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Il centro

Violenza sulle donne, i dati 2025 a Catania: 369 casi presi in carico da Thamaia

I primi ingressi al centro antiviolenza aumentano, ma è un segnale da considerare in positivo in quanto sintomo di fiducia nel sistema

17 Gennaio 2026, 07:24

Violenza sulle donne, i dati 2025 a Catania: 369 casi presi in carico da Thamaia

Il report annuale del Centro Antiviolenza Thamaia, elaborato con il contributo dei 25 enti istituzionali, sanitari, giuridici e sociali che ne fanno parte, e presentato all’ospedale Cannizzaro, parla di una costante emersione del fenomeno della violenza sulle donne. Nel 2025 le donne che si sono presentate al centro sono state 369, in crescita sul 2024. A crescere sono stati soprattutto i primi contatti, ben 249, più 120 donne già seguite in anni precedenti. Un dato che le operatrici di Thamaia considerano non come espressione di aumento di violenza, ma di una maggiore emersione grazie alla «capacità dei servizi integrati di intercettare il bisogno e di generare fiducia».

Il report conferma che le violenze contro le donne sono un fenomeno strutturale. Vengono perpetrate soprattutto in ambito affettivo e familiare. Nel 49,3% dei casi l’autore della violenza è il partner e nel 36,2% dei casi l’ex. Ma a fare violenza sono persino i padri, il 5,20%, e le madri, 2,30%. La fascia d’età più colpita è quella che va dai 18 ai 49 anni, e in particolare quella dai 40 ai 49 anni. Le donne non si rivolgono al centro in situazioni di emergenza, ma - nel 98% dei casi - prima che questa degeneri. Segno di una crescente fiducia per un sistema ritenuto «capace di ascolto, orientamento e presa in carico». La conoscenza del centro, e la decisione di accedervi, avviene attraverso reti informali, media, forze dell’ordine e numero 1522.

A questo esito concorrono anche le attività di prevenzione culturale del fenomeno cui Thamaia dà ampio spazio, a partire dai laboratori nelle scuole, ben 69 nello scorso anno e che hanno coinvolto oltre mille studenti e, con loro, insegnanti e famiglie. Da ricordare anche la campagna “Agata una donna che ha detto no!” in cui la Patrona è presentata come vittima di femminicidio e allo stesso tempo una donna che esprime forza e capacità di resistenza. Inoltre sono attivi due tavoli tecnici e corsi.

«Dati - commenta la presidente Thamaia Anna Agosta - che ci ricordano che il nostro impegno non deve arretrare e che sollecita politiche strutturali, interventi pubblici continuativi, risorse professionali riconosciute e una programmazione capace di superare frammentarietà e disuguaglianze territoriali». Thamaia porta avanti queste attività senza alcun sostegno pubblico, se non un piccolo contributo del distretto sociosanitario di Catania, Misterbianco e Motta. Questo significa che può contare solo sulla sua capacità di progettare e di concorrere ai bandi nazionali ed europei, una capacità che le operatrici, altamente specializzate, hanno, ma ciò non toglie che questo significa che sono precarie. Inoltre parte delle risorse da bandi sono destinate all’affitto della sede, caso unico in Italia e in Sicilia dove gli altri centri antiviolenza sono ospitati in immobili comunali o sottratti alla mafia. La mancanza di finanziamenti stabili limita anche il numero delle ore di apertura, oggi 25 ore settimanali, il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 8,30 alle 13 e martedì e giovedì dalle 13,30 alle 18,30. Il telefono è lo 0957223990. Nel 2012-14, quando grazie ad un progetto Pari Opportunità il centro era aperto 42 ore settimanali, i nuovi accessi erano 400 l’anno. Infine, senza fondi stabili Thamaia non può aprire una casa rifugio: anche questo sarebbe importante.