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Grand Stand Arena alla Favorita, il M5s attacca: «Scelta che penalizza le periferie e grava sulle casse del Comune»

Il movimento chiede di spostare la struttura in altre zone della città

Redazione Palermo

17 Gennaio 2026, 12:02

Grand Stand Arena, l'opposizione contro il Comune: «Palermo usata come deposito dell'usato di Roma»

Il Movimento 5 Stelle di Palermo torna ad attaccare sull'ipotesi di installare la Grand Stand Arena all'interno del Parco della Favorita, definendo l'operazione incoerente con le promesse di rigenerazione urbana e rischiosa per la tenuta finanziaria dell'ente. Dopo le risposte fornite dal Ministro dello Sport Andrea Abodi a un'interrogazione parlamentare presentata proprio su iniziativa del M5s, il consigliere comunale Antonio randazzo chiede di cambiare la destinazione dell'impianto.

«Come Movimento 5 Stelle - scrive Randazzo - siamo stati critici fin dall’inizio rispetto all’ipotesi di trasferire la Grand Stand Arena alla Favorita, e le risposte fornite in Parlamento dal Ministro Abodi all’interrogazione delle deputate Morfino e D’Orso confermano tutte le nostre perplessità. Il Governo richiama il cosiddetto “modello Caivano” e la necessità di rigenerare le periferie, ma nei fatti propone di collocare l’impianto nel centro della città, alla Favorita, tradendo completamente quella logica. «Se davvero si vuole parlare di rigenerazione sociale - prosegue la nota - è evidente che Borgo Nuovo e le periferie dovevano rappresentare la destinazione naturale dell’intervento, non l’ennesima scelta che penalizza quei territori. Ancora più grave è il profilo economico dell’operazione: il Ministro Abodi ha confermato che l’impianto è attualmente a noleggio fino al 31 dicembre 2028 e che il riscatto poteva avvenire tra due anni. L’anticipazione del riscatto nasce da esigenze di Roma, che non intende più utilizzare questa struttura, ma il costo viene scaricato interamente sul Comune di Palermo. Parliamo di oltre 6 milioni di euro che graverebbero su un bilancio comunale già in piano di riequilibrio finanziario, sottraendo risorse a servizi essenziali per i cittadini: manutenzione delle strade, illuminazione pubblica, scuole, servizi sociali. È inaccettabile chiedere ai palermitani di pagare un’operazione che serve prima di tutto a risolvere un problema di altri»

«L’operazione - scrive ancora Randazzo - avrebbe potuto avere un senso solo se inserita davvero in un percorso di rigenerazione delle periferie: in passato si era parlato di Caivano e del Parco Tindari a Borgo Nuovo. Lì l’impianto avrebbe potuto rappresentare uno strumento di inclusione e riscatto sociale, fermo restando che gli oneri del riscatto e del trasferimento avrebbero dovuto essere sostenuti dal Governo, non dal Comune. Un passaggio, però, va sottolineato: lo stesso Ministro Abodi ha chiarito che la localizzazione definitiva dell’impianto non è ancora stata stabilita e che, in fase di progettazione esecutiva, esiste ancora la possibilità di cambiare destinazione. Il Sindaco Lagalla non ha quindi alibi: se vuole può ancora cambiare la destinazione dell’impianto e, se intende parlare seriamente di riqualificazione urbana e sociale, abbia il coraggio di scegliere le periferie, come Borgo Nuovo, Zen e Sperone, Villaggio Santa Rosalia dove esistono aree F3 destinate per attrezzature sportive»