Mobilità
Catania, la città con più auto d'Italia, vuole diventare "smart": milioni di euro per la guida autonoma
Cinque progetti del Comune promettono una rivoluzione totale e "bici centrica" del traffico urbano. Ma anche Unict è pronta a partite con la sua iniziativa Trust, come spiega il prof. Salvatore Cafiso
La via Tempio in versione "smart city"
Catania è la città con più auto per abitante d’Italia: ce ne sono 8 ogni 10 abitanti. E sono anche tra le più vecchie d’Italia, con oltre 13 anni di vita “media”, contro quella nazionale che è poco superiore a 11 anni. Le conseguenze di questo parco veicoli non aggiornato sono note: traffico congestionato - anche per la presenza giornaliera di tanti pendolari dai paesi etnei -, pochi parcheggi liberi, e più in generale qualità della vita urbana ai minimi nazionali, come sottolineato dalle classifiche di fine anno di Sole 24 ore e Italia Oggi.
Le infrastrutture "smart" già presenti
Eppure la città crede a un futuro diverso, un futuro da “smart city”. Lo scorso settembre Italia Digitale ha tenuto in città uno dei suoi “tour” per illustrare i vantaggi di una città che può superare le sue criticità grazie al digitale, che significa poter avere servizi facilmente fruibili, anche senza spostarsi fisicamente da casa, e soprattutto burocrazia più snella. Per farlo servono le tecnologie adeguate. E Catania, in realtà, le ha: le torri di comunicazione per portare la connettività wireless praticamente ovunque, anche in metropolitana - come comunicato a settembre da Inwit - sono già circa 400 in città. A queste si aggiungono decine di telecamere, i varchi automatizzati delle Ztl e parcheggi, come l’ultimo aperto di piazzale Famà, che sono pronti a consentire un accesso automatizzato. In questo quadro infrastrutturale si inseriscono investimenti che vanno nella direzione “smart”. Ce n’è ad esempio uno, denominato “Smart wide”, che ha l’obiettivo di dematerializzare i processi all’interno dell’amministrazione comunale. Ma quelli che avranno un impatto più generalizzato sono certamente quelli per rendere la mobilità più moderna. Con un presupposto di fondo: la città dovrà avere sempre meno auto in circolazione. Si tratta di piani che sono ormai sulla carta da anni, ma che in questi primi giorni del 2026, dal punto di vista amministrativo, hanno visto importanti novità. Sono cinque progetti di fattibilità tecnica per realizzare a Catania una dorsale di ben cinque “smart road” finanziate con fondi del ministero delle Infrastrutture e Trasporti, in particolare per le tratte: da piazza Europa a piazza dei Martiri (9,57 milioni previsti); da piazza Europa al parcheggio scambiatore Aci Castello (20 milioni); da Faro Biscari all’aeroporto passando per via Acquicella Porto (1,79 milioni); dalla Cittadella e circonvallazione all’asse dei viali con nodo su Monte Po (7,5 milioni) e da piazza dei Martiri al Faro Biscari (20 milioni). Un adeguamento delle infrastrutture che prevede autobus a guida autonoma, hot spot per la comunicazione dei dati in tempo reale, il potenziamento delle reti ciclabili e soprattutto un “cordone verde” che promette di rivoluzionare volto e fruizione delle strade cittadine.

