L'insediamento
Trapani, nuovo procuratore aggiunto Luciani si insedia con un curriculum di ferro: da via D’Amelio a Roma, la Procura riparte dopo l’annus horribilis
Esperto delle stragi di mafia in Sicilia che porta rigore probatorio e nuova spinta a una procura in crisi
Si è svolta oggi al Tribunale di Trapani la cerimonia di insediamento di Stefano Luciani, 53enne romano con 24 anni di carriera in magistratura, nominato nuovo procuratore aggiunto. Proveniente dalla Dda di Roma dopo un lungo periodo come sostituto procuratore a Caltanissetta, Luciani porta con sé un’esperienza di prim’ordine nelle indagini sulle cosche mafiose siciliane e romane, che ha conquistato elogi da figure di spicco come il procuratore Gabriele Paci, la procuratrice generale di Palermo Lia Sava e l’ex capo dei pm nisseni Sergio Lari. L’evento, presieduto dal giudice Alessandra Camassa, ha riunito anche i procuratori di Agrigento Giovanni Di Leo e di Marsala Fernando Asaro, segnando un momento di rilancio per una Procura falcidiata da croniche carenze organiche.
Laureato con lode e formatosi sotto la guida di Lari, Luciani ha lasciato il segno riaprendo le indagini sulla strage di via D’Amelio del 1992, che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e alla scorta. Le rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza sul depistaggio dell’inchiesta permisero di riscrivere capitoli cruciali di quella pagina nera della storia italiana, smascherando ombre e manipolazioni che avevano inquinato anni di processi. Paci ha voluto sottolineare proprio questo percorso, lodando Luciani come un magistrato legato all’analisi del fatto, formato alla cultura della prova e non incline a seguire suggestioni. Un profilo ideale, ha aggiunto, per chi sa leggere a fondo le carte processuali evitando molti equivoci che in passato hanno rallentato la giustizia.
L’arrivo di Luciani colma una lacuna pesantissima: la Procura di Trapani, ha ricordato Paci, ha chiuso un “annus horribilis” con una carenza di organico del 63%, tra pensionamenti e ritardi nelle nomine. Oggi, davanti a toghe e autorità locali, si è respirata aria di rinascita per un distretto dove le indagini su mafie, traffici e criminalità organizzata richiedono squadre al completo. I sostituti procuratori trapanesi hanno accolto con fiducia il nuovo aggiunto, consapevole delle sfide del territorio: da anni Trapani è teatro di operazioni contro clan radicati, dal marsalese al belicino, con sequestri e arresti che tengono alta la tensione. L’ex pm di Caltanissetta Lari e la pg Sava hanno entrambi evocato il passato condiviso, riaffermando come l’esperienza di Luciani sulle stragi di mafia sia un’arma preziosa contro le reticenze e i depistaggi che ancora aleggiano.
Per Trapani, questa nomina non è solo un riempimento di caselle: è un segnale forte di continuità con la stagione dei pool antimafia, da Borsellino a Falcone. Mentre la Sicilia giudiziaria si riorganizza, Luciani eredita un’eredità pesante ma con gli strumenti per affrontarla: rigore probatorio e fiuto investigativo. La città, con il suo porto strategico e le rotte del malaffare, ha bisogno di procure agguerrite. Oggi, davanti al Tribunale, è iniziato un nuovo capitolo: la lotta alla mafia riparte da un romano doc, trapiantato nel cuore del trapanese.