17 gennaio 2026 - Aggiornato alle 16:20
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il racconto

Una domenica al lago Maulazzo, se la fiaba diventa un incubo per chi vuole camminare. «Un traffico peggio del centro di Catania»

Il gioiello del parco dei Nebrodi nei giorni festivi viene preso d'assalto da auto, moto e camper. L'esperienza di chi pensava di godersi la natura. Le associazioni: «Servono controlli e limitazioni»

Salvo Catalano

17 Gennaio 2026, 15:07

15:17

lago maulazzo

È vero, c'è tutto per essere una favola. Il bosco di querce, un lago incastonato tra alberi secolari a 1500 metri di altitudine. E molto spesso in questa stagione, la neve a coprire tutto di bianco (anche se no, in questo inverno ancora lo specchio d'acqua non si è mai ghiacciato del tutto). Eppure il lago Maulazzo, gioiello del parco dei Nebrodi in territorio di Cesarò, può diventare un incubo per chi lo sceglie semplicemente con l'idea di camminare, godersi una natura ancora selvaggia e generosa nell'angolo di Sicilia che vanta la migliore qualità dell'aria. «In una domenica di fine autunno ho portato per la prima volta al Maulazzo mia figlia di meno di un anno nel marsupio - racconta Alessandra, giovane escursionista catanese - e ho passato tutto il tempo fermandomi per far passare auto, moto, camper, a proteggerci dalla polvere e dallo smog. Altro che escursione in natura!».

Che l'assalto dei mezzi a motore lungo il sentiero non sia un caso isolato ma una pessima prassi, lo conferma anche Salvo Di Vincenzo, guida ambientale e volontario del soccorso alpino. «Succede sempre più spesso, soprattutto nelle domeniche e nei festivi». C'è un problema culturale di una larga fetta di escursionisti della domenica che non hanno alcun piacere a camminare. Ma usano il lago come meta per scampagnate, portandosi dietro barbecue, abbondanti scorte alimentari e persino tende. In una versione autunno-inverno dell'assalto agostano alle spiagge. Come racconta anche la giovane mamma: «Arrivati al lago, non ho potuto non vedere molti rifiuti abbandonati, jeep parcheggiate fin sulla sponda, fuochi accesi o resti di barbecue sotto gli alberi».

Cattive abitudini che - secondo Peppe Amato, del direttivo regionale di Legambiente - si sono estese dopo la pandemia Covid. «Si è scatenata una logica avulsa dal concetto di area naturale protetta, si pensa di poter sfogare il giusto bisogno di natura portando le modalità tipiche della città. Il problema è a tappeto in tutte le aree naturali protette siciliane».

lago maulazzo

Il lago Maulazzo ghiacciato nell'inverno dell'anno scorso

Raggiungere il lago Maulazzo è semplice: lasciata la strada statale 289 Cesarò-San Fratello, si imbocca la stradina che conduce a Monte Soro. Dopo qualche chilometro, sulla sinistra parte il sentiero che in circa due chilometri e mezzo raggiunge lo specchio d'acqua artificiale. Per poi proseguire verso l'altrettanto suggestivo Lago Biviere. «Si tratta di una regia trazzera regionale che in parte rappresenta anche la dorsale dei Nebrodi, per questo non può essere chiusa integralmente al traffico», sottolinea Di Vincenzo. «Però - aggiunge Amato - fatto salvo il diritto di transito dei proprietari dei terreni, si dovrebbero introdurre limitazioni, che significherebbe semplicemente fare rispettare le regole: nelle aree naturali protette, escluso le Statali e Provinciali, il traffico motorizzato è vietato eccetto per i proprietari». Per Di Vincenzo, una soluzione parziale potrebbe essere «introdurre un biglietto di ingresso di pochi euro solo per le auto, per disincentivarne l'uso e raccogliere dei fondi da riutilizzare nella manutenzione del Parco, visto che l'ente lamenta sempre di essere senza soldi».

Nel recente passato carabinieri e polizia sono intervenuti per multare le auto in sosta selvaggia ai bordi della strada asfaltata, dove inizia il sentiero. «C'è un gigantesco problema di controllo del territorio - continua l'attivista di Legambiente - abbiamo un corpo forestale ridotto ai minimi termini. Abbiamo distaccamenti fatti da tre persone, la maggior parte delle quali prossimi alla pensione e con problemi di salute. Il parco dei Nebrodi era l'unico ad avere un suo corpo di guardia parco, che però sono stati trasferiti al corpo forestale e di fatto non c'è chi controlla».