caltagirone
«Prove schiaccianti contro Bellia, è colpevole»
La parte civile al processo Floridia: «L’imputato mostrò il luogo del delitto»
Quattro ore di discussione per concludere sollecitando, in sintonia con la pubblica accusa, la condanna dell’imputato. L’avvocato Giuseppe Fiorito, legale di parte civile (assiste la madre e il fratello della povera ragazza), è intervenuto ieri mattina nel processo di secondo grado, in corso di svolgimento davanti ai giudici della terza sezione della Corte d'assise d'appello di Catania - presidente Elisabetta Messina - per il “giallo” legato alla scomparsa di Simona Floridia, la diciassettenne di Caltagirone che, il 16 settembre 1992, uscita per una passeggiata con le amiche, non tornò più a casa.
Il legale si è pertanto associato alla richiesta avanzata nell’udienza dello scorso 10 dicembre dal Pm del giudizio d’appello, l’ avvocato generale Angelo Busacca: conferma della condanna, inflitta in primo grado all’imputato Andrea Bellia (che si è sempre professato innocente e continua a sostenere la propria assoluta estraneità ai fatti) a 21 anni di reclusione, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, all’interdizione dalla potestà genitoriale per la durata della pena e al pagamento di una provvisionale ai familiari, per omicidio aggravato dai futili motivi. Tre i punti su cui l’avvocato Fiorito ha fondato la tesi di colpevolezza: «La telefonata intercettata fra il teste-chiave e la sua ragazza, in cui il primo riferiva che Bellia gli aveva confessato l’omicidio; altre due dichiarazioni accusatorie dello stesso teste, che raccontò agli inquirenti che l’imputato gli aveva mostrato il luogo del delitto (Monte San Giorgio) e, in ospedale, quando temeva di rimanere paralizzato dopo un incidente stradale, gli aveva nuovamente confessato di essere stato lui a far sparire Simona; le piste alternative non hanno avuto alcun riscontro processuale e le dichiarazioni dei testi volgono tutte verso la responsabilità dell’imputato». Prossima udienza il 9 febbraio per l’arringa dell'avvocata Pilar Castiglia, che difende Bellia.