17 gennaio 2026 - Aggiornato alle 09:57
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L'udienza

«Barreca infermo di mente», la Bruzzone conferma la tesi sulla strage di Altavilla

La criminologa sentita ieri in udienza in corte d’Assise

Luigi Ansaloni

17 Gennaio 2026, 07:43

La criminologa Roberta Bruzzone

Roberta Bruzzone

Udienza ieri mattina in Corte d'Assise per il caso della strage di Altavilla. Sono stati sentiti Roberta Bruzzone, psicologa e criminologa, e Alberto Caputo, dottore ricercatore in Psichiatria e Scienze Relazionali presso l'Università degli Studi di Milano, in qualità di consulenti nominati dalla difesa di Giovanni Barreca.

Entrambi hanno confermato senza esitazioni la tesi dell'infermità mentale dell'imputato, reo confesso di aver partecipato agli efferati delitti in cui furono uccisi la moglie Antonella Salamone e i figli Kevin, di 16 anni, ed Emmanuel, di soli 5 anni. La loro valutazione è contenuta in una memoria già depositata agli atti, che esclude margini di dubbio sull'infermità mentale di Barreca al momento dei fatti. La posizione espressa dai consulenti della difesa non è isolata. Anche tre dei quattro periti nominati dal GIP di Termini Imerese hanno concluso per un quadro di infermità mentale non suscettibile di smentita. Di segno parzialmente diverso la valutazione del consulente del pubblico ministero, risentito anch'egli in udienza, che ha parlato di semi-infermità, pur riconoscendo che Barreca, al momento dei fatti, non fosse lucido.

Di diverso avviso i consulenti della parte civile, i quali sostengono la piena capacità di intendere e di volere di Barreca, pur in presenza di un disturbo della personalità. Il fulcro del dibattimento resta dunque la definizione del grado e della natura dell'alterazione psichica nei momenti delle torture e delle sevizie che hanno condotto alla morte delle vittime. Proprio su questo punto il presidente della Corte d'Assise ha insistito con numerosi quesiti, chiedendo ai consulenti come sia possibile distinguere il fanatismo religioso da una condizione di follia tale da rendere un soggetto incapace di intendere e di volere: un discrimine decisivo sul quale si gioca una parte centrale del processo.