il caso
La condanna di Raspanti: «Calpestata la dignità dei nostri cari defunti»
Veglia di riparazione nella chiesa Madre per lo scempio al cimitero di Aci Catena. Rimosso il direttore, dagli scavi è emersa una testa di bue
Alla veglia di riparazione di giovedì sera, nella parrocchia santuario della Matrice, in seguito allo scempio scoperto al cimitero di Aci Catena, il vescovo, mons. Antonino Raspanti, con toni pacati, ma decisi ha spronato la comunità e le istituzioni catenote, al rispetto dei defunti, richiamando i valori cristiani delle sepolture.
Gli atti dissacratori perpetrati al Camposanto hanno scosso l’intera collettività, presente in massa nel luogo di culto per ascoltare il Pastore della Diocesi acese. Parole forti e di condanna, pronunciate durante l’omelia: «La dignità dei nostri cari defunti calpestata - ha sottolineato il presule - e per tale ragione credo che ognuno di noi si sia sentito ferito, riportando l’esempio dei lager nazisti e della “Banalità del Male”, citando alcuni scrittori sulle atroci narrazioni che hanno segnato il Novecento».
«Il cadavere vilipeso ci conduce al male - chiosa Raspanti - siamo ridotti ad animali. A bestie, nella negazione della dignità. Che cosa c’è di più debole di una salma e di esecrabile quanti speculano sul dolore?. Atti dissacranti, commessi nel nostro cimitero, di cui non conosceremo mai l’identità, consegnandoli a Dio attraverso la preghiera, affinché il Signore - conclude il vescovo di Acireale - non ci renda parolai, facili a condannare e pronti a razzolare male».
Parole che dal pulpito della chiesa della Madonna della Catena, risuonavano come monito verso le istituzioni. In prima fila, la sindaca Margherita Ferro e alcuni esponenti della politica cittadina. Non è passata inosservata la presenza del comandante della Compagnia dei carabinieri di Acireale, capitano Domenico Rana, titolare dell’inchiesta che ha scoperchiato la mala gestione del Camposanto, da cui continuano a emergere particolari sconcertanti.
Dagli scavi nella discarica illegale, in cui erano state rinvenute bare, casse in zinco e decine di resti umani, ad una profondità di circa tre metri è stata recuperata anche una testa di bue e svariate tonnellate di materiale di risulta, scaricato nel corso dei decenni ai margini del torrente Lavinaio-Platani.
Terra consacrata violata nel disprezzo assoluto della sacralità del luogo. Intanto, sul fronte delle indagini, è previsto per la prossima settimana l’intervento della Sis, Sezione investigativa scientifica, dell’Arma incaricata di esaminare i resti dell’Ossario, non catalogati di cui si sono smarriti i registri.
Dall’analisi del Dna, potrebbero venire fuori identità occultate di casi irrisolti di “lupara bianca”. Tra i primi provvedimenti adottati dall’Amministrazione, spicca la rimozione del direttore del cimitero, Alfio di Grazia, indagato insieme al suo predecessore, Alfio Gulisano, alla prima cittadina, Ferro, all’ex assessore ai Sevizi cimiteriali, Pippo Sciacca, al vicesindaco e attuale titolare delle deleghe cimiteriali, Andrea Licciardello e al dirigente dell’Area tecnica, ing. Alfio Grassi, di “vilipendio di cadavere e deposito incontrollato di rifiuti”.
In fase di approfondimenti investigativi le criticità strutturali riscontrate in alcune aree cimiteriali, finite sotto sequestro e le gravi irregolarità nella sepoltura delle salme. Mentre sarà compito dell’Arpa di Catania verificare l’inquinamento della falda acquifera.
E torna a chiedere le dimissioni della sindaca, il Partito Democratico, con una nota congiunta, sottoscritta dalla federazione provinciale e dal circolo cittadino, che parla di condotte oscene in uno stato di abbandono generale.
«Bisogna evitare - dichiarano i segretari provinciali, Giuseppe Pappalardo e Michele Bottino (della segreteria locale) - che ancora una volta nella nostra provincia la magistratura arrivi prima della politica».