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il caso

Oasi Ohana sfida la Regione: "Non diventeremo un lager di cemento. Pronti a tutto per i nostri cani"

Fino a 200mila euro per restare aperti: il nuovo decreto regionale che minaccia di chiudere i rifugi siciliani

17 Gennaio 2026, 10:00

Oasi Ohana sfida la Regione: "Non diventeremo un lager di cemento. Pronti a tutto per i nostri cani"

Chiara Calasanzio

Dal rifugio “Oasi Ohana” di Santa Margherita Belice viene lanciato un appello diretto alla Regione Siciliana contro il decreto emanato lo scorso ottobre, che ridefinisce i requisiti strutturali delle strutture per animali.

È un modello pensato per strutture pubbliche o convenzionate, non per realtà sostenute solo da donazioni - afferma Chiara Calasanzio, fondatrice del rifugio belicino che ospita centinaia di cani – abbiamo stimato che adeguarsi costerebbe tra i 150 e i 200 mila euro, una cifra fuori portata per un rifugio che vive grazie al lavoro gratuito e al sostegno dei cittadini”.

Secondo i volontari, il provvedimento equipara i rifugi nati dal volontariato ai canili sanitari, ignorando differenze di missione, organizzazione e risorse.

Il decreto prevede standard molto rigidi: parcheggi, aree di carico e scarico, locali amministrativi, spogliatoi, ambulatori, zone di degenza uniformate, pavimentazioni industriali e persino congelatori per le carcasse.

Per i canili sanitari è previsto un adeguamento in cinque anni; per i rifugi volontari, invece, nessuna gradualità.

Temono inoltre che l’applicazione del decreto possa snaturare completamente la filosofia del rifugio: “Non diventeremo mai un canile – aggiunge Calasanzio – Oasi Ohana è un luogo basato su relazioni, recupero emotivo e libertà controllata. Trasformarlo in una struttura fatta di box e cemento significherebbe cancellare anni di lavoro e decine di adozioni riuscite”.

Il rischio, denunciano, è la chiusura di molte realtà volontarie in tutta la Sicilia, con un inevitabile aumento di abbandoni e animali senza tutela.

Per questo chiedono alla Regione di distinguere tra canili sanitari, rifugi e microstrutture, prevedendo percorsi differenziati e deroghe specifiche.

Se servirà – conclude una battagliera Calasanzio - metteranno i sigilli con noi dentro”.