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Ciclone in arrivo

Maltempo, le aree più vulnerabili della provincia di Siracusa: mappa dei punti critici e precedenti

Il quadro dei luoghi più fragili diventa il filo conduttore per raccontare emergenze ambientali, disagio sociale e resilienza delle comunità locali

Massimo Leotta

17 Gennaio 2026, 10:49

Maltempo, le aree più vulnerabili della provincia di Siracusa: mappa dei punti critici e precedenti

All’alba, davanti allo schermo di un cellulare, una mappa punteggiata di segnalini rossi lampeggia: sottopassi, foce di fiumi, strade provinciali esposte a frane, tratti costieri aperti alle mareggiate. Non è un videogioco: è la “geografia della vulnerabilità” che i tecnici della Protezione civile e i Comuni del Siracusano aggiornano a ogni perturbazione, mentre la popolazione impara a riconoscere quei luoghi dove spesso l’acqua torna a chiedere spazio. Questa volta l’avviso è arrivato con un preallertamento formale ai sindaci: una fase di maltempo intensa, con venti di Levante e Scirocco e mareggiate lungo la costa ionica, prevista dalle prime ore di lunedì 19 gennaio e per martedì 20. È un linguaggio asciutto, ma significa cose molto concrete per la provincia di Siracusa.

L’avviso che cambia il passo: cosa c’è scritto nel preallertamento

Il messaggio diffuso dal Dipartimento regionale della Protezione Civile — firmato dal dirigente Salvo Cocina — è esplicito: si chiede ai Comuni di attivare “con immediatezza” le proprie strutture, presidiare i “punti critici soggetti a rischio idrogeologico”, aprire i COC e informare la popolazione. L’elenco operativo comprende sottopassi, impluvi, torrenti, attraversamenti stradali, alberature e cartellonistica messi a dura prova dai venti di burrasca da est, oltre alle aree esposte a mareggiate. È un “allertamento preventivo” in attesa degli avvisi meteo ufficiali, motivato dalla possibilità di “severi eventi idrogeologici avversi”. Per il Siracusano, costa ionica e pianure fluviali sono la combinazione che fa alzare il livello di attenzione.

Una cornice più ampia: perché queste allerte contano sempre di più

Negli ultimi anni, la fotografia nazionale del rischio è cambiata: secondo l’ISPRA, nel 2024 la superficie a pericolosità per frana dei PAI è cresciuta in Italia fino a coprire il 23% del territorio, con un incremento in Sicilia di circa il 20,2% rispetto al 2021. Aumenta anche la quota dei comuni esposti a frana, alluvione ed erosione costiera: oltre il 94%. La piattaforma IdroGEO consente oggi di visualizzare — fino al dettaglio comunale — le aree a pericolosità idraulica e geomorfologica che incrociano pianure fluviali, versanti fragili e litorali in arretramento: un patrimonio di dati che, tradotto sul campo, vuol dire sapere prima dove l’acqua può debordare o la roccia cedere.

Una memoria recente che pesa: quando l’acqua ha dettato legge

Nel Siracusano, la memoria va al ciclone Apollo (fine ottobre 2021): Augusta isolata con 75 mm di pioggia in poche ore, strade e svincoli chiusi, canali in piena, persone che, alla Fanusa, si muovevano in canoa nei viali allagati. In quei giorni furono segnalati allagamenti su via Ermocrate, a Targia (ingresso nord della città) e nella zona Pantanelli; interruzioni su ex SS114 e provinciali verso Ferla e Canicattini. Lo stato di emergenza venne esteso, con una prima stima di decine di milioni di euro tra interventi urgenti e strutturali. Quelle mappe, di fatto, si sono scritte con gli episodi: sottopassi, foci e viabilità secondaria mostrano i loro limiti quando piove troppo a lungo o troppo forte.

