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Il caso

Quel capolavoro conteso di Van Dyck, il faccia a faccia tra Chiesa e Regione

L'assessorato dei Beni culturali "rivuole" il dipinto, che però fu pensato per il monastero di Santa Caterina, dove è tornato il 23 dicembre

Francesca Landolina

14 Gennaio 2026, 18:18

18:59

Quel capolavoro conteso di Van Dyck, il faccia a faccia tra Chiesa e Regione

Dopo un secolo di assenza, la Madonna del Rosario di Antoon Van Dyck è tornata nella chiesa per cui era stata pensata. Dal 23 dicembre scorso la tela è di nuovo nella chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, segnando un passaggio simbolico e concreto nella recente storia del patrimonio palermitano. Un ritorno che ha riacceso il dibattito e mobilitato cittadini, studiosi ed esperti, uniti nel chiedere che l’opera resti stabilmente nella sua “casa”.

Il dipinto, proprietà del Fondo Edifici di Culto, era stato custodito nel monastero domenicano fino al 28 novembre 1922, quando fu trasferito «provvisoriamente» a Palazzo Abatellis. Un deposito temporaneo durato cento anni. Oggi, nonostante il rientro avvenuto in occasione della riapertura della chiesa restaurata, l’Assessorato regionale ai Beni culturali ha chiesto che l’opera possa tornare a Santa Caterina solo in periodi limitati, indicazione firmata dal dirigente generale Mario La Rocca. Una posizione che incontra forti resistenze. «Il complesso di Santa Caterina è un unicum inscindibile», sottolinea l’ex dirigente generale Marilena Volpes, ricordando come le monache avessero commissionato il dipinto per la loro preghiera quotidiana. Anche il cda del Fec, il 31 maggio 2024, ha deliberato il rientro definitivo dell’opera, scelta ribadita da monsignor Giuseppe Bucaro, rettore del complesso. Databile intorno al 1624 e appartenente alla stagione siciliana di Van Dyck, la Madonna del Rosario si distingue per un tono intimo e misurato. Un’immagine pensata per uno spazio preciso, dove sacro e quotidiano si incontrano. Per questo, oggi più che mai, il suo ritorno a Santa Caterina appare non solo legittimo, ma necessario.