I progetti lanciati nel 2021
Sono idee progettuali che risalgono al 2021 - l’amministrazione era quella di Salvo Pogliese, poi l’iter venne seguito dal commissario straordinario Federico Portoghese - e che oggi vedono in pagamento, con provvedimenti della Direzione Urbanistica, le fatture agli studi di ingegneria che se ne sono occupati. 182mila euro (iva e oneri inclusi) andranno a Sertec Engineering Consulting S.r.l per la tratta da piazza Europa a piazza dei Martiri, mentre l’ing. Rosario Garozzo riceverà il pagamento di tre fatture per altrettanti progetti, ovvero rispettivamente 113mila euro per la tratta dalla Cittadella a Monte Po, altrettanti per la tratta da Aci Castello a piazza Europa e 107mila euro per quella dal faro all’aeroporto.
Al momento manca quindi il tratto da piazza dei Martiri al Faro Biscari, una “smart road” da 3,7 km. Come spiegano dalla Direzione Urbanistica, qui l’iter è stato più complesso: la cifra in ballo per la progettazione - 650mila euro - ha richiesto l’indizione di una gara europea per l’assegnazione, espletata a dicembre. L’esito dovrebbe arrivare comunque nei prossimi giorni, forse già martedì 20 gennaio.

Il professor Cafiso con due ricercatori
Trust, la soluzione contro i pericoli di Unict
In attesa di un esito della gara, che vedrà poi in circa sei mesi confluire le implementazioni all’interno del Pgtu (il Piano generale del Traffico urbano), anche l’università di Catania si muove per rendere “smart” le strade cittadine. A fine ottobre la giunta ha approvato su richiesta della Direzione Corpo polizia municipale l’adesione al progetto “Trust”, acronimo di “Traffic Risk Understanding and Safety Technologies”. Si tratta di un impegno non oneroso per il Comune che entra a far parte di una partnership - composta oltre che dal Comune anche da Xenia Network Solutions, Università, Sielte e il capofila Iter, spin-off dell’ateneo - creata ad hoc per chiedere alla Regione fondi europei nell’ambito dell’Azione 1.1.1a del Po Fesr Sicilia 2021/2027. Se verrà approvato si realizzerà un «sistema di monitoraggio della rete stradale in aree ad alto rischio di incidente e per la prevenzione attiva della sicurezza della circolazione», si legge nel documento sottoscritto.
Responsabile scientifico del progetto Trust è il professor Salvatore Damiano Cafiso, ordinario di Strade Ferrovie e Aeroporti al Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura, che spiega: «il progetto Trust ha l'obiettivo di sviluppare innovative soluzioni di comunicazione tra gli utenti e l'infrastruttura stradale, a supporto della sicurezza dei ciclisti. L'idea non è nuova, ma l'applicazione è innovativa, nel senso che sono delle soluzioni ancora non presenti e diffuse, che si basano sull’utilizzo del sistema di telecamere, di cui Catania come molte città ormai si è dotata, integrandolo con altre infrastrutture digitali e di comunicazione».

Gli allarmi direttamente ai veicoli. O negli smartphone
Per realizzare questo nuovo sistema di monitoraggio le telecamere in città, spiega ancora Cafiso «svolgeranno il ruolo di monitorare il traffico, individuare la presenza dei veicoli, tracciarli e prevederne le traiettorie, in anticipo di alcuni secondi critici rispetto ad una possibile collisione». Il risultato concreto sarà un messaggio di pericolo inviato al veicolo, che sia una bici un’auto o qualsiasi altro. Nel prossimo futuro infatti, nonostante il lento rinnovamento del parco veicoli in città, sempre più mezzi saranno dotati di sistemi automatici per il rilevamento pedoni, frenata d’emergenza, controllo dell’angolo cieco e altri sistemi di guida automatizzata. Nell’attesa però i messaggi potranno arrivare al dispositivo che tutti abbiamo già, lo smartphone.
Il tutto, prosegue il docente «diventa estremamente utile in incroci complessi in cui ci sono limitazioni di visibilità dove la sola percezione umana non è in grado di prevedere ed evitare il pericolo». Il progetto si occuperà quindi dell’implementazione di questi sistemi: sperimentazioni e simulazioni per valutarne la fattibilità sono del resto già state effettuate. Sarà quindi, esattamente come per le “smart road” in corso di progettazione da parte del Comune, ambizioso nelle sue applicazioni, ma di grande interesse sia per le ricadute sulla sicurezza stradale che per lo sviluppo di innovazione tecnologica, conclude il prof. Cafiso.