Siracusa città: la pianura dei fiumi e i varchi del mare

  • Le aree di contrada Pantanelli e dell’asse Laganelli fino a via Elorina sono tra i “classici” punti di ristagno e tracimazione quando l’Anapo s’ingrossa o la rete minore si satura. Più volte, in occasione di allerte rosse, la Polizia municipale ha dovuto chiudere la strada Pantanelli (lato Maremonti e lato via Elorina), la SP4 Laganelli, traverse come Cozzo Pantano e Landolina, e il passaggio su Capocorso verso Belfronte per prudenza idraulica. È una topografia che, in poche ore, può trasformare le rotte di pendolari e mezzi di soccorso.
  • Alle porte nord, la contrada Targia va in sofferenza con precipitazioni brevi ma molto intense: non sono rari i blocchi del traffico e le auto in panne. Nel tessuto urbano, tra viale Tica, Epipoli e viale Regina Margherita, forti rovesci hanno provocato allagamenti diffusi anche nel novembre 2025. Qui contano tanto le griglie di raccolta e la pulizia dei canali, quanto i divieti dinamici di sosta nei punti più depressi.
  • Sul fronte costiero, tra Capo Ognina, Fontane Bianche e la Fanusa, le mareggiate e l’erosione possono portare a chiusure preventive, come accaduto in traversa Capo Ognina, e a rotture localizzate di muri a secco e muretti paraonde. La SP104 Carrozzieri–Milocca–Ognina–Fontane Bianche è già stata chiusa in passato per lo straripamento del torrente Mortellaro. Un tassello che ricorda quanto torrenti minori e onde di tempesta possano combinarsi con effetti rapidi sulla viabilità.

Il Comune ha reso pubblico il proprio Piano di Protezione Civile, con numeri utili, aree di emergenza e relazioni su rischio idrogeologico, tsunami, incendi e industriale: informazioni da ripassare in giorni tranquilli, perché utili quando arriva la pioggia.

Priolo, Melilli, zona industriale e la cerniera con l’autostrada

La zona a nord del capoluogo combina due vulnerabilità: la presenza di infrastrutture stradali cruciali ed estese aree industriali esposte a vento e pioggia intensa. Più di una volta, ex SS114 e svincoli tra Melilli e Priolo Sud sono stati chiusi per allagamento, con traffico deviato e code. È un imbuto per tutta la fascia nord della provincia; in notturna la prudenza raddoppia. Nel 2020, perfino un tratto dell’autostrada Siracusa–Catania venne chiuso tra Melilli e Priolo per acqua in carreggiata. In questo quadrante, mareggiate e vento forte sollecitano anche strutture leggere, pannellature e cartellonistica, motivo per cui gli avvisi insistono su controlli e messe in sicurezza.

Augusta e Agnone: tra onde, vento e foci

Il fronte costiero di Augusta è una lama esposta ai venti orientali. Durante Apollo, l’acqua invase aree della città e la frazione di Agnone, mentre la SS114 chiudeva tratti strategici. Quando soffia Scirocco e i rovesci insistono, allagamenti e trasporto di detriti impongono interventi continui di volontari e operatori comunali. Il rischio si moltiplica vicino alle foce e alle aree pianeggianti retro-costiere. Non a caso, nel recente preallertamento regionale di gennaio 2026, le mareggiate sulla costa ionica sono elemento-chiave del quadro previsionale.

Lentini, Carlentini e il sistema San Leonardo–Gornalunga–Biviere

Pioggia a monte, esondazioni a valle: è la regola dei grandi bacini. Il San Leonardo, con affluenti come Reina, Ippolito, Barbajanni e connessi canali, è più volte straripato interrompendo la SS194 e varie provinciali; il Gornalunga ha richiesto opere di manutenzione e ripristino degli alvei. La Regione e l’Autorità di bacino hanno finanziato interventi di pulizia, sagomatura, opere sulle paratie e messa in sicurezza: cifre da 2,4 milioni di euro complessivi per tre corsi d’acqua nel Siracusano e, più nello specifico, atti autorizzativi nel 2025 per ripristinare tratti del fiume Costanzo tra Francofonte e Lentini. Anche nel centro storico di Carlentini si lavora su versanti a rischio R4 con un cantiere da 1,2 milioni per consolidare il costone. Qui l’allerta si traduce spesso in chiusure di scuole e luoghi pubblici quando i bollettini virano sul rosso.

Noto, Avola e il sistema dei canyon: quando i torrenti accelerano

Verso sud, i Monti Iblei consegnano al mare un reticolo di forre e corsi d’acqua rapidi: il Cassibile — che incide la Riserva di Cavagrande — scarica verso un litorale basso e turistico, dove i torrenti minori possono trasformarsi in trappole per la viabilità secondaria. I Comuni hanno registrato negli ultimi anni danni da temporali estivi, con episodi intensi anche a Noto nel 2025, tali da attivare raccolte di segnalazioni per rimborsi. In città e costa, i primi 10–20 minuti di un nubifragio sono decisivi: allontanarsi dai sottopassi, spostare l’auto dalle “vie d’acqua” e non tentare guadi è più che una raccomandazione.

