English Version Translated by Ai
21 marzo 2026 - Aggiornato alle 22:20
×

il caso

Oasi Ohana sfida la Regione: "Non diventeremo un lager di cemento. Pronti a tutto per i nostri cani"

Fino a 200mila euro per restare aperti: il nuovo decreto regionale che minaccia di chiudere i rifugi siciliani

17 Gennaio 2026, 10:00

Oasi Ohana sfida la Regione: "Non diventeremo un lager di cemento. Pronti a tutto per i nostri cani"

Chiara Calasanzio

Seguici su

Dal rifugio “Oasi Ohana” di Santa Margherita Belice viene lanciato un appello diretto alla Regione Siciliana contro il decreto emanato lo scorso ottobre, che ridefinisce i requisiti strutturali delle strutture per animali.

È un modello pensato per strutture pubbliche o convenzionate, non per realtà sostenute solo da donazioni - afferma Chiara Calasanzio, fondatrice del rifugio belicino che ospita centinaia di cani – abbiamo stimato che adeguarsi costerebbe tra i 150 e i 200 mila euro, una cifra fuori portata per un rifugio che vive grazie al lavoro gratuito e al sostegno dei cittadini”.

Secondo i volontari, il provvedimento equipara i rifugi nati dal volontariato ai canili sanitari, ignorando differenze di missione, organizzazione e risorse.

Il decreto prevede standard molto rigidi: parcheggi, aree di carico e scarico, locali amministrativi, spogliatoi, ambulatori, zone di degenza uniformate, pavimentazioni industriali e persino congelatori per le carcasse.

Per i canili sanitari è previsto un adeguamento in cinque anni; per i rifugi volontari, invece, nessuna gradualità.

Temono inoltre che l’applicazione del decreto possa snaturare completamente la filosofia del rifugio: “Non diventeremo mai un canile – aggiunge Calasanzio – Oasi Ohana è un luogo basato su relazioni, recupero emotivo e libertà controllata. Trasformarlo in una struttura fatta di box e cemento significherebbe cancellare anni di lavoro e decine di adozioni riuscite”.

Il rischio, denunciano, è la chiusura di molte realtà volontarie in tutta la Sicilia, con un inevitabile aumento di abbandoni e animali senza tutela.

Per questo chiedono alla Regione di distinguere tra canili sanitari, rifugi e microstrutture, prevedendo percorsi differenziati e deroghe specifiche.

Se servirà – conclude una battagliera Calasanzio - metteranno i sigilli con noi dentro”.