danni d’acqua e rischio idrogeologico. Un dato che, da solo, fotografa l’intensità degli eventi e la concentrazione delle emergenze in periodi sempre più brevi. Complessivamente, il Corpo nazionale arriva a gestire circa un milione di interventi l’anno, ma è la simultaneità degli eventi a rendere il sistema sempre più sotto stress.

La conferma nel 2024, l’escalation nel 2025

Nel 2024, la tendenza si è consolidata: eventi simili si sono verificati in ogni mese dell’anno e in diverse aree del Paese, spesso in contemporanea. Sei regioni colpite nello stesso momento hanno imposto una gestione «a mosaico» degli interventi, con una distribuzione creativa delle risorse, che però non sono infinite.

Il 2025, nelle parole di Mannino, ha segnato una fase ancora più critica. «La situazione è stata delirante in termini operativi», ha affermato, descrivendo un’Italia colpita in tutte le sue aree, con emergenze continue e senza pause temporali. Un quadro che ha messo in difficoltà l’intero sistema di risposta.

Emergenze diffuse, non più episodiche

Il cambiamento più significativo riguarda la natura stessa delle emergenze. Non si tratta più di eventi isolati o localizzati, ma di fenomeni diffusi, estesi e spesso simultanei, capaci di mettere in crisi la capacità di risposta complessiva. «L’emergenza non è più un evento puntuale», ha ribadito Mannino, ma una condizione strutturale con cui il Paese deve imparare a convivere.

Una sfida strutturale per il futuro

La fotografia scattata dal capo dei Vigili del Fuoco impone una riflessione profonda. La perdita di stagionalità del rischio non è solo un problema operativo, ma una sfida sistemica che riguarda prevenzione, pianificazione territoriale, investimenti e adattamento climatico. In un contesto di eventi sempre più violenti e uniformemente distribuiti sul territorio, la risposta non può limitarsi all’emergenza, ma deve diventare strutturale.

Il messaggio è chiaro: il cambiamento climatico ha già modificato il volto del rischio in Italia. E il sistema di protezione e soccorso è chiamato ad affrontare una nuova normalità, fatta di emergenze continue, risorse sotto pressione e interventi senza stagioni.