Pachino, Marzamemi, Portopalo: la frontiera delle trombe d’aria e delle mareggiate

Qui l’elemento dominante non è solo l’acqua a terra, ma l’aria. Negli ultimi anni si sono susseguiti eventi eolici severi, con trombe d’aria che hanno danneggiato coperture, reti elettriche e canali di raccolta delle acque bianche. A Portopalo due trombe d’aria hanno colpito tra il 2024 e il 2025 con danni a edifici pubblici e privati e nelle aree agricole di contrada Morghella; a Pachino allagamenti urbani e rurali si sono sommati a blackout. È una combinazione (vento più precipitazioni improvvise) che mette in crisi non solo i deflussi urbani ma anche le filiere agricole. A Marzamemi, l’affollamento estivo moltiplica i rischi logistici quando piove forte: segnale in più per piani di evacuazione di quartiere e informazione rapida.

Dati e mappe: dove guardare, cosa leggere

  • Le pagine ufficiali dei Comuni, come quella del Comune di Siracusa, offrono il Piano di Protezione Civile con le tavole cartografiche e la “Relazione rischio idrogeologico e idraulico”, oltre ai numeri diretti della sala operativa (0931 449211) e al numero verde (800 187500). È utile fissare nella rubrica questi contatti e consultare le schede “cosa fare in caso di rischi”.
  • La piattaforma nazionale IdroGEO dell’ISPRA permette di geolocalizzare le aree a pericolosità P1–P4 e i corridoi di piena. Incrociando questa mappa con la propria quotidianità (casa, scuola, lavoro) si ottiene un “piano personale” di prevenzione. Il nuovo rapporto sul dissesto mostra un aumento delle superfici mappate, segno di un monitoraggio più fine: crescita della conoscenza che deve tradursi in comportamenti, dalla pulizia dei tombini condominiali alla scelta di parcheggio quando è previsto scirocco.
  • L’Autorità di Bacino della Sicilia ha avviato l’aggiornamento delle mappe di pericolosità idraulica con un investimento di 870.000 euro su 70 Comuni, per aggiornare PAI e PGRA entro il 4 novembre 2026. È un cantiere di conoscenza che interessa anche il Siracusano e che punta a restituire tavole di dettaglio utili per i piani comunali e per i cantieri di mitigazione.

Cronologia minima delle ultime allerte: perché il 19–20 gennaio preoccupa

Dall’11 gennaio 2026, fra i comunicati nazionali si segnalavano già venti molto forti al Sud e in Sicilia. Il 16–17 gennaio 2026 la Protezione Civile regionale ha quindi scelto la via dell’“allertamento preventivo”, anticipando gli effetti attesi della nuova ondata: venti da Levante–Scirocco, mareggiate e precipitazioni abbondanti tra Etna e Peloritani, con ricadute anche lungo la costa ionica siracusana. Il messaggio, rivolto a sindaci e responsabili locali, chiede di presidiare “punti a rischio” e informare i cittadini. È una sequenza che aiuta a leggere i prossimi giorni: vento da est, onde alte e suolo già umido non promettono bene per sottopassi e foci.

Reportage dai “punti rossi”: cosa raccontano i luoghi

  • Via Elorina e innesti verso Pantanelli: in giornate di pioggia, l’acqua arriva dal basso e dai lati. Qui la segnaletica temporanea e i nastri di interdizione risparmiano spesso il peggio; fare inversione per tempo è una regola di vita. Quando il vento è forte, cartelloni e pali diventano un rischio aggiuntivo, come ha ricordato più volte la Polizia municipale con chiusure mirate.
  • Ingresso nord alla Targia: dopo i temporali di ottobre 2024, alcune auto rimasero bloccate nell’acqua. Qui la velocità di accumulo è la variabile critica: pochi minuti separano la normalità dall’impaludamento.
  • Tratti della ex SS114 vicino alla zona industriale e svincoli tra Priolo e Melilli: se l’acqua si accumula, la chiusura è quasi automatica. È già accaduto più volte negli anni scorsi, con deviazioni sull’autostrada e lunghe code. Quando la burrasca è in arrivo dai quadranti orientali, questo è uno dei primi tasselli che salta.
  • Fanusa, Ognina, Fontane Bianche: i residenti conoscono quella linea sottile tra mare mosso e mareggiate che “mangiano” i vialetti. La falesia e i tratti sabbiosi sono un sistema delicato: nel 2021 qui ci si spostava in canoa tra i viali allagati, un’immagine rimasta impressa nella memoria collettiva.
  • Biviere di Lentini e sistema San LeonardoGornalunga: quando a monte l’acqua corre, a valle le strade si interrompono. Interventi recenti su alvei e paratie mostrano come manutenzione e sorveglianza siano l’unico modo per guadagnare tempo durante le piene.
  • Pachino–Portopalo: il vento “cava” le coperture e rovescia alberi, mentre l’acqua mette in crisi canali e caditoie. Gli agricoltori hanno contato danni pesanti nel 2024–2025; i Comuni hanno dovuto mappare rapidamente le criticità per ripristinare viabilità e servizi.

