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la guerra dell'acqua

"Il lago Arancio è come la Groenlandia: tutti lo vogliono". Sciacca chiede un Consiglio comunale aperto contro la sete

L'appello degli agricoltori per salvare la campagna irrigua estiva: "Si rischia una catastrofe sociale"

16 Gennaio 2026, 19:30

Lago Arancio

Il lago Arancio

La crisi agricola del comprensorio del lago Arancio resta grave e approda ora alla richiesta formale di un Consiglio comunale aperto.

A chiederlo è Antonino Ciaccio, presidente dell’Associazione Agricoltori del Lago Arancio, che sollecita il presidente del Consiglio comunale di Sciacca Ignazio Messina a convocare con urgenza un confronto pubblico sulla gestione delle risorse idriche dell’unico invaso che alimenta le campagne della zona.

Il nodo è quello noto: lo spostamento dell’acqua verso la diga Garcia, una scelta che a opinione degli agricoltori senza misure compensative rischia di compromettere l’intera stagione irrigua estiva.

Come più volte denunciato, temono di ritrovarsi nei mesi cruciali senza la possibilità di irrigare, con conseguenze potenzialmente devastanti per produzioni, redditi e occupazione.

«Ogni rinvio significa intervenire quando il danno sarà già irreparabile - avverte l’associazione - rischiamo seriamente una catastrofe sociale».

Con la loro iniziativa vogliono coinvolgere istituzioni, sindaci, Consorzio di Bonifica Agrigento 3, Autorità di Bacino, deputati regionali e la cabina di regia per la crisi idrica.

Sulla stessa vicenda, Menfi ha già fissato la propria seduta per il 26 gennaio.

A sollecitare una convocazione immediata è anche l’assessore all’agricoltura di Sciacca, Francesco Dimino, che usa parole durissime: «Il lago Arancio è come la Groenlandia – dice - tutti lo guardano per le sue risorse, tutti lo vogliono».

Dimino riconosce l’emergenza idrica che colpisce la Sicilia, ma avverte che non si può sacrificare il comparto agricolo.

«Il rischio - aggiunge - è che quest’estate le campagne di Sciacca, Menfi, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belice, Castelvetrano e Partanna restino senz’acqua non per mancanza della risorsa, ma per scelte politiche non accompagnate da soluzioni strutturali».

Dimino denuncia inoltre l’assurdità di migliaia di metri cubi d’acqua che ogni anno finiscono in mare.