14 gennaio 2026 - Aggiornato alle 22:51
×

Il ricorso

Assegno sociale: donna di 75 anni non dovrà restituire 8.300 euro all'Inps

Il tribunale dà ragione a una vedova catanese assistita da un'avvocata dell'Unsic

Redazione Catania

14 Gennaio 2026, 20:31

Assegno sociale: donna di 75 anni non dovrà restituire 8.300 euro all'Inps

L’avvocata Clelia Principato, che collabora con l’Unsic (Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori), ha vinto una causa contro l’Inps, ottenendo l'annullamento di un presunto indebito assistenziale per un importo pari a 8.298,29 euro.

All’assistita, una donna di oltre 75 anni, vedova e priva di qualsiasi reddito, compresa la pensione di reversibilità, l’Inps aveva notificato un provvedimento con cui chiedeva la restituzione integrale dell’assegno sociale percepito dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015, sostenendo l'assenza di un diritto alla prestazione. Una richiesta pesante e priva di fondamento, secondo la difesa.

«La signora si è rivolta a noi dopo aver ricevuto la richiesta di restituzione», spiega l'avv. Principato. «Abbiamo presentato ricorso amministrativo chiarendo che, nell’anno contestato, non aveva percepito alcun reddito diverso dall’assegno sociale erogato dalla stessa Inps».

Il ricorso amministrativo è stato rigettato: da qui, il passaggio in sede giudiziaria. Nel giudizio davanti al Tribunale, l’Inps ha sostenuto la decadenza dal beneficio per mancata comunicazione dei redditi, facendo riferimento all'obbligo dichiarativo previsto per i percettori di prestazioni assistenziali. Un’interpretazione contestata e smentita in aula.

«La normativa prevede l'obbligo di comunicare solo i redditi che incidono sulla prestazione», sottolinea l'avvocatа Principato. «Se il cittadino percepisce esclusivamente l’assegno sociale, erogato dall’Inps stessa, non esiste alcun reddito rilevante da dichiarare. L’Ente è già perfettamente a conoscenza di quelle somme».

Il Tribunale, nel giro di circa quattro mesi, ha accolto integralmente il ricorso e l'indebito è stato annullato. La donna non dovrà restituire quasi 9.000 euro.

Una decisione importante, ma non isolata. «Questa sentenza si inserisce nel solco di numerosi precedenti in materia di indebito assistenziale», evidenzia Principato. «Pronunce che l’Inps, troppo spesso, continua a ignorare».

A conferma di ciò, dopo la notifica della sentenza, l'Istituto ha avanzato una nuova richiesta di restituzione, riferita all'annualità successiva. Ancora una volta per gli stessi motivi.

«Abbiamo ripresentato il ricorso amministrativo», dice l'avvocata. «Questa volta è stato accolto. Evidentemente il precedente giudiziario era chiaro».

Il messaggio finale è rivolto a chi si trova in situazioni analoghe. «Non bisogna subire passivamente», conclude l'avvocata Principato. «Rivolgersi a un sindacato o a un legale è fondamentale. Parlare di questi problemi permette di difendere i propri diritti. E spesso, di vincere».