Le persone e le istituzioni: il filo che tiene insieme prevenzione e risposta

Nel Siracusano, la catena operativa coinvolge molte maglie: dai volontari della Protezione civile comunale ai tecnici del Genio Civile, dall’Autorità di Bacino alle prefetture. Sui territori, la differenza la fanno i tempi: minuti che servono per chiudere un sottopasso, ore per svuotare un’area di sosta a rischio mareggiata, giorni per ripristinare un tratto arginale. Ma la differenza la fanno anche le decisioni politiche che finanziano mappe e cantieri: gli 870.000 euro per aggiornare le mappe di pericolosità idraulica su 70 Comuni siciliani e i cantieri da 2,4 milioni sui corsi d’acqua della provincia sono scelte che “rimappano” il rischio prima che arrivino i nuvoloni.

A Siracusa, la presenza di un Piano comunale strutturato, con relazioni su rischio idrogeologico, tsunami e industriale, e il lavoro coordinato con la Sala Operativa locale, è il punto di partenza per tradurre gli avvisi in azioni: chiusure mirate, messaggi sui canali istituzionali, presidi nei punti rossi. 

Piccola guida pratica: come leggere il territorio quando arriva lo Scirocco

  • Tenere d’occhio le aree a quota più bassa del quartiere: sono le prime a riempirsi. Un cartello “sottopasso allagabile” non è un’ipotesi remota: è successo e può risuccedere, specie con venti di Levante/Scirocco che sospingono il mare verso le foci.
  • Con piogge annunciate come “abbondanti”, meglio evitare spostamenti non essenziali verso la piana Anapo–Ciane, gli innesti di via Elorina e le traverse rurali (Capocorso, Belfronte, Cozzo Pantano). L’acqua arriva anche dalle reti minori e dai campi saturi.
  • Se il maltempo è guidato dal vento, mettere in sicurezza elementi leggeri su balconi e cortili; non sostare vicino a alberature e cartellonistica. Sono tra i primi elementi a cedere durante le burrasche.
  • In costa, attenzione a passerelle e vialetti a Ognina, Fontane Bianche, Fanusa: la mareggiata può erodere rapidamente appoggi e sedimi. Gli accessi vengono chiusi per evitare cedimenti o intrappolamenti.
  • Consultare i canali ufficiali: siti comunali, DRPC Sicilia, Protezione Civile nazionale e media locali per lo stato di allerte, strade e scuole. Nei giorni “caldi” gli aggiornamenti cambiano di ora in ora.

Conoscere i luoghi per anticipare i rischi

La provincia di Siracusa è un mosaico complesso: canyon iblei, pianure fluviali, coste basse e tratti rocciosi. Ogni tessera reagisce a modo suo al maltempo. Il preallertamento del 19–20 gennaio è l’ennesimo invito ad affinare uno sguardo “cartografico” della quotidianità: dove scolo, dove ristagno, dove il mare può spingersi oltre. Le storie locali — la canoa alla Fanusa, l’auto ferma alla Targia, il sottopasso chiuso tra Pantanelli e Elorina, la SS114 sbarrata verso la zona industriale, i campi allagati a Lentini, i tetti scoperchiati tra Pachino e Portopalo — non sono solo cronaca: sono coordinate su cui costruire il prossimo minuto di decisioni giuste. Perché, quando il cielo si apre, la mappa smette di essere un’astrazione e diventa una guida di sopravvivenza civile.