la delibera
Ballarò, consiglio comunale al traguardo: «No all'ingrosso, salvata la storia del mercato»
I capannoni saranno destinati a pescivendoli, macellai e agroalimentare
Ingrosso, vade retro. Mercatari storici (ri)valorizzati, funzione dei capannoni delineata. Il pasticciaccio si dipana all’improvviso, sotto i colpi di bacchetta magica delle interpretazioni normative che “salvano” Ballarò dalla sorte di mercato all’ingrosso. Compresa l’ultima, fatta propria dal segretario generale, dell’ufficio legislativo della Regione sui termini di scadenza dei fondi europei, redivivi dal termine vicinissimo di marzo 2026 allo stesso mese del 2028.
E di «miracolo insperato» sussurra qualche consigliere, a partire da Giulia Argiroffi di Oso e Mariangela Di Gangi del Pd, unendo soddisfazione per un risultato condiviso - stesso tono pacificato è usato dal capogruppo meloniano Giuseppe Milazzo - al «rammarico per anni persi dentro un groviglio di interpretazioni errate che stava portando Ballarò a perdere identità». Ma va bene, troppo bello per essere vero, come conferma il presidente della sesta commissione Ottavio Zacco, che con il partito del sindaco al completo sottolinea «il metodo di lavoro fondato sul confronto costruttivo». Certo, molto resta da fare, dalle misure per l’emersione del nero alla tutela dei piccoli esercizi, non solo a Ballarò ma pure al Capo e alla Vucciria (zone Zto A) che andranno risparmiati dall’estensione delle quadrature massime dei negozi di vicinato da 200 a 600 metri quadrati in centro, fino alle pedonalizzazioni.
Tutto contenuto nell’ordine del giorno illustrato dalla stessa Argiroffi e approvato sulla lunga onda unanimistica di un sollievo condiviso. Quanto alle strutture coperte, il capannone più ampio ospiterà gli «esercizi ittici e zootecnici», leggasi pescivendoli e macellai, e l’altro le attività agroalimentari, cioè frutta, verdura e cibo in genere.
«Abbiamo scongiurato - si legge nella nota dell’opposizione - un grave colpo all’identità. La nostra battaglia ha ribaltato l’impostazione dell’amministrazione, che intendeva ostinatamente destinare la struttura coperta alla vendita all’ingrosso. Prevale la linea dell’opposizione: avviare la regolarizzazione degli operatori che vivono in una condizione di irregolarità. Questa è la priorità, poi sarà possibile ricorrere alle norme ordinarie, nel rispetto dei principi di trasparenza e di libera concorrenza, per l’assegnazione dei posteggi e degli stand liberi. Fondamentale attivare percorsi di accompagnamento economico degli operatori che intendono uscire dalla condizione di irregolarità.» L’assessore alle Attività produttive Giuliano Forzinetti sostiene invece che «l’atto consente di superare una fase di stallo e di correggere le criticità e i vizi della precedente deliberazione, già sollevati dall’amministrazione e confermati dagli uffici».